Martedì 29 aprile, alle 21, al Musco una serata ad ingresso libero in due parti:  il monologo-denuncia di Luciano Bruno sarà preceduto dal concerto dell’Orchestra sinfonica infantile “Falcone Borsellino”

CATANIA – Librino, “u quatteri”, è una roccaforte dell’illegalità. Sono in settantamila a vivere in un inferno senza infrastrutture e decoro. Ma in tanti non ci stanno e si battono per cambiare l’insostenibile stato delle cose. Una condivisione di intenti che si allarga ad altri quartieri a rischio dell’area metropolitana, come ad esempio San Cristoforo. Unire gli sforzi in nome della lotta alle disparità sociali, alla violenza, a tutte le mafie: questo lo spirito da cui muove l’iniziativa nata dalla sinergia tra la testata giornalistica “I Siciliani Giovani”, il centro di aggregazione popolare “Gapa-giovani assolutamente per agire” e la fondazione “La città invisibile”: tre realtà molto attive che hanno trovato un interlocutore nel Teatro Stabile di Catania.
Per dare voce alla richiesta di cambiamento, le forze in campo approdano così alla ribalta della scena. Lo Stabile ha prontamente offerto il proprio palcoscenico per sensibilizzare la città attraverso una denuncia civile, ferma ed accorata, portata avanti con le armi della cultura e lo strumento democratico della rappresentazione. Una scelta che il TSC, nelle persone del presidente Nino Milazzo e del direttore Giuseppe Dipasquale, ha subito incoraggiato e sostenuto, avendo ben chiara la funzione civile che da sempre distingue il teatro. È in questa visione che il 29 aprile alle ore 21, ad ingresso libero, la sala Musco aprirà il sipario su uno spettacolo articolato in due parti, costruite su diversi linguaggi artistici, prosa e musica, che interagiscono per trasmettere un messaggio forte di civiltà.
La serata sarà aperta dal concerto di giovanissimi strumentisti che vivono nei quartieri a rischio e confluiti nell’Orchestra sinfonica infantile “Falcone Borsellino”, modello vincente contro la devianza giovanile, in nome del linguaggio universale della musica. Mentre la crisi morale e materiale in cui versa la zona sud est di Catania sarà focalizzata nel lavoro teatrale intitolato appunto “Librino”. Il soggetto è di Luciano Bruno, che racconta in maniera emblematica l’annoso dramma del proprio quartiere. La drammaturgia è di Giuseppe Scatà, la regia di Orazio Condorelli, il disegno luci di Domenico Gugliemino. Ad interpretare il monologo è ancora Luciano Bruno, il collaboratore de “I Siciliani Giovani” che lo scorso 10 gennaio – mentre realizzava un servizio commissionatogli da Giovanni Caruso, responsabile della redazione catanese – è stato malmenato e derubato ad un passo dal “palazzo di cemento”, edificio simbolo del degrado della vasta area urbana.
Quello ospitato dal TSC si delinea come un evento che nasce soprattutto come risposta al silenzio e all’indifferenza di fronte allo stato di totale abbandono in cui versano Librino e altri rioni. Così si legge su “I Siciliani Giovani”, giornale alla continua ricerca di verità scomode, che mutua significativamente il nome dalla testata fondata da Giuseppe Fava: «Quando Luciano Bruno venne aggredito, le istituzioni fecero dichiarazioni di solidarietà, erano soltanto parole? Il Presidente dello Stabile Nino Milazzo inviò un telegramma, mise a disposizione il teatro e oggi mantiene la sua promessa permettendo di mettere in scena lo spettacolo concepito che da tempo il nostro Luciano porta in giro».
È la storia di alcuni ragazzi che vivono la trasformazione del quartiere più a rischio di Catania, conosciuto per la droga e le armi nascoste negli appartamenti fatiscenti. All’ombra di quei grattacieli crescono Pirocchiu, Grattacielo, Menzabirra, Tigna, Lucio Dalla, Funcia, Aurora e le sue amiche. Cercano solo un campo in cui giocare a pallone: un cortile, un porticato, un pezzo di campagna in cui si spaccano la schiena per togliere pietre e costruire porte. Tra tutti Luciano: un ragazzino pieno di vita, dal sangue caldo. Si innamora, si vendica, si pente amaramente, ride, piange, si rassegna.
Ma a Librino c’è chi non si arrende, chi crede nel riscatto. Non a caso la rappresentazione sarà preceduta dall’esibizione dell’Orchestra sinfonica infantile “Falcone Borsellino”, creata dalla fondazione “La città invisibile”, costituita a sua volta da Alfia Milazzo con Liborio Scaccianoce e altri amici. Presidente della fondazione è la stessa Alfia Milazzo, altresì organizzatrice della formazione orchestrale. Sul podio il maestro Manuel Frias guiderà i giovanissimi musicisti (tra i 6 e i 17 anni), provenienti da situazioni di disagio socio-economico. La denuncia non esclude quindi un messaggio di speranza, come conferma l’azione della fondazione, che prende il nome dalla (quasi) omonima opera di Calvino, “Le città invisibili”. E proprio dal romanzo più utopico che sia mai stato scritto è scaturita l’idea di un luogo in cui le utopie possono diventare realtà: in questo caso salvare dalla devianza bambini e adolescenti, con il nutrimento della cultura e della condivisione delle regole.
È nata così la Scuola di vita e Orchestra “Falcone Borsellino”, che dal 2009 eroga formazione attraverso un metodo innovativo ed efficace: i minori in difficoltà vengono inseriti gratuitamente e senza fondi pubblici in un circuito etico-culturale in cui si ripropone la didattica originale del “Sistema Abreu”, su cui si basano le orchestre e dei cori infantili e giovanili affermatasi in Venezuela. Nella provincia etnea sono attivi numerosi centri e sono state create tre orchestre: a Catania (nei quartieri San Cristoforo e Librino) e Adrano. Si mira così a diffondere il messaggio di un movimento culturale e morale attuato dai più piccoli, giudicati i più adatti, come aveva profeticamente sostenuto Borsellino, «a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità». Quella complicità, quella catena odiosa, che la parte migliore della società da sempre tenta di spezzare.

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