“n’arrubbaru lu suli, lu suli/ n’arrubbaru lu mari, lu mari/Sicilia chianci!” . Sono parole di una poesia-canto di Buttitta: sembrano scritte ieri; anzi, domani. A Gela, a Termini, a Priolo, a Milazzo è sempre la stessa trama: vengono, prendono i contributi, fanno i profitti e poi, alla prima occasione, delocalizzano cioè se la squagliano lasciando in eredità un quadro ambientale altamente inquinato e altrettanto corrotto, con una struttura produttiva troppo polarizzata e senza un vero take-off.

Nel frattempo, uno dei vantaggi di qualunque processo industriale, cioè lo sviluppo di infrastrutture, è rimasto a livello embrionale:  a dispetto di annunci, promesse e profezie, le ferrovie sono una pena, quando non una tragedia; le autostrade continuano a suggerire moderate velocità attraverso buche, smottamenti, avvallamenti e gobbosità; e le vie di comunicazione e trasporto merci hanno già nella Catania-Ragusa la metafora parlante di un’arretratezza fatta di malaccorta amministrazione, di improvvida progettazione, di furto del progresso e del benessere anche a costo di centinaia di incidenti mortali.

Se possibile, le comunicazioni “esterne” versano in uno stato ancor peggiore, forse a livello di coma irreversibile: si voglia prendere un treno per il Nord, non c’è più cuccetta o vagone-letto; il “corridoio” per Berlino è ormai solo una vaga reminiscenza di una poesia di Martoglio (ma era Re Umberto che faceva il viaggio); il traghetto Augusta-Salerno è scomparso, e da Messina si può partire solo se ti accomodi senza cabina; insomma, solo viaggi da terzo mondo, come si diceva una volta. Oppure con alte spese. Rimangono i cari, vecchi ferry boat; gli stessi sui quali – nell’altro secolo – mi portava mio papà per farmi provare l’ebbrezza del viaggio in mare, sempre più vecchi, nauseabondi e inquinanti. Tranne i privati, naturalmente. Il terribile pericolo di un ponte sullo Stretto è stato ormai felicemente sventato: felici i pauperisti di entro e oltre mare, gli ideologi con lo spleen del viaggio in barca a vela, i sinceri democratici con azioni delle compagnie private dei traghetti nel proprio portafoglio.

Oppure: tutti sull’aereo, vecchi, asini e picciriddi, carciofi di Ramacca e ciliegino di Pachino, arance di Francofonte e caciotte ragusane, tanto ci sono le low cost internazionali e le alitalie in fallimento. E chi non può, “peste lo colga!”. E contenti dobbiamo essere, perché ci siamo salvati dalle intromissioni della mafia e perché abbiamo salvaguardato l’ambiente, come dimostrano Priolo, Gela e Milazzo. Peccato che la Salerno-Reggio Calabria ormai sia stata quasi completata! Però, volendo, la si potrebbe sempre smantellare … Isola, siamo: che volete?

C’è una Sicilia che … non c’è più; quella fiduciosa e intraprendente, quella della “Catania Milano del Sud”, quella dei sogni di sviluppo e progresso. Rimangono, e talvolta nascono, episodi e parcelle di buon governo e di eccellenza; ma sempre isolati e quasi fortuiti, imprevisti, non voluti. Tanta parte è stata uccisa, o continua ad agonizzare. Tra i progetti di lavoro più realistici, ritorna quello dell’emigrazione, e non solo per i braccianti. Tra i progetti politici … ho sentito un amico di comprovata e lunga militanza dire : “Voglio diventare qualunquista!”

Come in ogni buon “giallo”, non è facile scoprire l’assassino; anche perché pare tanto un delitto di gruppo, con molte mani insanguinate. Ma sarebbe esercizio meramente consolatorio – da “piagnoni” – prendersela con “gli altri”, con “quelli venuti da fuori”: i colpevoli bisogna cercarli tra quelli più vicini a noi. E certamente tra i maggiori sospettati non possono non esserci quelli che anche recentemente hanno dato spettacolo in Assemblea Regionale difendendo a spada tratta, con inusitato vigore, prebende e privilegi che persino nel Parlamento nazionale appaiono ormai indifendibili.

Altro che “casta”! un’associazione a responsabilità molto limitata continua a sgovernare l’Isola, prona ad interessi privati di gruppi, di singoli e di corporazioni, servile persino nel difendere i troppo lauti stipendi di una burocrazia onnivora che mangia sottraendo anche dal piatto  semivuoto dei disoccupati. Crocetta ( un nome, un destino) i suoi difetti ce li ha: ma, con pochi altri dignitosamente onesti fino a prova contraria,  sembra proprio un malcapitato in un’arena di iene.

Anche se non è facile, è giusto mantenere, e cercare di trasmettere ai giovani, atteggiamenti costruttivi e propositivi che aiutino a trovare una via d’uscita; sembra tuttavia inevitabile che ci si debba aspettare risposte forti e accelerazioni della protesta, prima di poter ricomporre un’immagine credibile della rappresentanza politica in Regione. In questo quadro, qualunque proposta politica rischia di affogare nel disinteresse o nel disgusto popolare: i prossimi candidati all’elezione nell’Assemblea Regionale Siciliana – quando quest’altra cerimonia potrà essere effettuata – dovranno faticare parecchio per convincere la gente ad uscire di casa per andare a votare.

A proposito dell'autore

Dirigente scolastico

Nato a Catania il 17-8 1948, ha terminato gli studi classici presso il liceo “Cutelli” e umanistici presso la facoltà di filosofia. Docente di Storia e Filosofia nei licei di Paternò, Siracusa, Lentini dal 1974. Nel 1983  promotore e organizzatore, in collaborazione con Comune di Lentini, Società Filosofica Italiana e Università di Catania del Convegno internazionale su “Gorgia e la Sofistica”. Nel 2004 e nel 2005 Coordinatore didattico master di 2° livello università “Kore” di Enna; è stato Supervisore SISSIS a contratto presso università di Catania e assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Lentini. Dal 2009 Dirigente scolastico prima a Cremona e ora Paternò.

Post correlati

Scrivi