CATANIA – La proposta di “Chiesa in uscita” che in Evangelii Gaudium Papa Francesco fa alla luce del Vangelo dell’umano, tradotta in una rilettura della geopolitica del cristianesimo a partire dalle periferie e contestualizzata nel quadro del grande processo di urbanizzazione che dal ‘900 a oggi ha mutato radicalmente la visione mondiale: sono questi i concetti sviluppati da Andrea Riccardi nel saggio breve “Periferie. Crisi e novità per la Chiesa” èdito da Jaka Book e presentato nell’auditorium del dipartimento di scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi di Catania.

A discuterne con l’autore, fondatore della comunità S. Egidio, storico e politico con grande esperienza internazionale sui temi della solidarietà e del dialogo ecumenico delle religioni, il direttore del dipartimento, Giuseppe Barone e don Massimo Naro, docente di teologia sistematica presso la facoltà Teologica di Sicilia i quali, in un dinamico dibattito speculativo, hanno evidenziato le peculiarità sociologiche e teologiche del concetto di “periferia” che in Papa Francesco assume una valenza laica e universale.

downloadIl complesso processo di urbanizzazione avviatosi verso la fine del ‘700 ha definitivamente cambiato il volto del mondo contemporaneo, dando vita a enormi agglomerati urbani che hanno perso sempre più il loro significato identitario favorendo così un addensamento delle strutture periferiche. Un mutamento che, secondo Barone, ha riguardato non soltanto le grandi megalopoli come S. Paolo in Brasile, ma anche molte città occidentali come Parigi o Roma, portando all’assunto di città globale in cui le periferie – non solo quelle della marginalità fisica, ma anche quelle esistenziali, del degrado, della povertà, dell’assoggettamento alle mafie – sono presenti nel cuore delle città e non corrispondono più alle grandi comunità solidali dell’epoca post industriale.

In questo saggio l’autore, con il concetto quasi ossimorico di centralità delle periferie, ci riconduce attraverso un percorso circolare alle radici del Cristianesimo che nasce in periferia perché, come lui stesso dice, “il racconto di Gesù è quello di un ebreo periferico”. Per Riccardi la storia del cattolicesimo è una realtà diversa da quella delle altre religioni, con una mappatura universale che rimanda all’idea di un rapporto imperiale col territorio: “Con l’avvento dell’era moderna – sostiene l’autore – non sono più i confini che fanno una diocesi, ma i popoli; oggi questa struttura ha il cuore nell’Europa, patria delle congregazioni missionarie e l’espansione del cristianesimo va dal centro verso la periferia”; una proposta di rileggere il territorio alla luce di una nuova visione di chiesa senza confini, chiamata a conquistare le città globali, senza volto.

Con consapevolezza storica e lucidità analitica l’autore, secondo don Naro, non si esime da un’analisi sociologica e dall’approfondimento teologico-pastorale, fissando nel magistero del Papa il punto di partenza del suo discorso. Nel testo si parla del legame vitale tra periferie, periferici e cristianesimo, un trinomio da cui emerge che le periferie non sono realtà impersonali e che in esse risiedono i cosiddetti “folli di Dio”, che oppongono “a oltranza” il loro farsi straniero dinanzi a una chiesa troppo mondanizzata, viaggiando lungo le frontiere di una nuova realtà spirituale.

Il testo guida il lettore in una riflessione teologica che dal messaggio biblico ai Padri della Chiesa, dal Concilio Ecumenico fino ai viaggi del Papa nelle periferie, tenta di sanare la frattura tra sacramento dell’altare e sacramento del povero: “La chiesa – afferma l’autore – si sente in dovere di uscire dal suo mondo per andare verso il Mondo; bisogna evitare un Cristianesimo minoritario o ecclesiale, legato alla vecchia struttura piramidale”.

Non hanno più senso le mega parrocchie, distanti dai confini della solitudine umana che un tempo veniva colmata dai movimenti operai e politici, mentre oggi è vittima di se stessa. La sfida del terzo millennio, dunque, è quella di accettare – secondo una visione inclusiva – la coesistenza di presenze ecclesiali pluraliste, che presuppone necessariamente la lettura di un cristianesimo da riscoprire nella sua profondità.

Andrea Riccardi vanta tra i suoi scritti maggiori le biografie di alcuni Pontefici tra cui Giovanni Paolo II e Papa Bergoglio e alcuni saggi sui nuovi martiri del ‘900, tra i quali il Beato Pino Puglisi. Dal novembre 2011 all’aprile 2013 era stato chiamato a ricoprire l’incarico di ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione nel governo tecnico di Mario Monti. Nel 2014 era stato insignito dall’ateneo catanese della laurea honoris causa in governo dell’Unione Europea e politica internazionale in occasione di una sua ricerca sul genocidio degli armeni del 1915.

R.G.

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