Da Pippo Pernacchia a Saru l’aifonni

di Elisa Guccione

CATANIA – Mancano poche ore alla presentazione di “Giammerghi di sita”, Algra Editore, il nuovo libro di Santo Privitera, che sarà presentato  al Castello di Leucatia, ore 17. 00, con la partecipazione straordinaria di Enrico Guarneri e gli interventi di Alfio Patti, Tino Vittorio e Alessandro Russo.  Un testo divertente e goliardico quello del giornalista e scrittore catanese che commuove gli anziani e fa sorridere i più giovani. Incontriamo l’autore nella sede della sua associazione culturale Vincenzo Paternò Tedeschi, nota al grande pubblico per aver promosso da trent’anni la storia e le tradizioni della nostra terra,  scoprendo alcuni aspetti di questa nuova fatica letteraria.192673_160187944037573_3956669_o

-“Giammerghi di sita” è il suo secondo libro dedicato ai pecchi ed ai personaggi catanesi. Come mai la scelta di questo titolo?

“È l’antico soprannome dei catanesi, che risale al XIX secolo. La stragrande maggioranza dei nostri concittadini, a quell’epoca, usava indossare vestiti di seta, perchè Catania era tra le maggiori città produttrici. Tutti potevano acquistarla a buon mercato, anche perché la nostra città all’epoca era uno dei maggiori centri di esportazione. I “Giammerghi” erano le giacche che gli uomini indossavano quotidianamente e non sfuggì, questo particolare, al buontempone di turno che, di conseguenza, gli appioppò questo pecco”.11112485_835049823230466_5925873877690555542_o

-Quali sono le novita’ di questo lavoro?

“A differenza del primo, “I pecchi a Catania” pubblicato nel 2007, “Giammerghi di Sita” focalizza alcuni antichi personaggi,conosciuti e non, il cui pecco ha destato particolare curiosità”.

-Immagino che questa stesura abbia richiesto parecchio tempo di studio e ricerche. Quali fonti ha consultato? È stato difficile reperire il materiale?

(ride)

“Un po’, sì! La fonte principale? La voce del popolo. Ho direttamente attinto ai ricordi di molti anziani residenti nei quartieri popolari di Catania come la Civita, S.S.Angeli Custodi, Cibali, Barriera … , ma anche dai mercati catanesi, pescheria in primis, dove è ancora viva la tradizione di affibbiare i pecchi. E poi non mancano gli spunti quotidiani. Le fonti già esistenti, con gli opportuni approfondimenti, mi hanno permesso di completare l’opera”.Santo Privitera

-Ci racconta qualche aneddoto o qualche storia particolare legata al suo libro e alla nostra terra?

“Ho riportato gli esordi di “Pippo pernacchia”, diventato ormai una vera e propria icona ovvero la maschera retorica catanese del XX secolo. Spontaneo e genuino, incarnò la vera essenza della catanesità bontempona e scansonata. C’e’ pure “Puddu Cisca” il re dei manolesta; l’intellettuale ing.K2, una vera…”cima”; L’erculeo “Iachinu isa ‘a petra” e tanti, tanti altri”.

-E legati al nostro presente?

“Oggi c’e’ “Saru l’aifonni” a ricordarci che i tempi cambiano e si evolvono anche per i pecchi”.10997991_878011292266705_6822461641491609955_n

-C’e’un lettore ideale o questo testo non ha confini geografici indipendentemente dallo sviluppo della storia?

“Il pecco è universale e, spesso, rispecchia la filosofia di tutto un popolo. In Sicilia, di più. Serve per identificare, nelle piccole comunità, vari soggetti con lo stesso nome e cognome. Certo nelle aree popolari è utilizzato di più”.

Elisa Guccione

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