di Katya Maugeri

 
Una lettura ricca di emozioni, riflessioni, silenzi e sorrisi. Poesie che meritano attenzione, il lettore deve assolutamente svestirsi da ogni dogma emotivo e abbandonarsi a un viaggio introspettivo che inevitabilmente lascerà il segno.“Cruda al punto giusto” di Anna Agata Mazzeo è una raccolta di poesie che diventa percorso verso un’autoanalisi, sulla scia di temi che lasciano il segno nella vita dell’uomo: dai ricordi, alla paura, alla speranza che vive tacitamente in ognuno di noi, “Resta nell’aria il silenzio di chi sceglie opposte direzioni”. Sin da bambina inizia a scrivere, scrive poesie, che però restano fra le pagine del suo diario. In seguito agli studi di comunicazione manifesta il desiderio di scrivere per farsi leggere, si divide  così tra il ruolo di mamma, di due splendidi bambini, e la collaborazione per alcune testate giornalistiche online. Da qui ha trovato il coraggio di esporsi e attraversare il confine, che da fruitore in libreria la vede realizzarsi come autrice.Uno stile raffinato e ironico, termini ricercati che evocano immagini, forma e tatto. Il potere delle parole e il coraggio di volerle utilizzare, a tratti in maniera ermetica con l’utilizzo di metafore che affascinano e stimolano l’immaginazione. Ritroviamo eventi di vita quotidiana, l’incessante ricerca di un equilibrio interiore – effimero o permanente – ma protagonista della nostra vita, quasi fosse il fine ultimo della nostra esistenza! La delusione, il rancore, la passione, la sensualità, il coraggio di esporsi pur rimanendo se stessi – nonostante tutto – riconoscere la propria natura e credere fermamente nelle proprie idee, le poesie della Mazzeo sembrano quasi accompagnare il lettore verso la propria meta interiore. Trovare il coraggio di superare i momenti avversi e sorridere, senza timori indotti, lasciare che siano i sogni e le nostre passioni a illuminare il nostro cammino.
Tuttavia, “Del mondo anche tu sei frutto e qualunque sia il tuo sapore non puoi smettere di sperare”.

 

 

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– “Non c’è spazio per la realtà in questa fabbrica di sogni si dà spazio solo ai segni”.
Quando, i sogni lasciano segni?

«Quando ti rendi conto che il cassetto non si può chiudere, quando resta aperto perché i sogni chiedono di essere realizzati, e la tua vita sembra una stanza disordinata finché non li realizzi. Nell’onirico è tutto possibile, non esistono regole, sogniamo di volare, piuttosto che di salvarci da un precipizio e al risveglio le emozioni che ti restano come souvenir da un viaggio di piacere sono potenti, una forza che nel quotidiano dubiti di avere. Ci sono sogni meravigliosi e incubi terrificanti, ma a fare la differenza è il sognatore. Come graffi invisibili all’anima, i sogni, ti portano a raggiungere nuove consapevolezze, verità che lasciano il segno e che non ti permettono di essere più la stessa persona che eri. Dall’avvento della fotografia, del cinema, di internet tanti confini sono stati ridisegnati, tutto sembra possibile e per dirla con le parole di Walt Disney “Se puoi sognarlo puoi farlo!” è questa la filosofia che mi piace seguire».

– “E’ tutto un trasloco da divino a profano…” Durante questo trasloco cosa rischiamo di perdere e cosa invece andrebbe custodito?

«Rischiamo di perdere dei punti di riferimento pre impostati, di essere liberi e non saper gestire questa libertà.
Siamo stati indottrinati fin da piccoli con i dogmi della Chiesa cattolica, ci hanno insegnato a credere in Dio, ma non abbastanza in noi stessi. Credo in un’entità superiore, qualunque sia il suo nome, ma ritengo necessario spogliarsi da tanti preconcetti e tanti schemi per essere fedeli a sé stessi e alla propria natura, anche a rischio di essere identificati come soggetti ‘strani’».

– Il timore di esporsi alimenta insicurezza e limita le nostre potenzialità, quanto è importante lasciarsi andare?

«Il timore di esporsi è causato dall’insicurezza e come un cane che si morde la coda se non ti fermi ad affrontare le paure non avrai soluzione. Lasciarsi andare è fondamentale. Ezra Pound sosteneva che se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. L’approvazione degli altri non è sempre conferma del successo di un’idea».

– Nelle tue poesie troviamo malinconia, riflessioni, ironia e una ventata di primavera, di “Speranza”. Che ruolo ha la speranza nella tua vita?

«La speranza è quel coniglio che tiro fuori dal cilindro, quando proprio non riesco a trovare pace. E’ quel barlume di ottimismo che mi fa credere di trovare soluzioni e di fatto guardando con occhi nuovi le soluzioni le trovo. E’ quell’ombrello che tengo in borsa, ma che apro di rado, mai prima che piova».

– “Quanta parte di noi siamo costretti ad amputare?” Credi sia necessario farlo per rinnovare sé stessi?

«In un qualunque contesto sociale siamo costretti a indossare una maschera per la pacifica convivenza. “Quanta parte di noi siamo costretti ad amputare?” è un moto di ribellione alle convenzioni sociali. Bisogna liberarsi dall’ansia di apparire e da coloro che ci vorrebbero diversi da quel che siamo. Rinnovarsi vuol dire anche lasciar andare quel che ci fa stare male o che non ci è utile, a volte anche avere il coraggio di rinunciare a un sogno è l’opportunità per aprirsi al nuovo».

K.M.

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