Altri guai per il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano: dopo il “terremoto” causato dalla nuova inchiesta sulle Grandi Opere, con appalti truccati, tangenti e favori personali, il ministro Maurizio Lupi, nella serata di ieri, ha annunciato le dimissioni dalla carica.

E’ proprio il caso di dirlo: ad Alfano va di male in peggio. Pur senza alcun avviso di garanzia, ma inchiodato da un’intercettazione telefonica con Ercole Incalza, Lupi non ci sta e cerca di salvare la faccia: “E’ la decisione migliore perché avendo fatto insieme a Renzi una legge che si chiama “Sblocca Italia”, non è possibile continuare il proprio mestiere se ci sono delle ombre”, ammette durante la registrazione di Porta a Porta.

Un gesto che, però, non rappresenta un ritiro dalla vita politica. “Credo che questa mia decisione rafforzerà l’azione del governo”, ha spiegato il ministro Lupi. “Devo ringraziare anche il mio partito – ha aggiunto il ministro -. Tutti mi hanno detto che non devo dimettermi perché non c’è ragione”.

In particolare, la prova del coinvolgimento di Lupi sarebbe rappresentata da un tentativo di raccomandazione del figlio: “Attaccate me ma lasciate stare mio figlio: è stato mandato dal Politecnico di Milano a fare sei mesi di tesi e di stage a tremila dollari al mese e per sei mesi lavora presso uno studio di San Francisco. Perché dovrei chiedere a Incalza di fare pressioni su Perotti per raccomandare mio figlio se avrei potuto chiamarlo direttamente? La cosa migliore è che io mi assuma tutte le mie responsabilità ma salvaguardi la mia famiglia”, dichiara, annunciando le dimissioni per una sola intercettazione telefonica, al contrario di altri componenti dell’NCD che, nonostante il coinvolgimento in qualità di indagati, preferiscono non lasciare la poltrona…

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