di Katya Maugeri

“Era il 26 marzo 1966, avevo compiuto da poco diciassette anni ed ero lì in via Buonriposo con quel ferrovecchio in mano per uccidere l’uomo che nel 1950 aveva ammazzato mio padre”.

Ritrovarsi dinanzi a un importante bivio: scegliere di premere il grilletto e rischiare di diventare un killer, uno di loro, a soli diciassette anni, o decidere di gettare via la pistola e continuare ad essere una brava persona tra i quartieri dell’Albergheria.libro del giorno - IO, KILLER MANCATO

È la storia di Francesco Viviano, giornalista di punta di Repubblica, un’autobiografia che mette in evidenza i percorsi che un ragazzino, in preda al desiderio di vendetta, può intraprendere.

Lo racconta in “Io, Killer mancato”, il suo nuovo romanzo, la sua autobiografia, presentata ieri alla Feltrinelli di Catania, incontro moderato dal giornalista Mimmo Trovato e dal magistrato Sebastiano Ardita.
La sua infanzia nei quartieri di una Palermo difficile, tra i quartieri dell’Alberghiera e al Villaggio Ruffini, accanto ad amici che nel tempo sarebbero diventati mafiosi. Suo padre venne ucciso perché fece l’errore di rubare alla persona sbagliata. Emerge tanta rabbia, ma anche tanta forza, rappresentata dalla figura materna la quale resiste al ricatto della mafia, anche quando – in condizioni disagiate l’assassino del marito si offre di riparare quanto accaduto, prendendosi cura di lei e di suo figlio. «Il sangue di mio marito non si vende» risponde decisa.
Una storia intrisa di rabbia: «Non sopportavo di essere orfano e povero per forza.
Quando sentivo qualcuno dire che la predisposizione alla delinquenza è genetica mi veniva da strangolarlo. Ero il figlio di un ladro ammazzato a ventidue anni, che andava a rubare per sfamare me e mia madre. Ero cresciuto dove molti erano costretti a infrangere la legge per sbarcare il lunario perché non avevano un lavoro, ma nel mio dna non c’era scritto “rapinatore”, “mafioso” o “killer”. Non volevo imboccare nessuna di quelle strade. Ma non era facile. Ogni giorno era una guerra». Durante l’incontro emerge – con tono orgoglioso e commosso – il ruolo di una madre alla quale deve tutto “mia madre, donna delle pulizie dove ha sede l’ Ansa di Palermo, riesce a farmi trovare un impiego come fattorino dell’agenzia, non volle mai il mio aiuto economico, nonostante le sue difficoltà fisiche, continuò a lavorare lì. Arrivò a pulire anche la mia scrivania. Era un modo per mantenere la sua indipendenza e per starmi accanto”. killer
Ribaltando il proprio destino diventa un grande giornalista, con Radiostampa, collaborando col Giornale di Sicilia e con L’Ora di Palermo. Nel corso della sua carriera, Viviano è riuscito a lanciare diversi scoop: la morte del collega Mauro De Mauro raccontata dal boss Francesco Di Carlo. La scomparsa del poliziotto Emanuele Piazza, uno degli agenti assunti dal Sisde per dar la caccia ai latitanti mafiosi e lasciati allo sbaraglio. Le carte del processo Andreotti , l’operazione alla prostata di Bernardo Provenzano a Marsiglia.  Visse l’anno in cui furono uccisi Pio La Torre e il prefetto Dalla Chiesa. Era il 1982. Sono gli anni in cui si forma il pool antimafia di Caponnetto, con i giudici Borsellino e Falcone. Tanti scoop realizzati grazie alle buone fonti, ma che talvolta gli hanno causato dei problemi:  perquisizioni subite, denunce da parte degli interessati. Il prezzo da pagare per aver scelto una strada piuttosto che un’altra, una realtà in cui il confine tra buoni e cattivi era molto effimero, era facile ritrovarsi a fianco di mafiosi o di amici di mafiosi, e per rinnovare la propria scelta occorreva una buona dose di coraggio e determinazione. “Io, killer mancato” è una storia di speranza, perché scegliere di cambiare il proprio destino è possibile, anche in una città come Palermo, in quegli anni difficili, periodo in cui un ragazzo decide di abbandonare la pistola, lasciarla cadere, scegliere un canale diverso per vendicarsi dai soprusi di una vita difficile, scegliere la giustizia lottando con l’utilizzo di un’arma diversa: l’informazione, la ricerca della verità, lo fa con coraggio, diventando un giornalista che scrive i fatti e racconta le storie del proprio paese, senza timore di attribuire i reali nomi alle persone coinvolte. “A Palermo siamo poco più di una decina a costituire una reale minaccia per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti”. La paura di doversi guardare le spalle, ogni sera, all’uscita dal lavoro, è il prezzo da pagare per un giornalista in terra di mafia, dove diventi scomodo per troppe persone. “Io, killer mancato”, è la storia di un ragazzo che ce l’ha fatta, di chi riesce a non cedere alla vendetta, riviviamo attraverso le sue descrizioni, gli anni che hanno caratterizzato le terribili guerre di mafia, il maxiprocesso nell’aula bunker dell’Ucciardone, gli omicidi Falcone e Borsellino, le grandi confessioni dei pentiti, l’arresto di Brusca, le rivelazioni sulla trattativa tra mafia e Stato. È anche la storia dell’amicizia con Peppe D’Avanzo, Mario Francese e Attilio Bolzoni.Francesco Viviano

Il ritratto della Sicilia e del suo degrado, delle sue debolezze, raccontate attraverso gli occhi di uno uomo che ha toccato con mano tale squallore, il ritratto di un ragazzo che sceglie di vivere a testa alta rifiutandosi di dover sopravvivere con la testa sotto la sabbia.

Un bivio. La sua vita poteva svilupparsi in maniera totalmente diversa, dopo tanti anni, cosa si sente di dire?

“Bacio ogni mattina per terra e mi dico “menomale che sono qui”. Mi sveglio e mi ritrovo a fare il lavoro che mi piace, è come essere scampato da una malattia. Mi dispiace solo che mia madre abbia goduto poco di questi risultati che devo, assolutamente a lei”.

La Palermo di oggi, offre qualche speranza ai giovani di oggi?

“Io, ci spero”.

Per compiere una scelta destinata a cambiare il proprio destino, quanto incidono il coraggio e la paura?

“La paura è fondamentale nella vita, se non hai paura non sei nessuno. Ad essere coraggioso non ci vuole niente. Ci vuole spesso più forza a non reagire che a reagire”.

Un giornalista, oggi, che approccio deve avere verso i professionisti dell’Antimafia?

“Io, non gli do importanza!”

Quale valore dobbiamo tutelare per poterci sentire liberi di essere, in una società che tende a occultare e a intimorire il prossimo?

“L’onestà. Essere sinceri con gli altri e soprattutto con noi stessi”.

Katya Maugeri

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