di Nicola Savoca

CATANIA – Se esiste un albo dei “Natural Born Musicians” (musicisti nati), il ventiduenne ragusano Lorenzo Vizzini merita l’iscrizione di diritto. A notare il suo talento è stato Mario Lavezzi, suo primo produttore. Poi è arrivata Ornella Vanoni per la quale “il giovane” Lorenzo ha scritto gran parte dei brani dell’album Meticci. Altri big della musica italiana – estorcergli i nomi è impossibile – hanno chiesto di avere un suo brano. A 12 anni, musicista in erba, pensava che la canzone perfetta fosse “A muso duro” di Pierangelo Bertoli. Nei prossimi giorni esce il suo primo cd, Il Viaggio, l’album è autoprodotto.

Dopo avere firmato quasi per intero l’ultimo album di Ornella Vanoni c’era da aspettarsi un interesse e quindi un investimento da parte delle case discografiche. E invece no. Come sono andate le cose?
“Le case discografiche preferiscono avere progetti con una promozione già sicura, per esempio un talent, e un progetto come il mio era un salto nel vuoto. Non avevo intenzione di assecondare quelle logiche e per questo ho fatto tutto da solo”.

– È difficile, se non impossibile, parlare di un disco. Proviamoci: che musica ascolteremo?
“Sono 10 canzoni che raccontano di un viaggio alla riscoperta di me stesso, una sorta di autoterapia. C’è anche un percorso musicale, la gestazione del disco è durata due anni. E’ come un caleidoscopio dal quale si vedono tante facce differenti che arrivano però a un unico mondo”.

– Come sei riuscito a scrivere e comporre per Ornella Vanoni? E’ vero che a garantire è stato Mario Lavezzi, musicista e compositore italiano tra i più apprezzati?
“Sì, è stato lui a presentarmi Ornella Vanoni a un concerto. Ornella, presa dall’entusiasmo, mi propose di scrivere una canzone su una donna che scioglieva i suoi capelli sul mare e salvava gli uomini. La sera stessa composi la canzone e la feci ascoltare a Lavezzi. Lui mi mise in guardia dal giudizio severo della Vanoni: “E’ di palato raffinatissimo e molto cruda nei giudizi”. Intimorito, feci ascoltare alla Vanoni – distesa sul letto – la canzone. Appena finii di cantarla, lei mi disse: “Bene, fammela ascoltare di nuovo”. Due giorni dopo mi propose di scrivere tutto il suo album”.

– Nel tuo ipod cosa suona di solito?
“L’ipod non ce l’ho proprio. Ascolto la musica in macchina. In questo momento suona Egomostro l’ultimo di Colapesce (Lorenzo Urciullo, musicista di Solarino ndr.). Mi è piaciuto molto anche il triplo di Francesco Cafiso, 3”.

-Quali sono i libri che ti hanno cambiato la vita?
“Un libro che mi ha colpito sin da bambino è l’Iliade di Omero. Se parliamo di amore per la letteratura il mio libro è L’idiota di Dostoevskij”.

– Ci sono cantautori di riferimento cui devi, anche inconsapevolmente, un tributo?
“Ce ne sono tantissimi: De Gregori è quello che cito sempre per primo. Avevo otto anni quando la mia maestra mi fece ascoltare La leva calcistica della classe ’68. Fu allora che decisi di voler fare il cantautore”.

– Per un po’ di anni ti sei trasferito a Milano. Ti sei fatto conoscere e apprezzare e adesso sei tornato in Sicilia. Provvediamo subito a modificare il popolare proverbio: ‘Chi esce riesce a patto che ritorni’. Tu perchè sei tornato?
“Per due motivi: l’amore che provo per la Sicilia e perchè il grande mito di Milano è una grande farsa che ci si crea in testa. Ritornare in Sicilia mi riporta a una naturalezza interiore e mi offre una libertà di espressione. La mia terra mi indica la strada giusta”.

-Ti tirano per la giacca in tanti nel mondo della musica: vogliono farti partecipare a un talent. Dal tuo ostinato rifiuto si capisce che li consideri uno ‘spremitoio’ di artisti. E’ per questo che non ci vai?
“Sì, anche se non vedo la tv come il male assoluto. Mi sembra davvero un percorso che ti eleva in un attimo e ti distrugge un secondo dopo. Ci si ricorda dei talent show e di quelli che ce l’hanno fatta. Abbiamo perso memoria, invece, di tutti gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta: e sono migliaia”.

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