CATANIA – Il male oscuro di una città come Catania arriva a toccare i gangli della Cultura o, come si definisce oggi più correttamente, i “nuclei della base”. Più che ‘toccarli’ prova a disintegrarli senza coscienza del danno devastante che questo comporterà per tutta la società civile.

Un oligarchia che difende sé stessa, con assoluta, disturbante e anche oscena autoreferenzialità, è prossima allo sfacelo; stato di devastazione dove prova dissennatamente, e ormai quasi con ogni provvedimento amministrativo, a trascinare centinaia di migliaia di persone.

Questo aspetto, non secondario, porta, quasi giornalmente, ai disonori della cronaca, la strafottenza di un ‘potere’ che va avanti come un caterpillar sui sassi infischiandosene dei punti di vista dei cittadini; della primaria e fondamentale esigenza partecipativa della città alla sua vita sociale; operando scelte politiche di rappresentanti non rappresentativi che, con ostinazione, applicano indirizzi dissennati.

I cittadini, e i rappresentanti culturali di Catania, vedono le loro precipue esigenze rivolte a una vita decorosa e soddisfacente del tutto inevase grazie all’amministrazione Bianco che non rispetta il principio di buona politiche che dovrebbe parlare di servizi qualitativi, equamente distribuiti, condivisi – ma anche compresi – dalla popolazione.

E si va avanti facendo finta di nulla, ampliando il distacco – o strappo -, mostrando la sordità dell’arroganza in faccia a una non presunta, ma evidente, richiesta di collaborazione da parte della base.

Non sfugge a nessuno che è proprio la ‘politica’, o la ‘mala politica’ ad avere determinato in massima parte lo stato scandaloso in cui versano i teatri a Catania: declassati a livello nazionale a prescindere dal cartellone, spesso incapaci di pagare le fatture ai fornitori nel corso di un anno e più dalla loro emissione per servizi resi o materiale acquistato, addirittura in difetto nella stessa gestione degli stipendi per i proprio lavoratori.

Alla base, e sullo sfondo, di questa penosa situazione le solite nomine indirizzate dai rappresentanti della ‘politica’ che, magari, di teatro non comprendono nulla o quasi e che hanno come unico obiettivo quello di premiare la ‘fidelizzazione’ a una segreteria politica o a una rigidissima direttiva atta a salvaguardare le proprie “sacche di interesse”. Sì, interesse, perché di consenso o di adesione, a una segreteria politica o a un gruppo vicino al sindaco (di Catania in questo caso) stante ai fatti e a migliaia di commenti registrati sui sociale network o via twitter, ormai non se ne parla neppure più.

Ma il teatro, e la cultura, sono un paradigma, soltanto un esempio di uno sfacelo ampio e volontariamente amplificato ogni giorno di più.

Marco Spampinato

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