di Agnese Maugeri

Paradosso del mentitore: “Tutti i cretesi sono bugiardi” – Epimenide Di Creta

Dialoghi serrati, un plot costituito da colpi di scena e da una lunga notte, in cui il gioco delle ombre sembra mescolare verità e finzione in un fitto noir scritto come una mise en scene. È questo il nuovo libro di Antonio Ciravolo “L’ultima notte di X” edito dalla Splên Edizioni. Un romanzo intenso e complicato, costruito attorno alle figure e alla psiche di due persone, in un continuo scambio di battute e prospettive, su cui si basa un dialogo che corre su una lama sottile, compiendo un cerchio perfetto. Il tutto racchiuso in uno spazio piccolo, quasi claustrofobico, nel grigio scenario di un carcere dove solo le fredde sbarre e 12 passi, dividono il condannato dal suo sorvegliante, nel lento scorrere di una notte, l’ultima notte, in cui il passare delle ore segna il ritmo della narrazione ma non solo anche della discussione e crea l’alternanza nella mente del prigioniero di ricordi, silenzi e domande fatte di verità e finzione.

12370727_1518628058435467_6060376955707614703_oUn noir travolgente, in cui Antonio Ciravolo, trascina il lettore in un vortice asfittico di angoscia e frenesia, dettato da uno stile fluido, dinamico da rendere lo scritto una vera sceneggiatura. In uno spazio scenico stretto viene vissuta dai due personaggi l’ultima notte del condannato. America anni ’50, i due uomini sono divisi dalle sbarre che però, malgrado la loro struttura, riescono a creare una sorta di osmosi tra i personaggi. La privazione della libertà per l’individuo, consiste nel non possedere le chiavi della propria cella, ed è un’ impossibilità così violenta da far trasformare il tutto in un tragico agone dove mutano le aspettative sia del condannato che del capo. Il prigioniero riesce infatti a vedere in quella sagoma, al di là delle sbarre, una speranza, l’ultimo barlume della sua esistenza e di libertà.

Esistono delle parole chiave che determino l’andamento del romanzo, termini che come fari brillano e, al lettore, accendono quella scintilla in più tale da procurare un coinvolgimento emotivo di notevole importanza. La musica per esempio è un tema costante, possiede un potere evocativo, richiama alla mente numerosi flashback e nella trama, Ciravolo, la usa proprio per agevolare il flusso di ricordi in mister X. Bastano solo due note udite da lontano da X per rievocare in lui memorie di una vita che fu e di cui il tormento lo tiene ancora prigioniero, più del luogo fisico in cui si trova, più di quella condanna che grava sulla sua vita. Sono le accattivanti note di una fisarmonica, suonata però da un personaggio cupo, un antagonista, che sembra respira attraverso il suo strumento, diventando un tutt’uno con esso.

Un continuo duello in cui lo stesso spazio viene condiviso o per meglio dire invaso dall’altro, anche se si tratta solo di una cella. Il sorvegliante sceglie di voler restare lì proprio per l’ultima notte di X e il suo scopo è quello di arrivare alla verità, X invece vorrebbe solo morire in pace secondo uno schema che lui si è mentalmente costruito,Unknown ma la presenza del capo gli scombina i piani ed è così che inizia l’agonismo tra i due. 12 passi che in realtà possono essere dodici perfette mosse di un’interminabile e astuta partita a scacchi, un duello esterno che fa fuoriuscire il conflitto interiore del protagonista.

Questo spazio opprimente dove il romanzo si muove, stretto tra il bianco e il nero dei muri e delle sbarre così come degli abiti indossati dai due uomini in scena, trova aria, luce da una finestra posta in alto tramite la quale fa capolino la luna, elemento classico del un noir. La luce lunare amplifica le ombre e i contrasti tra i chiaro scuri ma segna la notte che passa e con essa il relativo abbandono della ragione. Il capo e X sono volutamente costretti a compiere una traiettoria che traccerà cerchi concentrici, unirli sembra impossibile eppure solo insieme, solo nella completezza di queste due persone si crea l’infinito.

La donna è una figura assente ma presente in ogni pagina del libro è il perno su cui si muove la vicenda. X infatti è stato condannato per uxoricidio anche se si professerà sempre innocente. La donna, anzi le donne, diventano così sinonimo di potere, coloro che decidono le vite e le emozioni di entrambi gli interlocutori costretti ad un certo punto a sfidare la loro incompletezza. “Io non ho ucciso mia moglie” è la verità di X che risuona con un peso maggiore della stessa condanna, è una frase emblematica, il cardine dell’intero romanzo.

12575902_10153811850189351_546285012_nIl libro è strutturato come una lunga, lenta ma affannosa corsa contro il tempo, ogni capitolo è indicato con un orario, il primo riporta le 08.41 e l’ultimo le 06.00 del mattino, un ritmo che segna e calibra il dialogo tra i personaggi e nel mezzo c’è la notte di X. Il tempo per il condannato è relativo l’unico suo pensiero e capire cosa voglia il sorvegliante e cercare quanto più possibile di dilatare questo micro-tempo rimastogli, giocando bene la famosa partita a suo favore.

L’ultima notte di X tratta un tema attuale e delicato come la pena di morte. Jean Jacque Rousseau diceva “l’uomo è nato libero è tuttavia però è da per tutto in catene”, Cesare Beccaria riprese questo pensiero nel suo libro “Dei delitti e delle pene” interrogandosi sulla condanna che contiene insito in se un profondo controsenso, poiché la stessa società che accusa il condannato per le sue azioni è anche colei che decreta la morte di quest’ultimo, peccando anch’essa.

Nel libro Ciravolo tratta la pena di morte non come tematica bensì rendendola un’ambientazione, una scelta che gli permette così di far nascere nel lettore attento una serie di domande. La detenzione ha uno scopo riabilitativo ma uccidendo il detenuto gli anni di carcere perdono la loro funzione, immedesimarsi in X porta a scontrarsi contro l’inevitabilità dell’atroce azione che è costretto a vivere. Il percorso che il protagonista compie si muove tra la rassegnazione del destino ingiustamente, secondo lui, inflittogli e la follia che gli suscitano i ricordi.

La verità e la finzione tessono le trame di questo romanzo cedendosi di continuo il passo, scambiandosi e confondendo. Il paradosso del mentitore ne è l’esempio più eclatante, secondo come lo si guarda la verità la si può trovare nella bocca di tutti. Attualizzando il concetto è ciò che accade oggi con l’interpretazione che limita la libertà12606709_10153811850264351_507332299_n altrui, alterare la percezione del reale è quello che quotidianamente noi siamo portati a compiere sia passivamente che attivamente. Questo deturpa non solo la nostra dimensione e vita, ma anche i rapporti interpersonali, perché viene a intaccarsi la fiducia in colui che ci sta accanto, termina l’interesse e lo scambio di opinioni, di idee e quindi il confronto. La coscienza civica è fondamentale e diventa in questo romanzo ambizione, leggerlo vuol dire percorre un viaggio che sgretola le basi delle regole impartite dalla società. La ricerca sfrenata della verità, giusta per quanto sia, alla fine pone un grande interrogativo che sia X che il capo, che infine il lettore, devono porsi e cioè, una volta palesata la verità siamo in grado di sopportarla.

“Non importa come si ci arriva. Alla Verità. È un procedimento articolato, delle volte. Le altre, invece, sembra accompagnarsi al braccio inerme del tempo. E, come una vecchia signora arrogante, si siede nel bel mezzo della cucina a fissarci con lo sguardo fermo di chi non porta torto”.

Agnese Maugeri

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi