di Katya Maugeri

“Per fare chiarezza bisognerebbe prendere il pullman e vedere.” È così che Lorenzo Giroffi, autore del libro “Il mio nome è Kurdistan” (Villaggio Maori Edizioni), esordisce presentando il suo nuovo lavoro. Un diario di viaggio, ma non solo. Ieri, 27 gennaio, presso la libreria Vicolo Stretto di Catania – via Santa Filomena – un interessante incontro ha coinvolto un pubblico attento e interessato alle tematiche affrontate. 3
La presentazione è stata moderata da Alfonso Di Stefano di “Catanesi solidali con la resistenza kurda”. Un viaggio che descrive nei dettagli e con presa di coscienza quanto la questione curda venga da lontano e non sia solo lotta all’ISIS, una battaglia che si muove da diverse angolazioni, ecco che il documentario di Lorenzo Giroffi cerca di seguire le strade che conducono all’essenza stessa della questione curda. “Mi chiamo Kurdistan” è un testo che ha coperto tre delle quattro regioni del Kurdistan, l’autore – durante la serata – ha raccontato del suo incontro con i guerriglieri del Pkk (partito curdo dei lavoratori), della condizione della donna, Giroffi spiega che non si tratta solo di un diario di viaggio, sono “racconti di chi fa di un’ideologia un percorso da seguire”. Per conoscere geograficamente e non solo, il Kurdistan bisogna guardare con i propri occhi, dormire accanto agli abitanti, con le loro tradizioni, la loro cultura, cantare i loro canti, percepirne l’identità, quell’identità non ancora riconosciuta.
Lorenzo Giroffi, conclude l’incontro spiegando che la sua passione nasce dal desiderio di raccontare la storia di chi vive in Kurdistan, e per farlo è necessario vivere in quei luoghi, conoscerne i respiri, il tipo di resistenza in atto. Descrivere un luogo e le sue storie senza filtri.4

Lorenzo Giroffi vince il premio “Repoter contro l’usura” e il Premio di Giornalismo Internazionale “Maria Grazia Cutuli”, gira documentari sulla rivoluzione tunisina, sulla cementificazione in Lombardia, sul complicato trapasso istituzionale e rappresentativo in Kosovo, sulla gestione dei rifiuti e della risorsa acqua in Italia, fino all’analisi della situazione egiziana. Viaggia lungo i confini di Siria, Iraq e Turchia, nel Kurdistan dimenticato, da cui nasce il documentario “My name is Kurdistan”. Di recente è stato in trincea a fianco dei soldati durante il conflitto nel Donbass. Nella narrativa esordisce con “Il Pianto di una matita” (2008), nel 2011 Con-fine edizione pubblica il suo secondo romanzo “Visioni Meccaniche”. First Line Press nel 2013 pubblica i suoi racconti dal Kosovo “Vene Kosovare”.

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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