di Elisa Guccione

CATANIA – Forte, caparbia e non costruita. Questo è l’identikit di Liliana Nigro, docente presso l’Accademia di Belle Arti a Catania,donna impegnata nel sociale e nella lotta a favore dei più deboli. Come un vero vulcano in eruzione non si risparmia e spara a zero contro tutto e tutti senza guardare in faccia nessuno pur di affermare valori come libertà ed uguaglianza. In un assolato pomeriggio di fine giugno scopriamo alcuni aspetti del suo carattere.1480618_501498833304634_903322425_n

–          Da pochi giorni si è svolta un importante sfilata con le creazioni dei suoi allievi. L’evento culturale è stato oggetto di svariate critiche. Ripercorriamo insieme cos’è successo?

«Ogni anno in accademia prima del mio arrivo si organizzavano mostre di pittura, scultura e fotografia con il mio avvento la gestione degli eventi è un po’ cambiata. Penso che ogni ragazzo debba avere la possibilità di esporre e far conoscere i propri abiti al grande pubblico. Da tredici anni è stata creata, così, questa kermesse. Sono stati premiati nomi del giornalismo, dello spettacolo e dalla moda».

–          Le critiche più feroci sono arrivate per l’opinabile scelta di Maria di Trapani …

« Alcuni ben pensanti, in piena libertà, hanno giudicato la mia scelta di premiare Maria di Trapani, icona trash dei nostri giorni. Mi piace ricordare in questo caso le parole del mio amico Vittorio Sgarbi che un giorno mi disse: “Se non ci fosse il trash noi non potremmo individuare l’Arte Pompeiana, il Manierismo e tutte le altre Arti, perché così si può apprezzare ancora di più la purezza del bello”. A tutti coloro che mi hanno massacrato, anche a quei ventenni studenti dell’Accademia, non posso fare altro che ringraziarli, perché mi hanno dato l’opportunità di avere tanta pubblicità gratuita. Mi ha colpito però la grande ferocia con cui molti si sono scagliati contro la passerella di due travestiti. Penso che sia giusto parlare in piena libertà, ma non accetto che un importante evento venga inquadrato solo per determinati momenti. Se fosse stata una serata solo su Maria di Trapani potrei capire il disappunto ma focalizzare tutto su un determinato personaggio e tralasciare i 176 abiti che hanno sfilato, l’attore Fabio Boga impegnato nella lotta contro il femminicidio, il giornalista Daniele Lo Porto e l’emergente giornalista Pierangela Cannone mi dà fastidio. Mi hanno ancora di più rattristato i tanti sentimenti di omofobia».10300039_719075798150928_6167919999852677034_n

–          Lei ama le scelte estreme ed è una donna che crede nella libertà. Cosa significa, secondo lei, la parola libertà?

«Essere liberi significa essere anche in minoranza e credere in ciò a cui si appartiene. Se non posso dire quello che penso è tutto inutile».

–          Cosa consiglia ai suoi studenti alla fine del percorso di studi?

«Vorrei che i miei ragazzi o almeno la maggior parte non smettessero mai di combattere per ciò in cui credono. È fondamentale non arrendersi anche tra mille problemi. Guai chi si ferma, l’importante è andare avanti».417006_149347468519774_429028367_n

–          Originaria di Buccheri, un paese della provincia di Siracusa, e più volte assessore e con il serio rischio di diventare il primo cittadino della sua città. Ci spiega come mai ha rifiutato alla fine di gareggiare per la famosa poltrona?

«Ho rinunciato alla candidatura quindici giorni prima dell’elezioni, perché tutta la campagna elettorale avrebbe minato la mia libertà. Tutti si prodigavano a dirmi cosa fare e come comportarmi ed ho preferito lasciare stare».

–          Rimaniamo in quest’ambito. Qual è il suo ideale politico e che tipo di politica ha adottato durante il suo mandato come assessore?

«Non sono né di destra né di sinistra. Il mio ideale politico è Filippo Turati. Voglio vivere il dolore delle periferie, perché penso che non debbano essere rivalutate solo in campagna elettorale».291071_102592519861936_825805739_o

–          Parliamo di Catania. Nella città dell’elefante ha due grandi amori: l’Etna e Sant’Agata

(ride)

«È vero. Ho pensato che dovevo fare qualcosa per esternare il mio grande amore per Sant’Agata. Adesso sono al Museo Diocesano con degli abiti dedicati alla nostra Santa. Mi fa piacere promulgare la mia dottrina, perché l’arte è condivisione e coalizione».

–          Qual è il suo modello di donna?

«Beanzir Bhutto. L’ex ministro donna pakistano a ricoprire un ruolo di comando in un paese mussulmano uccisa in un attentato, alla quale ho dedicato un catalogo “Agata con te rinasco”».

–          Continuiamo a parlare di donne. Cosa non le piace del mondo femminile?

«Mi arrabbio quando dicono che le donne siano il cosiddetto sesso debole. Oggi, ancora, non si può parlare di pari opportunità. La parità di diritto non c’è, perché ad esempio quando da assessore andavo alle riunioni mi scambiavano per la segretaria del sindaco o dell’assessore. La mentalità che le donne non possano occupare posti importanti non è cambiata».1613985_512096078911576_1672944682_n

–          Capita spesso che le donne siano nemiche tra di loro. Questo, purtroppo, è un dato di fatto non può negarlo?

«L’invidia femminile può essere una sana competizione. Mi stimola ad andare avanti e meglio. Non ho nessuna difficoltà ad affermare la bravura e la bellezza di una donna. Solitamente sono più simpatica agli uomini che alle donne, almeno a quelle stupide».

–          È molto impegnata nel sociale. Si sta battendo come meglio può contro il femminicidio. Sta preparando un grande progetto. Possiamo avere qualche dettaglio in più?

«Ho sposato la causa della violenza di genere. Quando le storie finiscono o sono fonte di problemi, non si può obbligare una persona a vivere una vita sbagliata che non deve e non può essere vissuta. Qualche anno fa ho conosciuto a Priolo l’attore Fabio Boga e mi ha colpito il suo impegno nel sostenere le donne in difficoltà. Fabio, insieme al vostro direttore Daniele Lo Porto, ed io stiamo organizzando un particolare excursus nelle università di Catania, Palermo, Messina e Siracusa  in modo da educare i ragazzi sin dai primi anni di scuola al rispetto e all’educazione. Inviteremo anche i genitori delle vittime e coinvolgeremo le Forze dell’Ordine e i magistrati. Da persona libera mi sento di dover fare qualcosa per questa situazione».

Elisa Guccione

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