di Katya Maugeri

La Catania degli anni ’60, i filobus, i banconi della pescheria, i primi 45 giri, via Transito.
Troviamo tutto questo e molto altro nel nuovo romanzo di Chiara Aurora Giunta, “Maria Recupero della pescheria” edito da  Vanda ePublishing, presentato il 10 febbraio presso la Libreria Mondadori di Piazza Roma. L’incontro, moderato da Silvia Ventimiglia, blogger di Sicilian Secrets, è stato un percorso di odori, sapori e tradizioni della nostra amata città. La storia è narrata con l’utilizzo di termini in dialetto, con verbi a chiudere le frasi che ci riportano alla mente modi di dire, suoni, storie, canzoni. Tradizioni culinarie: la pasta al sugo, sfincioni, panzerotti, raviole, graffe, iris, cannoli di ricotta che rievocano festività che con l’andare del tempo hanno perso di intensità e interesse. Dopo aver esordito come scrittrice di romanzi rosa ed essersi dedicata poi a quelli storici e ai saggi per ragazzi, adesso Giunta narra la storia di Maria, una donna che lotta, sola, contro la miseria; abbandonata dal marito e con sei figli da sfamare e una vecchia zia da accudire. Ma non si arrende e trova lavoro in pescheria, tra i banchi dello zio Turi, atto di grande emancipazione per l’epoca, lavorare in un ambiente prettamente maschile.libro Le tematiche affrontate sono forti e riconducono a un’epoca in cui l’omertà e l’opinione della gente governava sovrana: incesto, aborto, divorzio, omosessualità, violenza sessuale. Argomenti celati all’interno del silenzio dei protagonisti, ma presenti in molte famiglie, presenti tutte le volte che la porta di casa veniva chiusa. “Volevo dare un’immagine della Sicilia malinconica, non solo con il sole bruciante”, dichiara la scrittrice. Durante la presentazione, Francesca Fichera, ha letto – con pathos e professionalità -dei brani tratti dal romanzo. Ritroviamo una Catania che pian piano si libera da alcuni pregiudizi, attraverso una rinascita culturale e sociale, “per capire come siamo, dobbiamo capire come eravamo”, continua l’autrice. “La donna ha paura di tante cose, ma alla fine affronta tutto” conclude così – Silvia Ventimiglia – la presentazione di un libro storico che custodisce il segreto delle tradizioni e il gusto di una città che ogni cittadino porterà sempre con sé.
Chiara Aurora Giunta, catanese d’origine, vive e lavora a Milano. I suoi primi romanzi sono del genere rosa, poi si è dedicata al racconto storico e ai saggi per ragazzi. Ha pubblicato Partita d’Amore (Mondadori, 1996), Il mio Amore ti salverà (Mondadori, 2000), Imparerò ad amarti (Mondadori, 2001), Aélis ( Neri Pozza, 2003), Il velo di Agata (Neri Pozza, 2008). E’ inoltre autrice del saggio storico per ragazzi, Runoroso Risorgimento uscito per Salani nel 2005, nella collana ‘Brutte Storie’.

2“Maria Recupero della pescheria”, un romanzo storico ambientato in una Catania del 1960, stagione del passaggio dalla suggestione all’emancipazione civile, sessuale ed emotiva.
Durante questo passaggio, quali aspetti avremmo dovuto trattenere, difendere e mantenere saldi?

«La società tutta si è come ripiegata su se stessa, manca l’atteggiamento positivo degli anni 60. Come donne dovremmo conservare l’allerta sulla nostra condizione: molte giovani non si rendono conto che tutti i vantaggi di cui godono possono essere perduti e non lottano per progredire nell’emancipazione femminile. Purtroppo molti sono i nodi da affrontare. Primo tra tutti il diritto alla maternità: non facciamo più tanti figli come è capitato a Maria e forse questo è un bene, ma vedo tante ragazze soffrire per la maternità negata. Perché accade? Perché manca la rete sociale di supporto alle donne incinte e a quelle con figli. Questa credo sia la vera emergenza per le donne ai nostri giorni:la negazione di un diritto e di una esigenza biologica fondamentale. La famiglia ha subito cambiamenti profondi: una volta c’era la famiglia allargata che prevedeva nonni, zii, “patrozze”…una fonte continua di problemi che a volte però arricchiva. Oggi il termine ‘famiglia allargata’ ha un altro significato, comprende un intreccio di ex mogli e mariti che comunque non dividono gli stessi spazi. Meglio? Peggio? Non saprei dire. Di certo la presenza di anziani in famiglia impedisce la condivisione di esperienze e saggezza popolare».

Maria, una donna forte, coraggiosa che non si piega dinanzi alle difficoltà e ai pregiudizi che, come ombre, intaccano la sua anima. Di cosa ha realmente paura, Maria? Cosa la rende fragile e quindi umana?2015-02-10 19.18.18

«Maria non è forte, ma duttile. Non pi piace l’aggettivo forte riferito alle donne, perché spesso implica che debbano sobbarcarsi di imprese superiori alle loro forze! Maria non ha tempo per avere paura, le sue ansie si presentano nella quotidianità, nella lotta per la sopravvivenza. È profondamente umana perché comprende le ragioni degli altri e vorrebbe supplire alle brutture del mondo con la sua generosità».

 Protagonista indiscussa del suo romanzo è una Catania descritta attraverso dettagli che lasciano al lettore l’odore e il sapore delle tradizioni. Cosa è rimasto, oggi, della moralità del paese e delle sue tradizioni?

«La moralità di un paese è il sentire comune. Oggi siamo più individualisti e è riversiamo la naturale propensione dell’umanità a prodigarsi per il prossimo partecipando alle associazioni di volontariato. Mi piacerebbe che ci fosse ancora il senso della famiglia di una volta, come nucleo nel quale tramandare la saggezza popolare. Da bambina adoravo stare ad ascoltare nonni e bisnonni raccontare le loro piccole storie quotidiane».

Il dialetto siculo regala alla cultura espressioni tipiche, proverbi, tradizioni legate a un tempo lontano. Che legame ha con la sua sicilianità?

«Sono nata in Sicilia e vi ho vissuto fino ai vent’anni, gli anni della formazione. Nonostante in famiglia venisse bandito l’uso del dialetto, l’ho sempre amato e me lo trovo nel DNA. Mi sento profondamente siciliana, ma questo non mi impedisce di sentirmi cittadina del mondo e milanese d’adozione».

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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