Katya Maugeri

Trasformare la propria immagine, modificarla, modellarla seguendo canoni stabiliti. Da chi? Dalla pubblicità che esige “donne” bambole in perfetta armonia con altre bambole, vestite con lo stesso abito, con capelli raccolti allo stesso modo, tacco 12, borsa con sfumature cromatiche in totale sintonia con l’outfit stabilito – ovviamente con marca ben in evidenza – e poi ci sono loro, loro non posso intromettersi in questo quadro perfetto. Non possono assolutamente invadere e interferire con il percorso verso la “perfezione”, loro quei 6-7 chili di troppo che – senza chiedere il permesso – si insinuano nella nostra vita mettendo in crisi ogni equilibrio effimero raggiunto con grande fatica. Tematiche che, fedeli, si ripresentano periodicamente nella vita di ogni donna. La trasformazione di se stessi – quando dettata da canoni esterni – equivale a un’uniformazione forzata, una trasformazione che mette in luce la fragilità del proprio carattere. E spesso, durante questa trasformazione, riusciamo ad incontrare quella parte di noi che nascondevamo bene in un angolo, proprio come Isabella Magri, protagonista del secondo romanzo di Virginia Scarfili, “Fuori di dieta”, edito da Rizzoli. L’autrice con ironia ma con immensa delicatezza ed eleganza conduce il lettore all’interno di preconcetti, paure e sogni da realizzare. La protagonista non riesce a convivere con quei chili di troppo, e attraverso “l’esperimento” – cura dimagrante da lei rinominata tale – riuscirà a comprendere le priorità della propria vita, mettendo ordine in quel caos che cela insicurezze di fondo. Isabella è un’aspirante giornalista che vorrebbe raggiungere grandi risultati e si vede catapultata dalla rubrica dei cuori solitari a recensire pietanze presso ristoranti della città in cui vive. Uno scherzo del destino che la vedrà alle prese con vicende che metteranno a dura prova la sua forza interiore ma che faranno emergere la personalità che ognuno di noi dovrebbe curare e difendere dagli attacchi esterni.

Una lettura spensierata, attenta, e molto riflessiva che affronta quesiti e dilemmi che caratterizzano – molto spesso – il genere femminile. In questa epoca, che tende a fabbricare cloni, dovremmo trovare quella forza di sentirci belle senza ricorrere all’omologazione!

La protagonista del tuo nuovo libro, Isabella Magri, “ha un enorme cruccio, quei 6-7 chili che non la fanno mai piacere abbastanza”, non siamo di fronte ad un disturbo alimentare ma ad una fragilità emotiva. Quanto incide, sulla maturità individuale, questa cultura discriminatoria dettata dai canoni “televisivi”?

 «Io credo che oggi giorno, per andare avanti in questa società, dove l’apparenza è la prerogativa principale del vivere quotidiano, bisogna avere davvero un carattere forte. Questa domanda si ritrova perfettamente con l’articolo finale che scrive la protagonista Isabella Magri, alla fine del suo “esperimento” nel percorso dimagrante. La nostra società ci impone un modello di bellezza femminile nel quale molte donne non si ritrovano fisicamente per mille motivi diversi: costituzione fisica, malattie genetiche che non ti permettono di essere magra, cibi a cui non riescono a rinunciare, vita quotidiana impossibile da gestire con un regime dietetico adeguato, poca forza di volontà, e potrei andare avanti ancora. La fragilità emotiva esiste in tutti noi, chi più chi meno, siamo tutti dipendenti dal pensiero dell’altro, abbiamo bisogno del consenso dello sguardo altrui, che si tratti di un parente o, peggio, di un estraneo. Sempre prendendo spunto dall’articolo finale, “accettiamo di avere gli occhi azzurri o neri, di essere alti o bassi ma non accettiamo i chili di troppo e siamo infelici senza conoscerne il vero motivo”. Magari, se non fossimo eternamente sotto lo sguardo degli “altri”, se la televisione non mandasse continuamente segnali di bellezza impossibile, ci piaceremmo pure con quei chiletti in più che fanno tanto “corpo sano”»

Quanto è importante delineare la personalità di un personaggio?

«Quando leggo un libro mi piace immedesimarmi nella storia e anche, ovviamente, nei vari personaggi che la rendono tale. È fondamentale delineare il carattere e la personalità dei personaggi in un libro per rendere la storia interessante e vera, anche se si tratta di un libro di fantasia, sono i personaggi che creano gli avvenimenti e se non sono perfettamente delineati si rischia di perdersi e non comprendere appieno la narrazione che l’autore ci propone. Anche i personaggi secondari vanno descritti in modo tale da far capire la personalità per avere una visione completa del romanzo. Per me è come quando conosci una persona nuova e sei interessata a sapere tutto della sua vita, attraverso il suo racconto capisci il modo di essere e, anche se, vis a vis ci sono i gesti, le espressione, il modo di parlare e gesticolare, in un libro tutto ciò si trova nella descrizione del personaggio che, se fatta bene, non solo non annoia ma a volte un personaggio secondario piace più del principale. Io, per esempio, sono affezionatissima al personaggio di Bea nel mio libro, che è secondario ma anche fondamentale per tornare alla domanda precedente».

“Si legge poco in questo Paese e si scrive troppo”, cosa ne pensi?

«Prima della mia prima pubblicazione non avevo un’idea completa del mondo degli autori, e non ce l’ho nemmeno adesso, ma in questo ultimo anno ho conosciuto talmente tante persone che scrivono che forse il detto non sbaglia del tutto, ma posso assolutamente dirti che esiste anche una gran fetta di lettori, me compresa, che non riescono a trascorre più di due giorni senza leggere un libro, poi ovviamente le incombenze quotidiane ti portano a non avere abbastanza tempo per farlo ma la paginetta serale della buonanotte ci sta sempre e quindi “Si legge poco e si scrive troppo” non lo metterei tra i proverbi secolari anche perché spesso chi scrive legge pure, almeno questo è quello che vedo».

Credi che in Italia sia più importante una buona critica o un assillante passaparola?

«Purtroppo non credo ma ne sono certa che un assillante passaparola è quello che esiste in Italia. Un libro va se la gente ne parla molto e in maniera assillante, in maniera positiva o negativa che sia. Ho letto recensioni bellissime di libri che nessuno calcola e che, a mio parere, meriterebbero la pubblicazione con tutti i crismi, ma non esiste il passaparola e quindi rimarrà lì solo per chi ha realmente voglia di leggerlo. A mio parere sarebbero eque entrambe le cose, perché una buona critica è sempre importante ai fini di un libro».

La tua protagonista segue imperterrita il suo “esperimento”, e Virginia per quale ideale non smetterà mai di lottare?

«Gli “ideali” cambiano crescendo. Da quando sono mamma, ormai da nove anni, le mie prospettive sono cambiate. Mio padre, però, mi ha insegnato che bisogna lottare per i propri sogni e non smettere di crederci mai anche se le difficoltà ti mettono con le spalle al muro. Sono d’accordo con mio padre e ho un sogno che spero un giorno si realizzi, ma che preferisco tenere stretto per me e dargli il giusto valore che merita».


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