di Katya Maugeri

“Assaporando fino in fondo quella piccola rivoluzione, quel miracolo non più inconsapevole all’interno di quella cosa strana e imprevedibile chiamata vita a cui, ormai lo avevo imparato, era impossibile cercare di dare un senso”.

L’imprevedibilità della vita. La monotonia e la curiosità che giocano a scacchi, finestre dalle quali guardare diverse realtà. È la vita del dottor Manetti, psicologo dalla vita perfetta -apparentemente equilibrata – caratterizzata da una soddisfacente carriera, una bella moglie e un figlio, raccontata da David Leone, nella sua seconda opera, “Piume di struzzo” (edito da Mauro Pagliai nella collana «Le Ragioni dell’Occidente») nella quale affronta in maniera sofisticata, elegante e mai volgare una realtà ben diversa da quella a cui siamo abituati a confrontarci. Il protagonista verrà trascinato dalla moglie – stanca della propria routine – in un gruppo di scambisti, lo stesso Manetti inizierà una relazione con una giovanissima paziente, infrangendo regole deontologiche e morali e altre rivelazioni familiari metteranno in discussione il concetto di “famiglia modello”.
“Non avrei mai pensato che mi sarebbe successo, eppure la vita riesce sempre a sorprenderci”, certezze che crollano come castelli di sabbia, e lasciano spazio a nuovi percorsi da intraprendere che condurranno ad una esistenza autentica e inaspettata. Uno stile diretto, una scrittura che conquista e delinea – attraverso dialoghi eleganti e ben dettagliati – un percorso da seguire per allontanarsi da schemi predefiniti e ammirare la quotidianità con occhi diversi, le difficoltà così diventano occasioni da cogliere per mettersi alla prova e conoscersi pienamente, senza filtri, senza congetture. Autenticamente.
Un romanzo coraggioso che affronta tematiche importanti quali la difficoltà di comunicare oggi all’interno delle famiglie, Leone mette in luce l’egoismo spesso protagonista e nemico delle relazioni umane. L’io narrante è delicato, a tratti sensuale, capace di rendere vivace e mai monotono un testo attuale. Non date nulla per scontato, lo rivela il finale, perché il destino ha molta fantasia e sarà lì, sempre pronto a stupirvi!

piumedistruzzo– In “Piume di struzzo” ritroviamo una famiglia apparentemente tradizionale, ma intrisa di misteri e segreti. L’essere umano è imprevedibile e ricco di sfumature che non sempre riesce a manifestare…

«Proprio così: il criterio che ho seguito mentre scrivevo il libro è che l’essere umano è qualcosa di dinamico e di profondamente imprevedibile, intriso sempre di grandi misteri e arcani segreti. Conoscendo l’essere umano nulla dovrebbe sorprenderci più di tanto: tutto è possibile.  Basta guardare il telegiornale o analizzare il comportamento umano per capire che non esiste una “formula magica” oppure un modus operandi adatti a tutti, e che per questo ognuno di noi deve trovare il proprio equilibrio, che poi a sua volta è in continua evoluzione. Molto spesso il mondo reale è molto più stravagante, sorprendente e affascinante dell’immaginazione, e la realtà può essere più folle e stupefacente della fantasia. Insomma la vita di un uomo e di una donna può essere più sorprendente di un sogno e credo che, prima o poi, ognuno di noi riesca a manifestare le proprie propensioni: c’è magari chi lo fa prima, chi dopo, chi riesce a farlo con onestà intellettuale e chi invece (forse anche per timori più o meno giustificati) preferisce adottare un comportamento più subdolo. Ma come ci insegna il grande filosofo e scrittore Jean-Paul Sartre, in chiara chiave antidogmatica, “l’esistenza precede l’essenza” nel senso che l’uomo non è schiavo di un determinismo psico-biologico ma è sempre faber fortunae (o sfortuna) suae».

– Riflessioni che seguono delle scie psicanalitiche, un viaggio introspettivo alla ricerca dell’essenza. Un libro dall’impronta psicologica che tende a scavare nelle coscienze del lettore?

«Diciamo che sono molto appassionato di psicologia soprattutto perché entrare nella mente umana è un po’ come fare un viaggio sidereo dove in fondo l’importante non è tanto ricercare la verità e la certezza definitiva, ma indagare continuamente, approfondendo la conoscenza e lasciando tutte le domande aperte. Ho fatto questo viaggio introspettivo per me stesso ma anche e soprattutto per i miei  lettori. In fondo ho creato i vari protagonisti a immagine e somiglianza di una costante immersione nella coscienza che è evidente sin dalla prima pagina del libro e nella quale molti lettori probabilmente si potranno facilmente identificare».

– Cerchiamo invano di trovare risposte per colmare sensi di colpa e giustificare azioni rivoluzionarie, quando basterebbe soltanto imparare ad accettarsi. Qual è il confine tra giustificazione e accettazione?

«Sono d’accordo.  Infatti in “Piume di struzzo” ho voluto dimostrare come la sessualità umana in tutte le sue accezioni sia molto più variegata e complessa di quanto si possa supporre (o di quanto certe convenzioni sociali ci vorrebbero fare credere!). E la nostra generazione (come anche quelle passate) in fondo si trova costretta ad affrontare i molti dubbi e le grandi contraddizioni di una società (come la nostra) che deve fare spesso i conti con le sue pulsioni conservatrici e con la sua inesauribile volontà di trasgressione. Nel violento gorgo centripeto del maremoto che lo investe e trascina via, il protagonista (il dott. Manetti) dovrà prima non solo venire a patti con le larvate istanze omosessuali di suo figlio, ma anche con le velleità scambiste di sua moglie Vanessa e con le proprie pulsioni per Claudia, una sua giovane paziente. E ovviamente quando attorno a noi vediamo in poco tempo crollare ogni certezza è quasi normale che il confine tra giustificazione e accettazione si faccia sempre più confuso e incerto e per non inciampare lungo quel cammino sempre più sdrucciolevole, che è la vita, solo una buona dosi di pragmatismo ci può salvare».

– Tutto torna alla “normalità”, un epilogo che lascia spazio alla speranza, o alla rassegnazione?

«Un po’ tutte e due le cose come si evince anche dal fatto che quella del dott. Manetti è una parabola discendente dalla quale, per risollevarsi, dovrà attingere a ogni risorsa residua. Vorrei comunque che nelle pagine finali il lettore arrivasse a sentire la voce della speranza, che poi è l’unica che riesce a vedere l’invisibile, a sfiorare l’intangibile e a raggiungere l’impossibile. Insomma anche se la speranza è la quintessenziale illusione umana, sono convinto che non ne possiamo fare a meno. Come diceva Eraclito, Senza la speranza è impossibile trovare l’insperato».

K.M.

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi