di Katya Maugeri

Continua la nostra inchiesta, le grandi città stanno perdendo la loro identità, se già non l’hanno persa. I caratteri sociali, economici, culturali sono stati stravolti. Ci soffermiamo su quest’ultimo aspetto con una serie di interviste ad esponenti del variegato mondo dell’arte e della cultura, alcuni “cervelli fuggiti”, altri fortemente radicati al territorio, altri con l’inguaribile malattia della nostalgia, tutti accomunati da quel rapporto di amore-odio con la Sicilia. Dopo Leo Gullotta, Guglielmo Ferro, Alfio Caruso, Giovanni Anfuso e Domenico Seminerio, Carlo Barbieri, Francesco Rovella, Mario Opinato, ascoltiamo il regista catanese Alfredo Lo Piero.

– Catania ha dei musei bellissimi, “Il Museo del Cinema”  “Museo Storico dello Sbarco in Sicilia”, caduti nel dimenticatoio molto spesso chiusi o visitati soltanto dagli stranieri. Anche qui, la politica inetta, ha la sua colpa?

«E’ una certezza. La colpa è principalmente della politica. Nello sporco sistema della stessa, nessuno riconosce meriti a partiti avversari. Purtroppo , musei, enti culturali, strade, teatri, luoghi di cultura prendono vita attraverso finanziamenti e interessi politici legati ai rispettivi partiti.
Un partito avversario non  ha l’umiltà di riconoscere e dare il merito a uno strepitoso museo del cinema di catania ad esempio, (museo che amo per la sua accurata bellezza. Non per niente ho girato il mio ultimo film all’ interno). Sia il Museo del Cinema che quello dello Sbarco, sono stati realizzati per volontà dell’ On. Nello Musumeci, persona che stimo personalmente per la sua elevata sensibilità nei confronti dell’ arte e della cultura, ma che interesse avrebbe il partito avversario del parlare bene del lavoro svolto dal centro destra quando ad esempio nella città’ governa la sinistra? Purtroppo, i partiti non operano nell’interesse della collettività, la sfruttano per apparire e sviluppare i propri interessi. La colpa appartiene principalmente alla politica che invece di tutelare un bene così importante, incrementando il turismo continua ad oscurare queste realtà importanti anche ai propri cittadini».

– Per guardare al futuro bisognerebbe semplicemente recuperare la memoria?

«Siamo una generazione di presuntuosi. Affidarsi alla memoria sarebbe cosa saggia ma non riusciamo a farlo. L’ individualismo ha preso il sopravvento. Tutti pensiamo ed agiamo secondo il nostro volere e non a quello della collettività. La società si e’ disfatta in singoli individui,. Una volta si sognava e sperava insieme. Adesso non più. Un tempo ci si fidava dell’altro, si cooperava insieme per il raggiungimento di un obiettivo comune, oggi preferiamo denigrare il lavoro altrui senza muovere un dito. Temiamo il giudizio della massa, abbiamo perso la nostra autenticità».

– La bocciatura dello Stabile di Catania e del Biondo di Palermo come teatri di interesse nazionale. Una bocciatura che non ha provocato indignazione, forse nemmeno vergogna. Non è grave questo silenzio?

«Il silenzio per quello che accade ai nostri teatri e’ conseguenza di anni di clientelismo e cattiva politica. Per molti anni teatri e luoghi di cultura sono stati politicizzati e gestiti con interesse economico e non per amore del teatro stesso. Nessuno degli enti preposti e’ disposto a reagire perché ognuno e’ responsabile degli anni di sperpero pauroso di denaro pubblico. Il teatro va fatto con e per amore. Il silenzio collettivo e’ il silenzio dei giuda. Di chi si e’ venduto la dignità per 30 denari, di chi ha offerto posti di lavoro in luoghi d’arte in cambio del voto politico. Un tempo la cultura e l’arte appartenevano agli eletti che ne facevano missione di vita».

2_– Ad aver causato la crisi dei due teatri, secondo i sindacalisti è stata l’eccessiva intromissione politica negli enti culturali…

«Oggi la cultura e l’arte sono nelle mani del sistema. Attraverso il sistema stesso, si riesce a reperire fondi regionali, nazionali, europei, ma i fondi servono per tenere in piedi il sistema e non per divulgare cultura e arte. Se i teatri fossero gestiti da anime nobili,  da artisti per esempio con un milione di euro si potrebbero realizzare progetti ambiziosi! Ho assistito a dei spettacoli strepitosi fatti senza soldi. I film più belli sono indipendenti e realizzati senza denaro. E’ proprio adesso che gli artisti siciliani dovrebbero mostrare le proprie capacità, il valore di un verso, di un quadro, di un’opera non deve dipendere da chi lo ha commissionato. Quindi il messaggio che rivolgo allo stabile di Catania ed al Biondo di Palermo, ridate all’arte la sua appartenenza e scriverete la storia. Arruolate giovani artisti, date loro fiducia, mettete al loro servizio la vostra esperienza. Date spazio a chi sente bisogno di averlo e vedrete che tornerete ad essere i teatri di un tempo. Lasciate che a gestire i teatri siano coloro che i soldi li mettono di tasca e vedrete che cambieremo ogni prospettiva».

– In atto un’evidente crisi culturale, da cosa è alimentato il disinteresse generale?

