Alessandro Russo

«L’unica ragione che abbia un romanzo di esistere è che cerca di rappresentare la vita».  Henry James 1884

Sandra ha diciassette anni, porta gli shorts e ai piedi indossa Superga gialle; le sue gambe sono snelle e allenate, alle orecchie ha incollata una cuffia. A passeggio col bassotto Spazzola, sta ascoltando la sua canzone preferita dal walkman agganciato alla cintura. Matteo mastica un chewingum, ha l’aria d’un bravo ragazzo e in tasca ha una licenza premio: è appena rientrato a casa, dopo un paio di mesi di vita militare. Non appena s’incrociano, lei fissa lui con aria interrogativa, poi Matteo inizia a respirare i pensieri di Sandra e  viceversa. Passa qualche anno e “Ne parliamo quando torni” è tutto ciò che sono in grado di reiterarsi Matteo e Sandra, adesso marito e moglie fiacchi e disamorati.

copertinaIncentrato su una quotidianità di fallimenti e rinascite, Ne parliamo quando torni di Maria Grazia Distefano, (Ed Kimeric, pp204 €12,60) mette a fuoco la crescente mancanza di dialogo all’interno d’una coppia. Già alla terza pubblicazione, l’autrice dimostra padronanza di idee e spasmodica cura dei particolari. Maria Grazia Di Stefano, catanese, docente e pedagogista clinica, lavora con bambini e adolescenti. Ha una prosa scorrevole e sa il fatto suo; assai ben scritto e carico di luccicanti metafore, il suo Ne parliamo quando torni porta in grembo un eccellente incipit. Su un trampolino c’è una donna indecisa se tuffarsi daccapo nelle acque agitate della realtà giornaliera. Non riesce più a sorridere: la vita le sta sfuggendo di mano come un puledro imbizzarrito. «La realtà –dice bene nella prefazione Santo Privitera- è cronaca quotidiana e con la realtà ci si confronta da un punto di vista letterario, se si riesce a cogliere le intime sfaccettature di ciò che capita attorno a noi».

«All’inizio –parola di Maria Grazia Distefano- il titolo era un altro, ma credo che ‘Ne parliamo quando torni’, esprima in pieno l’atto del ‘rimandare’, fulcro su cui ruota questa storia. Quando scrivo traggo spunto da ciò che mi circonda e questo libro nasce da un’esperienza che ho vissuto qualche anno fa. In genere la voglia di scrivere mi abbandona poche volte e mai per lunghi periodi. Amo giocare con i personaggi che diventano miei amici al punto che quando scrivo li vedo agire davvero. Mi piace caratterizzarli e calarli in una realtà fittizia che vuole essere però lo specchio della società odierna».

 


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