Come si sa le pubbliche amministrazioni da anni sono sottoposte a un regime molto rigido in tema di assunzioni di personale a tempo determinato o indeterminato. Per fare fronte alla proprie esigenze di personale, pertanto, sono costrette a ricorrere a forme di utilizzazione in “prestito” o in “comune” di unità di personale appartenente ad altre amministrazioni generalmente appartenenti allo stesso Comparto. Tra le forme di utilizzazione in comune di personale appartenente ad altre amministrazioni, vi è il comando, istituto che affonda le sue radici in anni lontani e che non ha trovato mai una disciplina ben definita da parte del legislatore.
In questo particolare contesto, le amministrazioni chiedono sempre più spesso alle sezioni regionali della Corte dei conti dei pareri sull’utilizzabilità o meno di tale istituto, al fine di capire se lo stesso rientri nel regime assunzionale previsto in linea generale per il reclutamento di personale nelle pubbliche amministrazioni. In particolare si chiede se il comando sia soggetto al limite previsto dall’art. 9, comma 28, dei D.L. 78/2010, per il quale le pp.aa. non possono assumere personale a tempo determinato in misura superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nel 2009.
Ebbene secondo molti la spesa relativa al personale utilizzato in posizione di comando esula dall’ambito applicativo della richiamata disposizione normativa, trattandosi di operazione neutra che non incide sulla spesa pubblica complessivamente sostenuta dagli enti coinvolti, ovvero se tale esclusione operi solo a condizione che l’ente cedente non proceda alla copertura – con personale a tempo determinato – del posto lasciato disponibile dal dipendente Comandato.
La sezione autonomie della Corte di Conti si è trovata di fronte al seguente quesito: se alla luce dell’art. 9,
comma 28, dei D.L. 78/2010 la spesa relativa al personale utilizzato in posizione di comando esuli dall’ambito applicativo della richiamata disposizione normativa, trattandosi di operazione neutra che non incide sulla spesa pubblica complessivamente sostenuta dagli enti coinvolti, ovvero se tale esclusione operi solo a condizione che l’ente cedente non proceda alla copertura – con personale a tempo determinato – del posto lasciato disponibile dal dipendente comandato, fermo restando, in entrambi i casi, l’osservanza delle prescrizioni di cui all’art. 1, comma 557 della legge 296/2006 in ordine alla spesa complessiva di personale”.
Con la deliberazione 15 maggio 2017, n. 12/SEZAUT/2017/QMIG, ha affermato, con valenza nomofilattica, il
seguente principio: “La spesa relativa al personale utilizzato in posizione di comando esula dall’ambito applicativo dell’art. 9, comma 28, del d.l. n. 78/2010, ferma restando l’imputazione figurativa della spesa per l’ente cedente”.

Pierpaolo Lucifora

 

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