https://www.youtube.com/watch?v=V8BzhbiPapw

Katya Maugeri

PALERMO – “Voglio realizzare un museo della mafia a Palermo”, è quello che dichiara Pierfrancesco Diliberto, noto come Pif, regista de “La mafia uccide solo d’estate”, un nuovo ambizioso progetto dopo la presentazione di “NOma – luoghi e storie NOmafia”, un’applicazione scaricabile gratuitamente su tablet e smartphone, utilizzabile ovunque ci si trovi, che guida cittadini, turisti, giovani e studenti attraverso le strade di Palermo nei luoghi degli attentati “mafiosi” che hanno sconvolto la storia italiana a partire dagli anni ’70.

13509042_1322529844443697_4137574808424233929_nIl desiderio di non arrendersi a questa omertà dilaniante che tenta di cancellare la memoria storica di quanto accaduto, ha ispirato questo innovativo e ambizioso progetto presentato nei giorni scorsi al Teatro Biondo di Palermo ospitando sul palco Ficarra e Picone, il sindaco Leoluca Orlando e il presidente di Addiopizzo Daniele Marannano. A moderare l’incontro, il giornalista e scrittore Attilio Bolzoni, corrispondente da Palermo per La Repubblica. Un progetto che nasce dall’esperienza dell’associazione no profit “Sulle nostre gambe”, fondata da Pif, Emanuela Giuliano, Tiziano Di Cara e Roberta Iann, che in quattro mesi ha avuto oltre diecimila download. Patrocinata dal Comune di Palermo, l’app vede la collaborazione della Tim per il lato tecnologico e di Rai Teche per i documenti audiovisivi proposti.

L’intento è di avvicinare i giovani alle storie di coloro che hanno perso la vita lottando per la verità, attraverso il supporto di interviste esclusive, pagine di giornali e fotografie inedite, perché si possa comprendere che prima di essere eroi erano uomini.

Oltre l’antimafia del ricordo – le stragi, gli omicidi, le ricorrenze – ritroviamo anche un’antimafia del presente e del futuro, che si propone in modo attivo, attuale?

«Non è un app che si piange addosso, dobbiamo vedere queste storie come storie positive è chiaro nella vita privata di coloro che le hanno vissute in prima persona non è così, ma la nostra vita è migliorata grazie a loro e se non ci fossero stati, oggi non potremmo parlarne così liberamente e la mafia sarebbe certamente più forte.
L’antimafia del 3.0 dovrebbe essere un’antimafia attiva, tendiamo tutti a delimitare ruoli e delegare gli altri quando dovremmo avere il coraggio di contribuire nel nostro ambito in prima persona, mitizziamo i personaggi per avere un alibi e giustificare la nostra impotenza.
Tutti noi siamo Antimafia.
Nell’app c’è uno spazio dedicato alle immagini donate dai familiari delle vittime che li ritraggono in aneddoti quotidiani: durante la laurea, il battesimo del figlio, il matrimonio, la normalità delle persone. Più sono normali e più sono grandiose. Potenzialmente, nel nostro campo, dovremmo tentare di essere come coloro che hanno lottato contro ogni omertà, senza dover delegare nessuno».

Qual è il ruolo degli intellettuali oggi?

«Personalmente io voglio partecipare alla lotta non voglio essere leader della lotta, tendenzialmente non ci devono essere ruoli. Ognuno deve essere leader di se stesso».

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