di Maria Morelli

“L’assaggiatrice” di Giuseppina Torregrossa.  Gaetano, il marito, sparisce all’improvviso. Anciluzza, la moglie, resta a Tummina con due bambine a carico. Da matura casalinga laureata, Anciluzza si fa commerciante suo malgrado, e per guadagnarsi da vivere apre una “putìa” di prodotti tipici siciliani. Nel retrobottega la donna cuoce zuppa di pesce, impasta cassatelle di ricotta, addensa biancomangiare alle mandorle, frigge melanzane per la caponata, “conza” cubetti di zucca in agrodolce, e ama, senza risparmio. La “putìa” di Anciluzza accoglie corpi e li sfama, in ogni senso. Così, davanti e dietro a suo bancone, l’appassionata commerciante troverà il gusto dell’amore gioioso e fugace. Questo racconto è insieme goloso e lieve, dolce di fichi e fresco di menta, che incarna tutto il gusto e i sapori e le sfumature di una terra di Sicilia ricca e austera allo stesso momento.

 

 

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