Siamo siciliani e le novità ci rimangono sullo stomaco. «Siciliani siamo» se si imita la prosa di Goliarda Sapienza che ci metterebbe pure gli accenti giusti. Volendo dare consigli di lettura, pesco dal cilindro degli anni trascorsi certe – come chiamarle ancora? – nuove proposte. Setacciate mercatini, biblioteche (ci sono anche a Catania), garage (che non sottovaluterei), librerie, depositi e internet. Chiedete di eventuali ristampe. Comincio da una proposta Mimesis esattamente di un anno fa: Franco Ricordi, Pasolini filosofo della libertà. Un passepartout di quelli mica male per chi aneli conferme sulle qualità del bolognese. Poeta civile al pari di Dante, Foscolo e Leopardi, “filosofo” come Heidegger e Günther Anders, i suoi motti – celebre quello su progresso e sviluppo – e le sue invettive ricalcano tesi di autori ben più osannati. Come dire: se sei un genio arrivi dappertutto e val la pena sapere come la pensi.

Poi andrei al 2010 all’Arte di annacarsi di Roberto Alajmo (Laterza), viaggio in Sicilia con intervalli colti: tappa dopo tappa da Marsala a Messina. Camminata tra le virtù (poche) e i vizi (tanti) di una terra che non può non deludere. La premessa, “Le mani avanti”, è una guida all’abbandono delle illusioni, «una discesa agli inferi». Da Goethe in poi è come scattata una maledizione: si va in Sicilia come se si sbarcasse in Africa. Per diplomarsi in “fisica e metafisica della diversità”. Già, e dopo? Fingono soprattutto gli sciocchini che si avventurano oltre lo Stretto alla ricerca di un rebus da risolvere e si convincono di esserci riusciti. La parte del libro dedicata a Catania lascia intuire come gli spazi di manovra siano ristrettissimi. Mare, folklore, commercio, anche di se stessa: la stramaledetta Isola è sempre tutta lì.

Farei quindi una corsa fino al 1977 per una chicca. Un libro del grande tenore Giacomo Lauri Volpi, Voci parallele (Bongiovanni). Perché tutti parlano di teatro, allestimenti, regie, serate di gala, festival, scioperi, grandi eventi, poi però dimenticano note e cantanti. Dai miti dell’Ottocento alle più “giovani” Mirella Freni e Montserrat Caballé decine di voci messe a confronto con competenza e linguaggio tecnico. Perché l’opera lirica – lo dico dalla terra di Bellini – non è mai stata “Canzonissima”. Poi due libri della stessa persona, a scelta se volete. L’autore è Marco Dolcetta, firma di testate importanti. Avanguardie del ‘900 (Rai-Eri 2003) e Politica occulta (Castelvecchi 1998). Irrazionalità e “dietro le quinte” della storia: non proprio due fenomeni da nulla. Non si tratta di traffico di teorie complottiste ma di uno sguardo sui gruppi di pressione occulti e non, dall’epoca “premoderna” ai giorni nostri. Un modo per prendere confidenza con logge, organizzazioni internazionali e Opus Dei. Liberare la curiosità il più delle volte serve. Giovanni Arpino non può mancare. Artigiano di proporzioni. Il volume si intitola Ritratti, ed. La cisterna 1991. Contiene una serie di articoli scritti per il quotidiano fondato e diretto da Montanelli dal 1978 al 1986. Dagli artisti più noti alla gente comune, fino ai bambini. Arpino andrebbe studiato al liceo. Sentite cosa dice di Rita Hayworth: «Bella? Forse più bellona e belluina che davvero bella». Olé.

L’opzione Recherche – andiamo al romanzo – è sempre valida se non altro per scommettere sul grado di concentrazione estiva (scherzo), personalmente però invaderei il campo delle utopie stavolta palesi, con un volumetto Cuecm di Domenico Tanteri, Costretti ad essere felici, anno 2001. Un libro per chi non cerca compromissioni con strampalate dottrine sulle cosiddette isole della felicità. La tesi? Libertà e felicità sono nemiche tra loro. Laddove si cerca con insistenza la seconda – nelle società sognate dagli utopisti – ad andarci di mezzo è sempre la prima. L’occasione è ghiotta – si parla di felicità – per segnalare anche il saggio del noto Stefan Zweig su Sigmund Freud (Lucarini 1991), ove si cita l’obiettivo del papà della psicanalisi: fare chiarezza giammai dispensare felicità. Se attuale o no, giudicheranno i lettori – attenti o distratti – del III millennio.

Dati i tempi, un tavolo sprovvisto di saggio o testimonianza sulla guerra non riesco a immaginarlo. Sulla grande guerra, che “festeggia” il secolo, il superclassico Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu (per dare un’indicazione: ne posseggo un’edizione Oscar Mondadori del ‘71); sulla seconda guerra mondiale invece lo studio di Alberto Rosselli, Pagine ignote del secondo conflitto mondiale”, Greco&Greco 2013, dall’Africa orientale all’Unione sovietica il titolo dice già tutto.

Chiuderei con un trittico “dada”. Un libro di filosofia, uno di politica e uno di poesia. Il primo è su Giovanni Gentile ed è di Antonio Giovanni Pesce ricercatore dell’ateneo catanese, L’interiorità intersoggettiva dell’attualismo, Aracne 2012; proprio quest’anno ricorrono i settant’anni dalla morte violenta del filosofo fascista di scuola liberale. Idee e ideali: la filosofia di Gentile come reagente sociale. Il secondo è di Gabriele Turi, La cultura delle destre. Alla ricerca dell’egemonia culturale in Italia, Bollati Boringhieri 2013, ennesimo studio dedicato a un “mondo” così vasto da comprendere la mistica, certe avanguardie e i primi piani di Brigitte Bardot. Ma paradossalmente poco conosciuto. Dulcis in fundo la poesia. Ho in mente – anzi sul tavolo dello studio, in amabile compagnia – una raccolta di 67 poesie timbrata Beat Generation, Mondadori i Miti poesia 1997. Se volete fingervi sensibili – non è accertato che faccia bene alla pelle ma la patente di fighi su facebook non ve la toglie nessuno – potete rivolgervi direttamente ad Allen Ginsberg, saltellando sui versi di “Questa forma di vita ha bisogno del sesso”.

Buona lettura. E prendete appunti, mi raccomando. Il nero su bianco almeno quest’anno non è passato di moda.

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