di Katya Maugeri

Letteratura, liberazione, erotismo ed educazione sentimentale. Tematiche che da sempre affascinano pur creando imbarazzo, delineando quasi un confine da non superare, argomenti in sospeso tra la nostra curiosità e il timore di esprimerne l’interesse. Marco Missiroli nel suo Atti osceni in luogo privato edito da Feltrinelli, delinea elegantemente aspetti spesso lasciati imprigionati all’interno della nostra mente. Il libro, presentato il 4 maggio presso la Libreria Vicolo Stretto di Via Santa Filomena a Catania, in appena due mesi di uscita ha già venduto 30.000 copie, c’è chi lo ha definito un romanzo di formazione, Giuseppe Lorenti, moderatore dell’incontro, lo ha definito “un libro sul tumulto emotivo”. “Ero un bambino invisibile” – dichiara l’autore – che durante l’incontro ha raccontato vari aneddoti della sua adolescenza e la genesi del suo quinto romanzo. Un viaggio all’interno dell’invisibilità, ma della crescita emotiva, erotica e sentimentale, fino ad arrivare alla presa di coscienza che per rischiare bisogna farlo insieme, trovando il coraggio di esporsi. “Un percorso di crescita, alla scoperta della vita”, continua Lorenti, Libero rappresenta ognuno di noi, le nostre insicurezze, le nostre paure, il desiderio di scoprire cosa c’è oltre quello che temiamo, ma riesce a farlo piano, senza bruciare le tappe.  Denso di sensualità e di presenze femminili, “Atti osceni in luogo privato”, affronta tra i vari temi, il percorso di crescita letteraria, il “ragazzo invisibile” si ritroverà a leggere autori di enorme spessore quali Camus, Buzzanti, Faulkner, Whitman. “L’ho scritto in segreto – confessa Missiroli – e questo mi ha permesso di essere libero. Mi sono esposto e ne sono contento.”  libro
Il suo libro d’esordio, Senza coda (Fanucci, 2005), gli valse il Premio Campiello opera prima e con il suo quarto romanzo, Il senso dell’elefante (Guanda, 2012) ha ottenuto il Premio Campiello Giuria dei Letterati 2012. Atti osceni in luogo privato ha da poco vinto il Premio Letterario Internazionale Mondello, Opera Italiana.
In un periodo letterario in cui si tende a scrivere solo per adeguarsi alla moda del momento, Marco Missiroli firma una storia coinvolgente, “un romanzo coraggioso” che non teme le critiche, sa osare e lo fa sin dalla copertina che ritrae lo storico scatto del fotografo Erwin Blumenfeld.

Nel tuo nuovo romanzo, “Atti osceni in luogo privato” racconti la dimensione erotica, carnale, sessuale, raccontata con eleganza senza mai sfiorare la volgarità.
In un’epoca ormai satura di riferimenti sessuali, cos’è realmente un “atto osceno”?

«L’atto osceno moderno, contemporaneo è il fatto di bruciarsi qualsiasi forma di seduzione graduale per la tecnologia, per i social e consumare tutto subito e conoscersi dopo.  Ho ambientato il romanzo tra il 1975 e il 2001 proprio perché non c’era tecnologia e perché si poteva conquistare o vivere un corpo in maniera naturale e graduale quasi lentamente, la lentezza è figlia ed è frutto di un sentimento e la velocità non lo è. L’oscenità al giorno d’oggi è proprio bruciare le tappe».

Quali elementi contribuiscono all’educazione, quindi alla crescita sentimentale?

«La fatica, lo sforzo, il non avere tutto subito, non essere viziati, sapersi conquistare l’uomo o la donna che vuoi piano piano, avere dei no, il percorso in salita, l’azzardo di essere ciò che si è. Diventare se stessi improvvisamente è una cosa che preme al giorno d’oggi. Una volta lo era in maniera più lenta, ponderata e questo portava molto spesso a naufragare in noi stessi. Adesso si rischia, si prova a trovare una strada a volte sbagliata, a volte giusta, ma lascia più possibilità di scelta».

Ai giorni nostri assistiamo a una precocità sessuale e sentimentale, senza tappe e senza alcuna meta. La generazione di oggi ne è cosciente?

«No, non credo sia cosciente, è nata in un mare molto movimentato e se lo vive. Fa surf in queste onde lunghe, una volta il mare era abbastanza piatto ma era ricco di pesci per cui si pescava, oggi si fa surf e non si pesca più e non ti rimane più niente e in un modo e nell’altro l’unica cosa che riesci ad ottenere è la mancanza d’identità. Non c’è più l’identità collettiva, ma c’è l’identità individualista e individuale, non c’è un modo di vivere, un modo di essere che venga coltivato piano piano, è tutto preso dalla moda, tutto molto fugace. Si vive tanto, ma rimane poco, una volta si viveva meno e rimaneva di più».

11208754_1063511443678873_1418827200_nLa libertà è forse la vera protagonista del tuo romanzo, racchiusa anche nel nome del protagonista – Libero Marsell -, in che modo bisognerebbe difenderla e tutelarla?

«È un libro sulla liberazione perché parte da un principio di chiusura, la libertà invece nasce non solo conquistandola, ma ci puoi nascere libero.  Attualmente la libertà è legata all’identità e all’inquadratura di quelli che sono i tuoi valori. Molto spesso noi non riconosciamo quali sono i nostri valori sentimentali, politici, emotivi, morali per cui andiamo a caos. Una volta c’era un caos calmo, nostro, adesso si spara a mitraglia e non si riesce mai ad ottenere quello che bisogna ottenere per cui la liberazione dovrebbe partire da un’identità che non c’è, quindi dalla lentezza, dalla ponderazione, dalla consapevolezza. Noi non siamo consapevoli di ciò che non abbiamo e molto consapevoli di ciò che abbiamo cioè velocità tecnologia tutto subito, crisi – purtroppo – siamo una generazione a metà per molte cose e una generazione che ha troppo per altro».

Quindi, non siamo liberi?

«No, non siamo liberi!»

K. M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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