La notizia non è di quelle eclatanti dal punto di vista giornalistico, anche perché non ci sono di mezzo né episodi di gossip né provvedimenti della magistrature né lotte clandestine per le poltrone. Ma il fatto è di per sé emblematico di una disattenzione generale e della superficialità con cui alcuni temi importanti per il futuro del Paese sono trattati dalla classe politica, specie quella siciliana. Si è costituita l’associazione “Integruppo Innovazione” che aggrega deputati e senatori di qualsiasi colore politico impegnati per favorire lo sviluppo tecnologico dell’Italia. Sono 95 in tutto, quindi il dieci per cento del totale di Camera e Senato, in prevalenza del PD, ma ci sono pure deputati di Forza Italia, del Movimento Cinque Stelle, del NCD, qualcuno della Lega Nord e qualche altro del SEL. In modo trasversale, sono presenti tanti parlamentari, tra loro l’ex ministro Rocco Buttiglione, la ricercatrice Irene Tinagli, l’ex portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone, il giornalista Augusto Minzolini. Quattro soltanto i parlamentari siciliani: Luisella Albanella, Tommaso Currò, Gianpiero D’Alia e Vincenzo Garofalo, tutti eletti alla Camera nella II circoscrizione della Sicilia. Quattro gatti sarebbe da dire letteralmente. Assenti invece molti deputati che, eletti nel 2013 fra il PD e Forza Italia, hanno deciso da tempo di occuparsi di altro, ma non certamente di innovazione tecnologica. Tra loro molti notabili della vita politica siciliana.

Il Governo Renzi sta provando a sostenere lo sviluppo del digitale nel Paese e dunque la classe politica si organizza per dare il proprio contributo di idee e programmi.  Si legge Manifesto di “Intergruppo Innovazione” il programma dell’azione politica “Per i giovani che si costruiscono una prospettiva, per le piccole imprese che devono competere nel mondo, per i cittadini che cercano una migliore qualità della vita, l’opportunità offerta dalla tecnologia è irrinunciabile. Il XIX secolo è stato caratterizzato dalle macchine a vapore, il XX secolo dall’elettricità. Il XXI secolo è il secolo digitale. La politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. In Italia c’e’ ancora molto da fare. In Italia metà della popolazione usa Internet con regolarità. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica”.

Fatta questa ampia premessa, l’impegno politico è esplicitato nel Manifesto di “Intergruppo Innovazione: “Siamo convinti che affrontare con incisività il nostro ritardo, eliminare i digital divide, sviluppare la cultura digitale con l’obiettivo di conquistare la leadership nello sviluppo ed applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, costituisca la principale opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali per l’intero Paese, ed in particolare modo per i giovani.” Diverse iniziative sono state finora avviate, molti incontri sono stati promossi soprattutto con i protagonisti della rivoluzione digitale in Italia, sul sito dell’associazione è visibile il programma delle attività finora svolta. Potrebbe trattarsi dell’ennesima “boutade” propagandistica della politica italiana per ottenere visibilità, come potrebbe essere una cosa seria. Non lo sappiamo. Certo è che se il 10% di deputati e senatori si mette insieme per fare qualcosa, vuol dire che stanno provando a dare un segnale al paese. Non vedere tuttavia i nomi di tanti protagonisti della vita politica siciliana fa specie. Loro pensano ad altro in questo momento e si allontanano pian pianino dalle reali esigenze della società civile.  L’innovazione digitale non è più una sciccheria, è un tema importante per i giovani, le start up e le imprese. Sapere che non ci sono dentro i parlamentari siciliani sul tema, questo di per sé basta per fare notizia.

Saro Faraci


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