di Katya Maugeri

Le grandi città stanno perdendo la loro identità, se già non l’hanno persa. I caratteri sociali, economici, culturali sono stati stravolti. Ci soffermiamo su quest’ultimo aspetto con una serie di interviste ad esponenti del variegato mondo dell’arte e della cultura, alcuni “cervelli fuggiti”, altri fortemente radicati al territorio, altri ancora con l’inguaribile malattia della nostalgia, tutti accomunati da quel rapporto di amore-odio con la Sicilia. Continua l’inchiesta di Sicilia Journal, “L’omertà intellettuale” che indaga e cerca di far emergere quell’ignoranza che molto spesso sfocia nella cattiveria altrui. Dopo i tragici episodi  avvenuti a Parigi, lo scorso 13 novembre,abbiamo incontrato coloro che hanno utilizzato i mezzi a loro disposizione per rendere noto, per testimoniare in prima persona quanto accaduto. Francesco Ricca e Francesco Russo sono due giornalisti, responsabili di FR Gruppo Editoriale, ed hanno raccontato la loro esperienza. Chi non l’avrebbe fatto? Chi – dichiarandosi giornalista, aspirante giornalista – avrebbe taciuto? Il giornalista ha il dovere di documentare, non è certo colui che siede dietro a una scrivania o comodamente in poltrona durante la prima al teatro, al concerto, al cinema, allo stadio, è colui che si rende testimone della realtà, soprattutto se vissuta in prima persona.
Il silenzio è omertà.


– Sul tragico scenario del 13 novembre appena trascorso, durante la strage di Parigi, in cui il terrorismo, ancora una volta ha lasciato segno e sangue, si è detto tutto e forse troppo – a volte senza cognizione di causa. Voi, avete vissuto in prima persona questo terribile evento.
Quale dovere ha un giornalista dinanzi all’atrocità di tale orrore?

Ricca: «Essere un giornalista e ben diverso da fare il giornalista! Io “sono” un giornalista, nasco cronista, quello che ho imparato e so fare nella vita è proprio questo: raccontare la realtà dei fatti. Il tanto vituperato, al tempo stesso bistrattato, diritto di cronaca, ovvero quel dovere di raccontare il vero attraverso la propria testimonianza. Ciò che ho fatto anche durante la notte di terrore, a Parigi».

Russo:
«Il diritto e il dovere di cronaca. Raccontare per aprire gli occhi e testimoniare, senza alterare la realtà per “vendere».

1– “Eroi” in cerca di “propaganda”, sono solo alcune delle accuse che vi hanno rivolto, accuse ignobili dettate  – certamente – da un’ignoranza di fondo che lascia parecchia amarezza. La gente reclama la trasparenza dell’informazione ma fondamentalmente ne ha paura?

Ricca: «Io non so nemmeno bene cosa sia un “eroe”. Probabilmente anche provandoci non riuscirei né a esserlo né a farlo. La propaganda, invece, la lascio ai politici. Ma fintanto ci fossimo limitati allo pseudonimo di eroe avrei anche potuto accettarlo, ma sentirmi dire di “aver mercificato sul sangue altrui”… beh, questo non lo accetto e lo ripudio fermamente! Chi straparla lo fa soltanto perché è invidioso, non conosce minimamente la professione, ma soprattutto non ha vissuto sulla propria pelle quei momenti».

Russo:
«Ho letto e sentito critiche ben peggiori, soprattutto da parte dei catanesi, persino da persone che ritenevo amiche. Sono tutti bravi a sputare sentenze. Mi auguro che non rivivano quello che ho vissuto io in quei momenti, e nei giorni a seguire. La paura negli occhi e il terrore nello stomaco. Uno stato d’animo a pezzi, per la mia anima e per il futuro della Terra».

– Tendiamo, molto speso, a voltarci dalla parte opposta della realtà. Per timore, per superficialità, a volte per quell’omertà che ci portiamo nel DNA, quel vuoto culturale che non amiamo colmare. E il mondo, nel frattempo, lotta e sanguina. Durante questa costante distrazione, cosa sta accadendo intorno a noi?

Ricca: «Se si è trasparenti e si raccontano i fatti piovono critiche negative, anzi distruttive. Se regna l’omertà allora è una società malata. Chiedo a questi buontemponi pronti sempre a giudicare: dove sta la verità? I social network, oltre ad allargare gli orizzonti di ognuno di noi ed essere strumento ormai di vita quotidiana, al tempo stesso “hanno dato parola a tutti”. Chiunque, dietro un pc o uno smartphone, diventa giudice sovrano del mondo, pronto a pontificare ed emettere sentenze».

Russo:
«Ognuno è preso dai propri problemi, di infelicità e di soldi. Viviamo quello che vediamo in maniera distaccata e stupida (vedi le foto profilo con bandiera francese), e poi ognuno odia il prossimo già nel momento in cui esce di casa».

4– Le mancanze e la disinformazione da parte della stampa italiana riguardo la politica estera, quanto incidono sull’aumento di atteggiamenti razziali, ahimè, sempre più diffusi?

Ricca: «La stampa italiana è un po’ lo specchio del nostro paese. L’Italia galleggia e orbita in mezzo a quella “guerra dell’odio” tra Oriente e Occidente. Ma va fatta una doverosa considerazione: il nostro paese è la porta dell’Europa per tutti questi estremisti, terroristi o semplici profughi in cerca di speranza. Sono dell’avviso che difficilmente l’Isis abbia intenzione di attaccare l’Italia, che ad oggi garantisce l’accesso “facilitato” nel Vecchio Continente. Ecco perché l’Italia resta ferma a sua volta su una posizione guardinga».

Russo:
«L’Italia è un paese paraculo. Lo è sempre stato e probabilmente continuerà ad esserlo. Di conseguenza l’italiano medio. Il razzismo ha radici culturali e sociali. Finché non si lavora sensibilmente sulla coscienza delle persone non andremo da nessuno parte».

– Quali sono le divergenze culturali che avete vissuto in prima persona?

Ricca: «Prima di tutto conta il denaro nel mondo, la storia ce l’insegna. Gli interessi dei paesi potenti a discapito del Medio Oriente prospero di beni (petrolio in primis). Il denaro genera l’odio, inevitabilmente finché l’uomo agirà in tal modo niente e nessuno potrà mai cambiare le cose, le morti innocenti non cesseranno».

Russo: «Finché ci saranno gli interessi economici non finiremo mai di morire e parlarne nei talk show. Non è cambiato e non cambierà mai niente, finché esisterà l’uomo. Perché su un milione di esseri umani buoni ci sarà sempre uno, uno e uno solo, il più “sperto”, che manderà in rovina l’umanità. E la situazione degenererà perché, di solito, accanto lo sperto c’è sempre l’altro idiota, che si sente più sperto di lui».

– Da cosa è alimentato il disinteresse generale?

Ricca: «Dall’assuefazione di una società infettata dal male e dalla futilità. Le cazzate vincono, i fatti importanti perdono».

Russo
: «Dall’ignoranza generale».

– In che modo bisognerebbe educare i lettori?

Ricca: «Tramite la conoscenza, per mezzo delle lezioni che ci hanno lasciato i grandi personaggi della storia. Cultura e sapere».

Russo: «Con la cultura. Con l’amore per la bellezza e con la scoperta della coscienza.
Da parte di tutti quelli che sono ciechi».

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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