«Viviamo una vita frenetica, sempre più istintiva. La cultura e l’arte in genere, appartengono all’uomo in relazione alla propria a sensibilità’ e ragione. 30 anni di cattiva televisione e stampa hanno influito a rendere la nuova generazione insensibile. Aver dato spazio ad intrattenimenti demenziali, reality show, talent, ha contribuito enormemente a storpiare il concetto di arte e cultura, una forma dittatoriale volutamente contro la crescita dell’intelletto, e vengono a mancare quei punti di riferimento necessari utili ad una crescita culturale.
Le trasmissioni radiofoniche e televisive, un tempo, erano il mezzo mediante il quale la gente apprendeva e accresceva il proprio bagaglio , oggi invece utilizziamo questi mezzi per distrarre la nostra mente, consapevoli che questa “spazzatura” viene – inevitabilmente – assorbita dal nostro cervello. Questo e’ il motivo per cui da dieci anni a questa parte invito amici e colleghi ad una rivoluzione culturale, sono necessari dei veri punti di riferimento che ridiano giustizia, servono centri di aggregazione culturale, occorre tornare ai vecchi salotti culturali di un tempo e questo può avvenire solo attraverso gli artisti e gli uomini di cultura che aggregandosi riescano a sensibilizzare le nuove generazioni. Questo e’ l’obiettivo del mio Centro Scuola di Cinema a Catania, che da dieci anni opera nel territorio siciliano. Ma l’aggregazione e l’unione deve fare i conti con i limiti dell’uomo: la disponibilità nel voler condividere le proprie esperienze svelandone persino i segreti.
Questo fa la differenza: il vero artista ama denudarsi, ma in giro, purtroppo, si preferisce solo apparire».

21– “Centro Scuola cinema a Catania”, un progetto ambizioso in un’epoca povera di sogni…

«È un centro di formazione e informazione, non a scopo di lucro, la nostra non è un’’operazione commerciale. Siamo una rivoluzione artistico culturale della collettività e dell’arte, in un’epoca dove le istituzioni si permettono di escludere dalla scuola l’arte, noi scuola di vita e di arte, escludiamo le istituzioni. Registi, direttori della fotografia, tecnici, attori, ballerini, musicisti, compositori, scrittori, sceneggiatori, produttori, truccatori, costumisti, assistenti, tutti uniti per una missione comune. Rieducare e formare le nuove generazioni ad un sano e corretto livello artistico culturale. La nostra struttura rimarrà viva finché noi artisti, associati, vogliamo mantenerla tale. Non prendiamo finanziamenti da enti o istituzioni, non apparteniamo a nessun sistema di favoreggiamento polito o altro. Nessun assessorato comunale, regionale, nazionale, europeo sarà dalla nostra parte, sia perché non glielo permettiamo sia perché parleremo una lingua diversa, quella legata all’arte e alla cultura – troppo scomoda per impiegarla allo stesso tavolo – il nostro costante lavoro raggiunge obiettivi e successi meritati.
In questi dieci anni hanno sposato gratuitamente la mia causa centinaia di nomi illustri, ne cito alcuni per dovere di cronaca: Lina Wertmuller (Regista) Giovanni Veronesi (Regista) Giancarlo Giannini ( Attore) Dario Argento ( Regista) Gianfranco Bernabei (Produttore) Stelvio Cipriani (Compositore) Sergio Martino (Regista) Luigi Perelli (Regista) Carlo Giuffre’ (Attore) Elio Pandolfi, (Attore) Giovanni Natalucci (Scenografo) Enzo G. Castellari (Regista) George Hilton (Attore) Carlotta Bolognini (Technic cinema) Manolo Bolognini (Produttore) Edoardo De Angelis (Cantautore) Claudio Lolli (Cantautore) Mimmo Locasciulli (Cantautore) Andrea Miró (Cantautore) Bene tutti con lo stesso desiderio. Regalare e fare cultura, Se ci sono riuscito io che non sono nessuno figuriamoci voi che siete il tempio della cultura e del teatro siciliano. Spegniamo le televisioni, non compriamo più giornali – le notizie sono tutte pilotate – andiamo al teatro, guardiamo un buon film, leggiamo un buon libro, adottiamo con cura un animale, frequentiamo gli artisti – quelli veri – quelli che riescono nonostante tutto a mantenere la genuinità che serve. Ascoltiamo della buona musica, amiamo il buon cibo e soprattutto prendiamoci cura dei nostri figli, educandoli in maniera sana. Il loro futuro è nelle mani del nostro presente!»

– La Sicilia cosa offre a coloro che vogliono mettersi in gioco?

 «I giovani siciliani, siamo unici nel DNA. La grandissima risorsa alla quale dobbiamo attingere è la capacità di sognare, e i giovani amano farlo».

 – Chi potrebbe essere il regista per risanare il coordinamento culturale in Sicilia?

«Per iniziare un processo di cambiamento, miglioramento, ogni singolo operatore artistico culturale della città dovrà smetterla di chiudere le porte alle sinergiche collaborazioni. Occorre fare gruppo. Un gruppo compatto, che abbia un interesse comune, sviluppando e alimentando l’arte e la cultura nelle proprie città. Questo ricompatterebbe persino il pubblico diviso anch’ esso ormai da anni.  Il teatro Stabile e il Biondo dovrebbero aprire le porte a compagnie giovani e meno giovani, la compagnia ultima arrivata, possa godere sul proprio palco della maestria di vecchi istrioni. Basterebbe riaprire i vecchi teatri chiusi per riconsegnarli ai cittadini, basterebbe cambiare prospettiva e fare teatro per amore e non a scopo di lucro. Lasciare la regia di questo processo ad artisti genuini, quelli riconoscibili dalla gratificazione che traggono dall’applauso di ogni singolo spettatore e non per il compenso ottenuto. Solo riconoscendo il reale valore agli artisti si riuscirà – forse –  a ridare alla città  ciò di cui ha enormemente bisogno».

K.M.

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