CATANIA – Lo scorso ottobre presso il Dipartimento di Economia e Impresa, su iniziativa del Laboratorio Sperimentale di Assistenza Didattica del corso di laurea in Economia Aziendale, il dott. Alessandro Bartoletti ha tenuto un seminario sui problemi di studio, illustrando la sua ricerca pubblicata nel 2013 per Ponte alle Grazie, “Lo studente strategico. Come risolvere rapidamente i problemi di studio”.

Il dott. Bartoletti, psicologo e psicoterapeuta, specializzato in Neurobiologia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, è direttore l’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Strategica di Roma (IPPS).

L’iniziativa dell’Università degli Studi di Catania si inserisce all’interno del panorama nazionale in qualità di un progetto d’eccellenza, come ha affermato il dott. Bartoletti: “In seguito alla pubblicazione del libro, ho girato tutta l’Italia e posso affermare che l’iniziativa organizzata a Catania è un’eccellenza dell’università italiana. È importante rendere lo studente strategico e per farlo servono dei professori strategici. Il prof. Rosario Faraci (presidente del corso di laurea in Economia Aziendale ndr.) e la prof.ssa Veronica Benzo (responsabile del Laboratorio Sperimentale di Assistenza Didattica ndr.) sono dei professori strategici: vedono molto in là nei processi di apprendimento e questo tipo di sensibilità si trasforma proprio in un’iniziativa d’eccellenza”.

Per approfondire maggiormente la tematica, abbiamo intervistato il dott. Bartoletti, analizzando le tipologie dei problemi riscontrati dagli studenti, le tentate soluzioni e le strategie efficaci per la loro risoluzione.

Dott. Bartoletti può parlarci della genesi del suo libro? Da che cosa ha maturato l’idea di questa ricerca?

“Il libro nasce dalla mia esperienza di psicoterapeuta e dall’utilizzo di un approccio molto particolare, la psicoterapia breve strategica. Se guardiamo ai problemi di studio da una prospettiva strategica, scopriamo che la difficoltà dello studente non è dovuta a scarsa motivazione o ad incapacità cognitive ma molto spesso si tratta di un problema che rimane irrisolto. Spesso si insiste nel cercare di trattare le difficoltà dello studio utilizzando strategie inefficaci, definite tentate soluzioni, il risultato che si ottiene è quello di mantenere le difficoltà dello studente”.

Quali sono i problemi di studio maggiormente riscontrati dagli studenti? Potrebbe indicarci qualche esempio?

“Certo. Nello specifico, all’interno del libro descrivo in maniera caratteristica le diverse tipologie di blocco dello studente che tratterò qui brevemente. Lo studente incatenato non è più in grado di concentrare la propria attenzione sul libro e non riesce più a rimanere seduto neanche qualche minuto per studiare. Questo è il traguardo conclusivo di un esasperato controllo motivazionale delle proprie facoltà mentali, in risposta al senso dell’obbligo: più lo studente si sente obbligato, più vengono meno il desiderio e la voglia di studiare. Lo studente perfezionista si blocca perché il suo impegno diventa pedanteria: è assillato dalla paura di commettere errori e di non mostrarsi all’altezza delle richieste dei professori, dei genitori o anche delle proprie. Lo studente terrorizzato, la tipologia più diffusa, si blocca per paura della performance espositiva, dell’esame: manifesta i sintomi di ansia, tachicardia, difficoltà a respirare, bocca secca, giramenti di testa, vertigini. Quando la paura dello studente raggiunge il punto estremo, si verifica il fenomeno che possiamo definire ‘ubiquità studentesca’: lo studente si trova difronte al professore, ma lì c’è soltanto il suo corpo materiale, la mente è ormai evaporata da un’altra parte. Lo studente presunto incapace si blocca dopo una lunga serie di fallimenti, costruendo gradualmente dentro di sé la sensazione di incapacità e dunque la percezione del fallimento. Infine, lo studente chimera è poliedrico nel suo bloccarsi, in quanto può essere rapportato variamente alle tipologie appena descritte”.

Lo studente per risolvere i problemi legati allo studio mette in atto delle strategie. Potrebbe indicarci quali sono le più comuni tentate soluzioni ?

“Nell’ambito del mio studio ho ricercato ed individuato quali sono i meccanismi che lo studente cerca di mettere in atto per sbloccarsi: tecnicamente si chiamano tentate soluzioni, in quanto sono tentativi messi in atto per superare la difficoltà rivelandosi fallimentari e diventando paradossalmente parte del problema. Qualche esempio aiuterà a comprendere. Lo studente che mette in atto la tentata soluzione dell’iper analiticità si perde in una micro analisi infinita, perdendo lo sguardo d’insieme e non riuscendo più a comprendere e a memorizzare. Un’altra strategia è quella che lo studente mette in atto quando ha molta fretta di recuperare, dunque si crea una sorta di sfida perché deve dimostrare a sé stesso di farcela: si crea tutta una serie di aspettative irrealistiche che amplificano il problema e subentra il fallimento. Lo studente che studia senza tempi e senza metodi, in una sorta di anarchia, mette in atto la strategia dello studio disorganizzato per cui crede che solo attraverso la ripetizione può apprendere e memorizzare: tutti gli studi di psicologia dimostrano che non è la ripetizione a proporre l’apprendimento, quanto la profondità della codifica. Un’altra strategia tipica per gestire la paura è quella della socializzazione, lo studente che ad esempio si blocca per paura in genere parla molto di questo suo problema con amici, familiari, professori e facendo questo le sue paure si amplificano sempre di più. La strategia fallimentare dell’affronto evitando è l’improvvisa illuminazione di rimandare al prossimo appello che coglie lo studente il giorno prima dell’esame: dopo un immediato effetto di calma, la paura di affrontare gli esami successivi aumenta sempre di più e con essa le difficoltà”.

Quali soluzioni possono rivelarsi efficaci?

“Nel testo descrivo un’ampia gamma di soluzioni efficaci per questo tipo di problemi. Cercherò di fornirne alcune abbastanza significative. Una prima strategia è quella dello studio paradossale, nel caso dello studente bloccato che non riesce a rimanere davanti al libro. Posso prescrivergli un compito di questo tipo: chiedo tutti i giorni allo studente di mettersi ad una certa ora davanti al suo libro sulla scrivania, come se dovesse studiare per 13 minuti, durante i quali può fare ciò che vuole. Allo scoccare del tredicesimo minuto deve interrompere tutto e per il resto del giorno gli è proibito studiare, anzi si può iniziare ad organizzare perché ha molto tempo libero. Questo tipo di compito, utilizzando un tipo di approccio molto paradossale, produce un graduale utilizzo del tempo che viene pian piano aumentato. Questo piccolo stratagemma inverte i termini del problema e quindi trasforma quello che prima era l’obbligo in una sorta di punizione e trasforma l’opportunità in piacere. Una seconda strategia è quella della peggiore fantasia d’esame e si applica a quei casi in cui il problema ruota attorno alla paura dell’esposizione. Il compito è giornaliero e ha la durata di 30 minuti, in cui lo studente è invitato a sdraiarsi su un divano, senza chiudere gli occhi, e ad immergersi in tutte le peggiori fantasie. Gradualmente la paura in un certo senso si trasforma in parodia e quindi lo studente è in grado di gestire quelle sensazioni. Infine, un terzo stratagemma si chiama Aquile e topi ed utilizza il racconto di una storia. Immaginiamo di disegnare la mappa di una città e di assegnare questo compito ad un’aquila e ad un topolino. Il topolino inizia a disegnare la sua mappa rappresentando marciapiedi, tombini, palazzi: alla fine del primo giorno ha disegnato una sorta di quartiere e dopo qualche mese ha disegnato la mappa della sua città. Il topolino però non ricorda più neanche da dove è partito, non sa più neanche chi è ed è spossato: il suo enorme sforzo ha portato sì ad una mappa così dettagliata, ma per lui tutto ciò è inutilizzabile. L’aquila si alza in volo e disegna una mappa molto molto grande, indicando quali sono le vie principali, i monumenti, i parchi: alla fine del primo giorno ha già le coordinate cartesiane principali della città, così nei prossimi giorni potrà aggiungere piccoli dettagli. Questo stratagemma ci insegna ad alternare momenti di analisi molto dettagliata a momenti di analisi globale”.

Antonella Agata Di Gregorio

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