Le vicende della cronaca scorrono veloci, è inevitabile che le pagine dei quotidiani seppelliscano le ‘vecchie’ sotto il peso delle ‘nuove’. Ciascuno di noi , però, in base alle proprie competenze e ai propri interessi, fa bene a preoccuparsi di approfondirne qualcuna, prima che naufraghi nell’oblio della memoria collettiva. Per esempio i solenni funerali romani del boss Vittorio Casamonica . Si tratta di un episodio folkloristico o, piuttosto,  la spia di tematiche più nascoste, più durature e più preoccupanti?

Tra i messaggi più persuasivi che le organizzazioni mafiose lanciano per raccogliere consensi c’è l’ostentazione dell’impunità. Da questo punto di vista i funerali di Roma sono stati un capolavoro di promozione dell’immagine pubblica del defunto e dei suoi eredi immediati. In una società ancora imperfettamente secolarizzata, l’impunità terrestre – per quanto rilevante – non è esaustiva. Allora con gli elicotteri e la carovana dei fuoristrada sbatto in faccia la mia superiorità rispetto ai poteri civili, ma con la ritualità religiosa tolgo ogni eventuale dubbio sulla mia impunità post mortem. La volontà del padrino è legge incontrastata in cielo come in terra. Gli uomini possono non capire, fermandosi alle apparenze; ma Dio – che penetra in profondità nei cuori – sa che il mafioso è più un santo che un reprobo.

Le gerarchie ecclesiastiche, da Giovanni Paolo II a Francesco I , hanno ormai chiarito che la chiesa-istituzione non è disposta a farsi strumentalizzare dai mafiosi. Ma anche in questo campo, come in tantissimi altri, lo iato fra i pastori e la chiesa-popolo è vistoso. Resterà incolmabile? Se l’istruzione teologica media dei cattolici resterà ai livelli attuali, temo di sì: perché dovrebbero accettare gli esiti operativi di percorsi intellettuali a cui restano estranei? Il mio volume Il Dio dei mafiosi , dedicato alle inquietanti connessioni fra la mentalità cattolica ‘tradizionale’ (pre-conciliare) e la mentalità mafiosa, pur edito dalle Edizioni San Paolo di Milano, ha trovato molta più attenzione in ambienti protestanti e “laici” che in sedi cattoliche. Non sempre l’istruzione modifica in meglio i comportamenti, ma è sicuro che non sarà l’ignoranza a riuscirci.

A proposito dell'autore

Augusto Cavadi (Palermo 1950) è tra i pionieri della filosofia-in-pratica contemporanea. Ha esposto le principali concezioni della filosofia-in-pratica, e fra esse anche la propria interpretazione, nel volume Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010). Attualmente è docente a tempo indeterminato di filosofia, storia ed educazione civica presso il Liceo “G. Garibaldi” di Palermo; consulente filosofico riconosciuto dell’associazione nazionale “Phronesis”; socio dell’Associazione teologica italiana; presidente della Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone di Palermo. Collabora stabilmente con La Repubblica-Palermo e con Centonove di Messina. In base alla sua idea di filosofia esposta nel volume E, per passione, la filosofia. Breve introduzione alla più inutile di tutte le scienze, Di Girolamo, Trapani 2007, la riflessione critica non può avere come oggetto principale - né tanto meno esclusivo – sé stessa, ma deve esercitarsi sugli interrogativi che il cosmo, la storia e la società pongono (spesso impongono con urgenza) all’essere umano. Le sue principali pubblicazioni possono essere dunque raggruppate in quattro sezioni, a seconda delle tematiche affrontate: la filosofia come servizio sociale; la pedagogia e le prassi educative; la politica con particolare riferimento agli intrecci mafiosi; la vita spirituale in senso ampio e le problematiche teologiche.

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