di Rachele Mesiti

BERGAMO – Incontro Giovanni Cacciolo Molica , presidente della prestigiosa Orobica Pesca, azienda leader in Italia settentrionale per quanto riguarda la  fornitura  di  pesce e prodotti alimentari nel campo della ristorazione, nel punto vendita di via Bianzana , sede degli uffici amministrativi. Sono le 16.30 e il presidente è nel pieno dell’attività lavorativa. Coordina alcuni dipendenti che stanno  imballando grandi cassoni di pesce diretti al Resort di Las Vegas; contemporaneamente parla al telefono, mi stringe la mano e  mi offre un caffè al volo alla macchinetta .Non sembra l’anziano signore che mi aspettavo di trovare. Attento, vigile, attivissimo, intorno alla sua figura aleggia un’atmosfera di rispetto, considerazione e affetto. Mi guardo intorno e vedendo sconfinate quantità di pesce immerse nel ghiaccio tritato o adagiate nelle celle frigorifere, intuisco la straordinaria portata  di questa impresa , in un luogo dove il vecchio detto popolare “.Pès del pès non ghè che ol pès”( peggio del pesce  c’è solo il pesce),  la dice lunga sull’ orientamento alimentare dei suoi abitanti. Sicuramente Giovanni Cacciolo Molica dovette vincere resistenze culturali di vario genere  prima di realizzare il suo grande progetto  più di  mezzo secolo fa, lui, siciliano di origine, diciassettenne, emigrato a Milano e poi  nella Bergamo chiusa e montanara dell’epoca . Mi mostra con orgoglio una targa risalente al 2008 riconosciutagli dalla sua  città, Patti, mentre inizia a raccontare la sua storia ripercorrendone con gli occhi speranze, ricordi e successi di una vita.

10336802_4463214993911_1915791662380373703_nVenuto al nord in cerca di lavoro come meccanico si fa conoscere ben presto per le sua operosità  instancabile , cosa che nella rigida e diffidente comunità bergamasca ha un peso così  importante  da    fargli  perdere ben presto l’appellativo di Terù . Ricorda la terribile  nostalgia di casa e del mare, che per anni ha continuato a cercare in ogni ruscello e in ogni fonte d’acqua incontrata. A Bergamo  conosce il suo futuro suocero,Virgilio Grismondi, proprietario di una piccola pescheria fornita essenzialmente di pesce di lago. Piccola perchè  il pesce si mangiava  davvero poco e  solo al venerdì , giornata “ di magro”. Da un’indagine svolta presso i ristoratori locali Giovanni  intuisce che la domenica  è il giorno di maggiore affluenza  di consumatori e poiché il mercato ittico  di Chioggia, era aperto nel giorno festivo,  inizia a recarsi sul luogo  all’ una di notte con un furgone targato BG 148800, per comprare pesce da lui selezionato,  che quindi arrivava freschissimo  nelle cucine dei ristoranti. Ma i bergamaschi , devoti al brasato, non ne sapevano molto del pesce, e men che mai di quello di mare, troppo, salato per i loro gusti!  Giovanni quindi ne suggeriva la preparazione ai cuochi secondo le tradizioni gastronomiche siciliane. Racconta  di come a poco a poco i ristoratori vinsero le resistenze dei clienti e della paziente opera di persuasione condotta   in pescheria per convincere   la gente  a comprare, al posto delle trote o del lavarello, anche  il pesce spada, che dal punto di vista di qualche consumatore  aveva il difetto di “sapere troppo di pesce..”

Siamo nel 1965 quando finalmente Giovanni  insieme alla moglie Gabriella, fonda  Orobica  Pesca l’azienda  che allora aveva solo 3 dipendenti e  oggi , per supportare  un giro di affari che abbraccia Lombardia, Germania, Svizzera, Stati Uniti fino a Hong Kong, ne vanta almeno cento. Il presidente li conosce uno per uno, come fossero  membri di una grande famiglia : ”.. il semplice rapporto di lavoro non basta a fare grande un’azienda , la gente  non ci  lavora dentro per i soldi specie se  lo stipendio è basso,  ma perchè si sente orgogliosa di appartenervi”. E’ il rispetto uno dei punti chiave del successo di Giovanni Cacciolo Molica , il rispetto che genera affetto e inclusione.

Usa spesso questo termine quando parla del rapporto con il personale dell’azienda , ma ancora di più  nel sottolineare la grande gratitudine nei confronti della moglie Gabriella e della terra che gli ha dato la possibilità di esprimersi e di creare un’ azienda importante e una bella famiglia, una terra verso la quale, nonostante i  quasi 60 anni di residenza , si è sempre sentito un “ospite” : “..non sono venuto per prendere niente, ma per lavorare; quello che ho realizzato è rimasto qui , ha dato  nuovo lavoro ad altre persone”

E questo i bergamaschi lo hanno capito. Qui Giovanni Cacciolo Molica , Cavaliere della Repubblica , Commendatore e Grande Ufficiale per avere cambiato il sistema alimentare nella bergamasca, non è semplicemente  rispettato , è  “uno de noter” .

Non posso fare a meno di domandarmi se la Sicilia , e la città di  Patti in modo particolare , conosce e apprezza l’opera di chi ha contribuito con onestà a portare alto  il nome e i valori culturali della regione in luoghi così lontani. Giovanni lo ha fatto con grandissimo orgoglio perchè, gratitudine orobica  a parte , il suo cuore appartiene alla Sicilia , a Patti ..” il paese più bello è quello dove si nasce , dove ogni sasso ti ricorda qualcosa ..”. Ci torna spesso nella sua città, nella casa che ha  costruito per la  famiglia . Gli chiedo se pensa a un ritiro definitivo , magari un giorno lontano – ..  “Tornare è un po’ morire ”mi dice con un velo di tristezza sul viso, mentre stranamente il suo accento ibrido si arricchisce di inflessioni sempre  più sicule ..”ogni volta mi capita di cercare persone che non ci sono più, affetti, parenti, amici. È un’amarezza grande. ..No, magari ci tornerò più spesso, forse..”

Il suo futuro rimane nella terra che lo ha adottato, che gli ha dato e riconosciuto più della propria, la terra  dove vivono sua moglie e i suoi figli, dove si è  realizzata la sua gloriosa avventura, dove  “Orobica Pesca” sarà  la sua azienda per sempre.

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