di Katya Maugeri

Un dolore inconcepibile, profondo, crudo. I destini di due vite che si intersecano, coincidono camminando parallelamente per la stessa strada. Il 2 aprile 1985: un’autobomba esplode a Pizzolungo, legando indissolubilmente le vite di un magistrato e di una bambina. Il bersaglio dell’attentato, Carlo Palermo, vivo per miracolo. A fargli da scudo è la macchina su cui viaggia la mamma di Margherita, mentre accompagna a scuola i suoi fratellini di 6 anni, Giuseppe e Salvatore. Su quella macchina avrebbe dovuto esserci anche l’altra figlia, Margherita, che quel giorno aveva appena dieci anni e da quel momento – esattamente come Palermo – è una sopravvissuta. Condannati per la strage di Pizzolungo sono i boss Totò Riina e Vincenzo Virga, capi mafia di Palermo e Trapani, e Balduccio Di Maggio e Nino Madonia, tutti all’ergastolo, i primi come mandanti gli altri due per avere trasportato il tritolo usato per l’attentato al magistrato Carlo Palermo. La mafia sanguinaria.

Una storia di coraggio, un viaggio nella memoria quello che Margherita Asta intraprende – a quattro mani con Michela Gargiulo – nel suo libro “Sola con te in un futuro Aprile”, pubblicato da Fandango.
Presentato ieri alla libreria Vicolo Stretto, insieme all’autrice il giornalista Antonello Carbone.
“È stata scelta proprio questa libreria perché ha dimostrato di avere coraggio e una propria identità rifiutandosi di vendere e prenotare il libro di Salvatore Riina”, queste sono le parole che l’autrice dichiara commossa sin dall’inizio. Un volto delicato, un tono di voce che incanta e lo sguardo pieno di luce quello di Margherita che attraversata da una costante emozione racconta di quegli anni, della tragedia e dei pensieri – adesso maturati e cresciuti con lei – di una bambina di dieci anni alla quale la mafia uccide parte integrante della propria vita.

images (1)Una sopravvissuta, come quel giudice tanto odiato e ritenuto colpevole di questo indescrivibile dolore, rabbia che pian piano diventa riflessione e motivo di ricerca, ricercare il vero motivo per il quale quel sistema criminale, “parlare di mafia è davvero riduttivo”, afferma. “Ho sentito la necessità di raccontare la mia storia, attraverso un lavoro di scrittura, di cuore e di passione”, elaborare il proprio dolore grazie alla nuova famiglia e affidarsi in prima persona all’associazione di don Luigi Ciotti, è infatti un’attivista di Libera, per non sentirsi più sola, per comprendere che c’era molto da comprendere, da ricercare e da raccontare. Un libro straordinario. Un libro che imprime nel lettore la forza e il dovere verso l’impegno civile di ognuno di noi, “Noi cittadini non possiamo delegare la politica, dobbiamo impegnarci. Siamo anche noi delle vittime, tutte le volte in cui vengono negati i nostri diritti. La libertà è partecipazione, citando Giorgio Gaber”, espressioni di speranza quelle che trasmette Margherita durante l’incontro, un numeroso pubblico attento e commosso pronto ad ascoltare e a rivivere quegli anni in cui la mafia sanguinaria uccise Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, destabilizzando il suo animo provocando un enorme smarrimento e la presa di coscienza di quanto di marcio avesse accanto.

A distanza di anni crede che si sia trovato un atroce equilibrio,”Adesso non si uccide più. Dalla mafia sanguinaria siamo giunti a un profilo diverso, probabilmente perché ci sono legami più radicati, le collusioni sono strutturate e il sistema criminale è sempre più forte”.
Il giornalista Carbone affronta il delicato argomento delle commemorazioni, ormai intrise di retorica dichiarando che forse andrebbero selezionati luoghi e le orecchie giuste pronte ad ascoltare perché si rischia spesso di strumentalizzare il dolore altrui, “Non siamo una spilletta da esibire”, afferma l’autrice.
Al libro verrà conferito il Premio Chinnici, un libro che dà voce a chi la possibilità di parlare è stata tolta, e ancora una volta le due strade coincidono perché ad essere premiato sarà anche il magistrato Carlo Palermo.
“Dobbiamo tornare ad essere liberi, insieme a quell’Italia che vuole il cambiamento” è quasi un urlo di speranza, un inno alla libertà e alla voglia di credere in un futuro migliore, un cambiamento che possa risanare in parte il sangue versato ingiustamente, affinché il coraggio di chi ha lottato senza timore non venga reso vano,  perché “le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”, come ci insegna Giovanni Falcone.

K.M.

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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