Domenica 15 maggio si è “celebrato” il settantesimo anniversario dello Statuto siciliano; nonostante la sua grande importanza, nessuno ha mostrato interesse per questo evento che, invece, avrebbe dovuto suscitare forti emozioni nei cuori di tutti i siciliani. La Sicilia, come noi oggi la conosciamo, è frutto di tantissime trasformazioni sia al livello governativo che burocratico. Dopo le varie dominazioni greche, romane, normanne e spagnole e dopo il periodo torbido in cui governarono gli Angioini, la nostra terra venne annessa al neonato Regno d’Italia. Da qui in poi, la popolazione siciliana si è sempre battuta per l’indipendenza formando vari movimenti come il MIS (Movimento indipendentista siciliano) e l’EVIS (Esercito volontario per l’indipendenza siciliana). Quest’ultimo era guidato da Antonio Canepa, ex partigiano che sabotava il governo italiano per porre fine alle ingiustizie afflitte al popolo siciliano, specialmente al livello economico. Ricordiamo la strage del pane a Palermo, avvenuta nell’autunno del 1944, dove l’esercito italiano ha represso brutalmente, con bombe a mano e moschetti, una spontanea manifestazione del popolo. Fare luce su questa oscura vicenda e non dimenticarla con il passare degli anni, serve a capire quanto il popolo siciliano abbia combattuto per ottenere i privilegi di cui oggi dovremmo godere, cioè quelli che comprende lo Statuto della Regione Siciliana. In seguito ad esso è di esclusiva competenza della Regione la legislazione in materia di: beni culturali, ambiente ed enti locali. Ogni modifica alla legge costituzionale è sottoposta ad una doppia approvazione da parte delle Camere. Secondo l’articolo 37, ad esempio, le imprese industriali e commerciali che hanno sede centrale fuori dalla regione, ma che in essa hanno stabilimenti, dovranno versare una parte della quota totale proprio al territorio siciliano. È importante, perciò, essere a conoscenza di certi privilegi che la nostra isola dovrebbe possedere.

Giulia Canuti e Federica Sciuto, Galileo Galilei

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