CATANIA – Il 21 dicembre,  alle 20,30, al Piccolo teatro, di via Ciccaglione, 29, si presenta  in anteprima il nuovo libro di Domenico Trischitta,  “il testo teatrale”:  L’oro di San Berillo” (Algra editore), con le foto di Giuseppe Leone e la prefazione di Pippo Baudo, che scrive: “A Fava venne un’idea geniale. Perchè non scrivere un lamento di un cittadino, sgomento di fronte a quello spettacolo, testimonianza di una giovinezza sfiorita, di amori conquistati a poche lire? E così, parafrasando Garçia Lorca, scrivemmo “Lamento in morte di una casa chiusa”.
La rappresentazione ebbe successo anche se le autorità in sala non gradirono molto l’allusione. Ci riprova ora Domenico Trischitta, riaprendo con coraggio una dolente ferita della memoria. Intanto il nuovo San Berillo non è ancora nato. C’è un mega progetto che, purtroppo, non è stato realizzato. Mi auguro che, rispettando le caratteristiche delle vecchie case ancora esistenti, Catania abbia finalmente il suo grande balcone sul mare”
. Saranno presenti Giuseppe Leone, Nino Milazzo, Giovanna Giordano e Guia Jelo.
L’Oro di San Berillo

Il quartiere di San Berillo come metafora. Nell’arco di sessant’anni si consuma la tragedia esistenziale di una comunità di catanesi che ha scelto come filosofia di vita l’arte di arrangiarsi. Prima i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale, poi lo sventramento urbano alla fine degli anni Cinquanta, hanno fatto di questo disordinato agglomerato di case, situato nel cuore del centro storico della città, “un’anima purgatoriale” alla ricerca della propria identità.
Da un lato la zona a luci rosse, dall’altro un viavai di commercianti che dalla stazione e dal porto venivano a piantare radici, come per una sorta di disincanto, hanno plasmato un’anima catanese (comica e grottesca, ironica e drammatica), che nutritasi di sesso mercenario e carne di cavallo hanno reso indelebile un’impronta originale e riconoscibile. Prima la “deportazione” forzata degli abitanti nel nuovo San Berillo, poi la criminalità organizzata degli anni s
Settanta, hanno distrutto e trasformato tutto.
C’è ancora qualcuno che può veramente dichiararsi catanese?
Noi ci affidiamo alla memoria dei “superstiti”, dei testimoni, alle pagine di Brancati e Addamo, alle perfomances di Angelo Musco, ai primi piani di Daniela Rocca, ai contrabbandieri di sigarette, agli storici e pescatori di questa città, ed anche a qualche prostituta sessantenne con l’accento napoletano.

Domenico Trischitta
Copertina-Trischitta-(Retro)

A Fava venne un’idea geniale. Perchè non scrivere un lamento di un cittadino, sgomento di fronte a quello spettacolo, testimonianza di una giovinezza sfiorita, di amori conquistati a poche lire? E così, parafrasando Garçia Lorca, scrivemmo “Lamento in morte di una casa chiusa”.
La rappresentazione ebbe successo anche se le autorità in sala non gradirono molto l’allusione. Ci riprova ora Domenico Trischitta, riaprendo con coraggio una dolente ferita della memoria. Intanto il nuovo San Berillo non è ancora nato. C’è un mega progetto che, purtroppo, non è stato realizzato. Mi auguro che, rispettando le caratteristiche delle vecchie case ancora esistenti, Catania abbia finalmente il suo grande balcone sul mare.

Pippo Baudo

L’avvincente racconto di Domenico Trischitta è allora una denuncia contro la mafia dilagante e la speculazione edilizia. Ma è prima di tutto un omaggio carico di poesia, rivissuto quasi autobiograficamente attraverso il sogno di Saro, personaggio ispirato alla figura del padre. L’autore, grazie ad un linguaggio crudo e vivace, fa rivivere così una Catania che non c’è più.

Orazio Torrisi

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