Catania. sono trascorsi sei mesi. Sei mesi da quella tragica notte, l’ultima impressa negli occhi e nel cuore martoriato di Giordana Di Stefano, la ventenne di Nicolosi  barbaramente uccisa dall’ex. Quella tragica notte, funestata dalla morte, ha visto però la rinascita di una donna, la madre di Giordana, che privata del suo tesoro più grande, per sopravvivere ha dovuto stravolgere il suo essere, diventando una guerriera. Ed è sei mesi fa che inizia la sua crociata per assicurare la giusta pena a chi si macchia dell’atroce abominio del femminicidio. Accanto a lei, un’altra guerriera, anch’essa brutalmente depredata della figlia adolescente, giustiziata in un’assurda danza di ripicca e morte dall’ex marito, padre della vittima.

Vera Squatrito e Giovanna Zizzo, sono le protagoniste della nostra storia, la voce attraverso la quale, le figlie gridano giustizia. E già, perchè l’Italia non punisce ma stupisce, questo è innegabile. Perchè devi esserti macchiato d’innumerevoli delitti per ricevere l’ergastolo o il carcere a vita, altriementi tra riduzioni della pena, corte d’appello e permessi premi, in dieci anni, l’assassinio di una donna è già bello che pagato. Ma per una madre il tribunale non basta. Il senso d’impotenza urlato con i post indignati su Facebbok non basta. Il contentino di un decennio scarso di galera non basta. E allora comincia la lotta. Con il sostegno dell’associazione Dragonesi di San Giovanni La Punta, Vera e Giovanna intraprendono la loro battaglia, raccogliendo firme attraverso una petizione on-line per portare in parlamento una proposta di legge che preveda il carcere a vita per chi compie femminicidio. Giovanna e Vera hanno il volto di chi ha perso per sempre un pezzo di se stesso. Il più importante. Negli occhi un velo di disperazione, addolcito da quella promessa, dalla volontà di farcela, in nome di quelle figlie che non ci sono più. E così, settimana dopo settimana, le due donne coraggio, proseguono determinate lungo il loro cammino, organizzano picchetti, manifestazioni, parlano nelle scuole, volano a Roma, bussano al cuore di chiunque possa ascoltarle. E raccolgono una firma dopo l’altra. Questo articolo a loro dedicato, però, vuole testimoniare non solo la grande forza di queste guerriere e di coloro che le supportano, ma anche le difficoltà che paradossalmente d’incontrano in una situazione del genere. Le abbiamo incontrate al PopUpMarket di Villa Pacini qualche settimana fa. Compite e determinate, le foto dei loro angeli in bella vista. Uno striscione a caratteri cubitali che recitava le loro intenzioni. Un gioco da ragazzi… No. La gente è ormai talmente travolta dalla frenesia, e talmente abituata alle tragedie mediatiche, che osa snobbare anche una richiesta del genere. Mettere una firma per chiede la giusta pena per un assassino. Il consenso dovrebbe essere immediato. Eppure c’è diffidenza, e strafottenza. Scomparso il caso di cronaca dai rotocalchi le coscienze tornano a dormire. E’ assurdo pensare che la petizione lanciata per chiudere Porta a Porta dopo lo scandalo Riina, abbia raggiunto in poche ore 35.000 firme on line, e che queste madri debbano chiedere e a volte quasi supplicare una firma per una causa così nobile. Specchio di una società distorta. Ma Vera e Giovanna non si fermano, e non lo faranno mai. Per Giordana, per la piccola Lalla e per tutte le donne che hanno perso la vita a causa di uomini ignobili e imperdonabili. Perchè loro ci credono. e noi con loro.

Nicoletta Castiglione

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