Libri: Il commissario Mancuso alla ricerca del tesoro, arabo, perduto

di Katya Maugeri Foto servizio Vincenzo Musumeci

Raccontare la Sicilia attraverso storie avvincenti, divertenti e ricche di pathos, descrivendo la sua Sicilia in modo accattivante e affascinante, ancora una volta Carlo Barbieri non delude i lettori con il suo terzo giallo, “Il marchio sulle labbra”, Dario Flaccovio Editore, presentato nei giorni scorsi presso  la Masseria Carminello. A moderare l’incontro i giornalisti Daniele Lo Porto, direttore di Sicilia Journal e Giuliana Avila Di Stefano.  Una storia avvincente ambientata a Palermo tra luoghi dimenticati, che vede come protagonista il commissario Francesco Mancuso  e due delitti da risolvere.  “Mancuso nasce come protagonista del mio primo racconto, ma pian piano mi ha tirato a sé come se volesse vivere”, è così che l’autore presenta il suo commissario, Francesco Mancuso. I suoi personaggi sono reali, non rappresentano delle caricature, sottolinea Daniele Lo Porto, hanno dei caratteri ben delineati ed equilibrati, personaggi umani che conquistano il lettore creando quasi un legame con le loro vicende e i loro misteri. “Il marchio sulle labbra” è un vero e proprio viaggio nel tempo, tra passato e futuro, alla scoperta di un mondo che molti considerano diverso e lontano dalle proprie vite, un romanzo intriso di attualità di archeologia sovrapposta alla storia contemporanea, e “il rispetto per il mondo arabo derivato da una profonda conoscenza” dichiara Daniele Lo Porto, “Noi abbiamo dimenticato che cos’è la fede, loro no” afferma Barbieri. Un romanzo avvincente, ricco di colpi di scena che  porteranno il lettore a scoprire non solo l’assassino, ma anche la risposta ad affascinanti misteri custoditi da secoli e il legame con episodi  inquietanti dei nostri giorni.

– Il suo protagonista, il commissario Mancuso, è un uomo che ama il suo lavoro, un personaggio forte ma del quale si evince la solitudine. Sembra che voglia mettersi in gioco ma aspetta il momento giusto per farlo. Cosa teme il Commissario, quali sono i suoi limiti?

«Mancuso è solo, è vero, di una solitudine di cui sente il peso quando finisce la giornata e cena a casa con roba comprata fuori, consumata in un angolo del tavolo della cucina. Gli manca la presenza femminile nella vita,  ma non si accontenta del mordi e fuggi, o forse non se ne accontenta più: vuole la donna giusta, la “compagna per sempre”. In un’epoca in cui le conoscenze si fanno in discoteca e sulla chat, e il rapporto uomo-donna tende a essere superficiale e di poca durata, è spiazzato».

 

– Il romanzo è avvolto da una piacevolissima cornice storica. Archeologia, tradizioni e leggende.
Tutelare la memoria per costruire un futuro migliore?

«Direi qualcosa di più: conoscere il passato per capire il presente e prevedere  – e possibilmente gestire – il futuro.  Non a caso il giallo ha all’inizio quella brevissima frase-prefazione: “Perché niente avviene su cui il passato non abbia qualcosa da dirci”. Dal momento che l’essere umano è sempre lo stesso e tende a riprodurre meccanismi “seriali”, spesso un’occhiata alla storia ci aiuterebbe a capire quello che sta succedendo e come andrà a finire.  E invece quell’occhiata non la diamo, e magari rifacciamo gli stessi errori di cinquanta, cento o mille anni fa. Non so chi disse “L’esperienza insegue l’Uomo, ma L’uomo corre più veloce e non si fa raggiungere mai”».

– Le tematiche affrontate nel “Marchio sulle labbra” mettono in luce delle dinamiche attuali, il suo romanzo diventa così fonte di riflessioni e di approfondimento.  Ancora una volta è la realtà a prendere forma?

«La domanda è fortemente connessa alla precedente, e lo è anche la risposta: sì, la realtà prende forma e si rivela legata in un continuum al passato. Del resto la storia è come un film costituito da fotogrammi. Noi ne viviamo solo alcuni, magari del secondo tempo, e ci illudiamo di capire la trama e prevedere la fine senza sapere quello che è successo prima».

– Dare un volto al Commissario Mancuso, crede sarà possibile?

«Possibile ma non probabile. Possibile, perché proprio in questo momento un produttore sta leggendo i miei tre gialli (“Il marchio sulle labbra”, “Il morto con la zebiba” e “La pietra al collo”) e il primo mini-giallo con il commissario Mancuso (Pilipintò). Ma di romanzi che meriterebbero di essere portati sullo schermo ce ne sono tanti, mentre di serie televisive e film se ne fanno pochi.  Si vedrà».

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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