Cambiano i tempi, cambiano le mode e s’incrociano pornografia erotica ed estetizzazione del cibo. Meglio conosciuto con il neologismo di foodporn, si tratta dell’abitudine di condividere in modo compulsivo le immagini dei piatti serviti al ristorante e in pizzeria. Le cifre parlano chiaro: su Instagram, al momento la piattaforma preferita per l’intrattenimento culinario, digitando l’hashtag #foodporn emergono 70,3 milioni di risultati e 155 milioni per il più semplice #food.

CioccolatoSecondo una ricerca pubblicata sulla rivista Brain and Cognition, questo flusso ininterrotto di panini, sandwich, bistecche, gelati, torte, pasticcini e tutto ciò che sia commestibile può creare problemi nell’approccio alla nutrizione, spingendo gli individui più sensibili a mangiare con maggiore frequenza, quindi a ingrassare. Il dott. Charles Spence spiega che il danno non viene causato tanto dalle immagini, quanto dagli effetti che queste comportano: «Gli stimoli ambientali possono far saltare i freni inibitori, attivare reazioni ormonali e spingerci a ingerire cibo più spesso di quanto sia richiesto dall’organismo. Il profluvio virtuale di alimenti causa una fame visuale che, nel cervello, impiega pochi istanti a trasformarsi in fame chimica. È facile comprendere come i social network siano il palcoscenico ideale per questo tipo di effetti».

I ricercatori del Crossmodal Research Laboratory di Oxford, in Gran Bretagna, sono d’accordo con il dott. Spence: la continua esposizione a piatti appetitosi aumenta il desiderio di nutrirsi oltre le reali capacità biologiche. La tesi, inoltre, è stata confermata da numerosi altri studi nell’ambito delle neuroscienze cognitive, le quali hanno messo in luce che ancora prima dell’avvento di Internet il mondo, in particolare la civiltà occidentale, aveva cominciato a idolatrare il consumismo di massa. Il packaging con cui si conserva il cibo, le pubblicità provocanti sui cartelloni e in televisione, la struttura stessa degli ipermercati sono tutte “fonti di piacere surrogate”, nel senso che agiscono come semplici totem per soddisfare una libidine di tipo visivo la quale, il più delle volte, non ha nulla a che vedere con quella reale. Gli effetti collaterali a livello fisiologico sono: aumento della salivazione, dei battiti cardiaci, dilatazione dei vasi sanguigni e rilascio d’insulina, manifestazioni corporee immotivate e, nel lungo periodo, potenzialmente dannose per la salute, a meno che non ci si trovi davvero di fronte a un piatto di pasta. Ulrike Toepel, già in uno studio del 2009, per risolvere il problema ha consigliato, in modo rapido e indolore, di mangiare quello che si ha davanti senza fotografarlo.

Alberto Molino

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