CALTANISSETTA – Un interessante avvenimento culturale si è svolto la sera dell’8 aprile scorso presso l’Auditorium del Seminario vescovile di Caltanissetta. ‘Merica, Merica. Viaggio verso un nuovo mondo”’ (pp185, €18, Sciascia Ed) a cura di Salvatore Ferlita e Maurizio Piscopo, è stato presentato alla città nissena. Trattasi di un’originale antologia che esamina in maniera comparata il tema dell’emigrazione siciliana verso le Americhe a cavallo tra il XIX e XX secolo.

Gli organizzatori della presentazione editoriale hanno voluto rendere unico l’evento non solo con le parole ma anche attraverso il linguaggio universale della musica. Infatti l’arte interpretativa della Compagnia Popolare di Favara (Maurizio Piscopo, voce e fisarmonica, Giuseppe Calabrese, voce e chitarra, Nino Nobile, mandolino) ha subito regalato la percezione emotiva di chi subì l’angoscia dell’emigrazione. Qualche minuto oltre, alla presenza di tre co-autori del libro, il prof. Salvatore Ferlita docente universitario, il maestro Maurizio Piscopo e il medico, dott. Alessandro Russo, si apre il dibattito, moderato dal giornalista e scrittore Salvatore Falzone. Interviene per prima, però, la professoressa Francesca Fiandaca, direttrice del museo diocesano di Caltanissetta, che descrive dettagliatamente l’altissimo valore storico-culturale dei cimeli che custodisce. È quindi la volta del dott. Salvatore Falzone che sintetizza brevemente i concetti dell’opera e pare accompagnar per mano, uno per uno, noi presenti alla Merica. Il prof. Salvatore Ferlita, in qualità di coordinatore e organizzatore dell’antologia letteraria, illustra invece come vede la luce l’idea del libro. «Il tema dell’emigrazione, – chiarisce Ferlita – nasceva da una duplice necessità: quella della valorizzazione culturale di una parte della nostra storia, ma anche di un’attualizzazione della stessa in ragione degli sbarchi che sono cronaca e anche attualità. L’iniziativa vera e propria ha poi preso il via dallo sguardo visionario di Maurizio Piscopo, che grazie a una continua ricerca della musica popolare ha sentito la necessità di abbinare alle melodie ritrovate anche un supporto storico-antropologico. Proprio questo è il senso dell’opera».

Partono quindi le struggenti note di un brano non incluso nel CD musicale allegato al libro e intitolato “Chista terra non è più mia”. Malgrado il contenuto malinconico, la musica risulta all’orecchio fresca e gioiosa grazie alla destrezza interpretativa dei musicanti. Il testo della canzone parla della condizione di coloro che, partiti per l’America, hanno perso il senso d’appartenenza alla loro terra. Il canto esprime in quest‘accezione solo una parte del loro disagio, mentre in altri brani musicali del CD si ritrova la dolorosa scoperta legata alla difficoltà d’inserimento nel nuovo contesto americano. «La musica degli emigranti è dolorosa, -parola di Maurizio Piscopo- il criterio che abbiamo adottato per la selezione dei brani registrati nel CD ha privilegiato le cose pregiate». È quindi la volta del dott. Alessandro Russo, introdotto alla platea da una breve lettura di alcuni passi del suo contributo letterario sullo stato igienico-sanitario degli emigrati, stivati nelle navi in malsani locali sudici e puzzolenti. Il dott. Russo mette l’accento su un altro aspetto medico, cioè quello psichiatrico e sintetizza lo stato patologico di molti migranti con l’espressione ‘malattia dell’anima’. «Si tratta –spiega Russo- d’un disastro morboso epocale. Ho elaborato il mio saggio documentandomi innanzitutto studiando a fondo gli scritti della professoressa Augusta Molinari dell’Università di Genova. Lei per prima definì le imbarcazioni utilizzate come le ‘navi di Lazzaro’. I biglietti venivano pagati con la vendita della mobilia e financo della casa; ne scaturisce una condizione che va oltre il concetto di patologia mentale, un disagio ancor più profondo di quello che gli psichiatri del tempo avevano scritto in merito». Intanto il ritmo andante della fisarmonica di “Pi l’America partenza” introduce il canto di Piscopo e si rafforza subito con le altre voci in un crescendo di carica emotiva sempre più incessante.

Si discute quindi della genialità dell’arte e in particolare della letteratura siciliana e Ferlita denuncia la scarsa partecipazione dei grandi scrittori siculi del Novecento al tema emigrazione, facendo riferimento allo stesso Sciascia che la definisce “una lacuna letteraria”. «È proprio Sciascia – così la vede Ferlita – a criticare Giovanni Verga per la mancata attenzione al fenomeno migratorio. ’I Malavoglia’ sono un po’ il contraltare dei ‘Promessi sposi’ sotto la nascente unità d’Italia. Attenzioni al fenomeno migratorio si ebbero da parte di Luigi Pirandello in alcuni racconti, come per esempio ‘L’altro figlio’. Il tema è quello di una madre che subisce l’abbandono di due dei suoi tre figli, partiti in America, ritrovandosi sola con il terzo, nato quest’ultimo a seguito di un abuso sessuale. Tuttavia ciò rappresenta solo accenni al tema estrapolati da racconti e non volutamente descritti, ad eccezione di Maria Messina che nei suoi testi diede rilevanza al senso storico-sociale di quanti restavano e di coloro che partivano».

L’ingresso del mandolino di Nino Nobile irrompe nella sala vescovile e il ritmo crescente ma moderato viene accompagnato dalla fisarmonica di Piscopo e dalla chitarra di Calabrese. Dopo l’inattesa esecuzione si intreccia un dibattito a tre degli autori. Piscopo denuncia il monopolio culturale delle reti televisive, Ferlita punta il dito contro il perbenismo contemporaneo, infine Russo sposta la discussione sulla ‘musica da barba’. «È concettualmente collegata a quella degli emigranti -così Russo- ed è un aspetto diverso dello stesso fenomeno antropologico, ma anche creativo perché testimone delle relazioni sociali che si realizzano presso i piccoli centri urbani siciliani o di quartiere nelle città». Il prof. Ferlita definisce «la musica da barba come la sintesi di un ritmo metallico che si riconduce al suono delle forbici del barbiere mentre esegue il suo lavoro». L’avvenimento culturale si conclude con una chicca: il modo bizzarro con cui i nostri emigranti rielaborarono il linguaggio siculo-americano.

In conclusione, la presentazione di ‘Merica, Merica. Viaggio verso il nuovo mondo’ è stata avvincente. La platea dei partecipanti era composta prevalentemente da insegnanti che hanno accolto con entusiasmo la nuova antologia di saggi, utile come spunto di discussione in classe o da proporre come progetto di lavoro. L’evento così ben riuscito avrebbe però meritato un piccolo rinfresco prima che i partecipanti lasciassero la sala vescovile. L’aspetto, escluso dall’organizzazione, è stato però perdonato, credo, dai presenti per la simpatia che la presentazione editoriale ha suscitato in ognuno di noi.

 Roberto Colina

 LOCANDINA

 

 

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