di Katya Maugeri

Oriana Conte giovane scrittrice catanese, costituisce nel 2014 a Torino, la casa editrice SuiGeneris.
Fortemente convinta che i giovani debbano investire nei loro talenti, creare nuovi percorsi ed essere promotori e veicoli di idee innovative. Il primo libro, Racconti Gialli è solo l’esordio, raccolta scritta da 14 autori. Il genere, il giallo, è solo un pretesto per fare avventurare il lettore in modalità di scrittura distanti tra loro, in percorsi – i racconti brevi – che gli diano una panoramica inaspettata. SuiGeneris vuole infatti pubblicare opere che rivelino ai lettori “esigenze che non sapevano di avere”. In preparazione, nella linea editoriale Racconti d’ogni genere la prossima raccolta: Racconti surreali. Si occuperà, oltre che di narrativa, di poesia e saggistica.

COPERTINA CON PREZZO“C’è sempre qualcosa a cui non avevi pensato”, a cosa non aveva pensato il protagonista del tuo racconto?

«Bella domanda, non pensavo che me l’avresti fatta! Il protagonista del mio racconto è un Ispettore che combatte contro la Legge di Murphy. La trama ruota attorno a tutto ciò che non “aveva pensato” o previsto, insomma gli accade di tutto: impedimenti, inciampi, inconvenienti, intoppi. Per risolvere il suo caso, c’è una cosa in particolare che gli sfugge, forse proprio quella più prevedibile, ma per scoprire di cosa si tratta bisogna arrivare alla fine della storia. Diciamo che non me l’hai fatta del tutto, perché ti ho risposto senza svelare troppo».


Quali elementi deve contenere una trama per essere considerata avvincente?

«In assoluto non saprei rispondere, trovo noiosi romanzi che per altri sono interessanti. Personalmente considero avvincenti le trame non scontate, formate e portate avanti dall’autore in maniera originale. In altre parole se lo scrittore riesce a non farmi capire dopo poche righe dove andrà, cosa succederà e come finirà, mi fa venir voglia di continuare a leggere. Concedo su per giù cinquanta pagine al genio creativo per tracciarmi il suo soggetto, e se mi ha incuriosito proseguo spedita fino alla fine, in caso contrario chiudo il libro prendendomi il diritto di non leggere. Potrebbe anche verificarsi che l’interessante non sia l’intreccio. A dispetto di Aristotele, vi sono testi sublimi in cui non ha importanza l’azione e dunque la trama, dove la tragedia è il personaggio».

Quanto è importante delineare la personalità di un personaggio? 

«Dipende. Un autore può avere infiniti modi e innumerevoli ragioni per delineare la personalità di un personaggio o per non delinearla. Quanto è importante che siano delineate le personalità di Vladimir ed Estragon nel teatro dell’assurdo di Beckett? 1939727_10152607684156018_4215549441807821695_oÈ forse fondamentale per Italo Calvino in L’avventura di un automobilista esplicitare le  personalità di Y e Z, a cui non ha attribuito un nome? E come la mettiamo con la tecnica narrativa Show don’t tell (mostra non raccontare)?Ancora quanto è necessario per Mark Haddon in Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte esporre il modo di percepire del bambino autistico protagonista della storia? Cosa sarebbero i libri di Elena Ferrante se non vi fosse in ogni pagina la personalità dei personaggi?
La domanda rimbalza di autore in autore in un range tanto vasto da abbracciare tutto ciò che sta dal futile all’imprescindibile. Nello specifico, nel mio racconto nella raccolta Racconti Gialli ha un’importanza quasi nulla. Luran, il mio Ispettore, ha i tratti solo abbozzati, è una caricatura del personaggio dell’Ispettore classico. La storia è un pretesto per discutere sulle variabili: nella vita (grazie al dispettoso caso), nel paradigma del giallo (cliché, su cliché; stereotipo su stereotipo), nell’impaginazione (“se vuoi fare una copertina dritta, stai sicuro che verrà storta”)».

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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