di Katya Maugeri

Le grandi città stanno perdendo la loro identità, se già non l’hanno persa. I caratteri sociali, economici, culturali sono stati stravolti. Ci soffermiamo su quest’ultimo aspetto con una serie di interviste ad esponenti del variegato mondo dell’arte e della cultura, alcuni “cervelli fuggiti”, altri fortemente radicati al territorio, altri con l’inguaribile malattia della nostalgia, tutti accomunati da quel rapporto di amore-odio con la Sicilia. Ascoltiamoli.
– La bocciatura dello Stabile di Catania e del Biondo di Palermo come teatri di interesse nazionale. Cosa suscita in lei?

«C’è stato il solito e continuo balletto politico di interesse, l’intenzionalità di non voler dare una mano alla cultura. Occorre dare un punto di riferimento per sistemare la situazione culturale e quando parlo di cultura non mi riferisco solo al teatro, ma alle università, alle scuole, un’attenzione maggiore alla crescita del paese e un profondo rispetto dei confronti dei giovani. Invece, ancora una volta ritroviamo schiaffetti, ipocrisia, interessi. Come si può non fare diventare teatro nazionale, ad esempio, quello di Genova?
Un teatro che ha fatto teatro in Italia insieme al Piccolo di Milano, con una scuola da dove sono usciti attori straordinari e che ha avuto un direttore, tra i più importanti uomini del teatro , Ivo Chiesa».

– Chi potrebbe essere il regista di tutto questo coordinamento culturale in Sicilia?

«Per quanto riguarda Catania e Palermo, le cose si vorrebbero trasformare attraverso uomini che arrivano, che vedono. Non ci sono soldi, ci sono problematiche di varia natura, ecco che il Ministero dovrebbe comprendere pianamente la situazione attuale e incentivare anche e non soltanto culturalmente.
Io sono per un mercato aperto, ma con cultura non si intendono solo degli spettacoli o dei reality, bisognerebbe studiare, capire realmente la genesi della situazione per poterci lavorare su.
Così come esiste uno statuto speciale per la Sicilia , dovrebbe esserci un’attenzione speciale – moralmente onesta – nel fare questo lavoro, perché credo fermamente che la città di Catania e di Palermo siano in progress».

K. M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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