di Katya Maugeri

“La vita mischiava le carte, sotto forma di cartoline”.

 

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 Distrarsi dalla quotidianità immergendosi totalmente in storie, riflessioni, dimensioni che conducono lontano da tutto ciò che caratterizza la vita quotidiana. Scrivere, dar vita a personaggi ai quali legarsi, ai quali concedere quel riscatto emotivo, sociale, sentimentale.  Santino Mirabella, magistrato catanese, si butta in pasto alle critiche, osa e pubblica, stavolta un romanzo “La storia del postino che volle farsi posta”, presentato ieri presso la libreria Voltapagina di Catania. A moderare l’incontro, il giornalista Franco Liotta. “Se non sfogliamo ciò che abbiamo dentro diventiamo dei contenitori” – dichiara l’autore – che si definisce “il lettore interattivo di se stesso”. Un libro che parla di cambiamenti, di corrispondenza, di posta, di carta, di inchiostro e di mistero. “Avverto la nostalgia della comunicazione di molti anni fa, oggi non abbiamo il tempo di metabolizzare ciò che avvertiamo, ciò che scriviamo. Tutto scorre veloce”, afferma Mirabella. L’autore racconta la storia di Stefano, uomo apatico, privo di entusiasmi, dall’animo curioso ma incapace di osare, ma che improvvisamente cambia la propria prospettiva di vita dinanzi al nuovo impiego.

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Diventerà postino e scoprirà la storia d’amore di due giovani, durante la seconda guerra mondiale, diventerà lui stesso “posta” e si renderà conto che quel coinvolgimento – apparentemente estraneo alla sua persona – lo aiuterà a comprendere cos’è realmente l’amore. Accanto al protagonista, personaggi affascinanti ai quali il lettore non può non legarsi, il collega Pirandello – ad esempio – che proprio come Virgilio, accompagna Stefano lungo questo nuovo percorso, Mirabella li definisce “punzecchiature del reale”. Un libro che parla della vita nella sua essenza, in cui il lettore può scegliere da quale prospettiva ammirare il finale, perché le favole sono utili per rifugiarsi, ma la vita è un’altra cosa e quel filo sospeso lo ritroviamo nonostante tutto, quella parentesi aperta che lascia spazio a dettagli e sfumature senza tempo. Stefano, in fondo, è quella parte di noi, inconsapevolmente alla ricerca di quel dettaglio conclusivo che possa per un attimo renderci felici, o forse il segreto – suggerito dall’autore – è vivere in maniera “contentabile”.

K.M.

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