di Anna Rita Fontana

Lo incontriamo alle cantine Murgo, tra le quindici tele esposte nei locali dell’agriturismo Tenuta San Michele di Santa Venerina, nel sesto e ultimo appuntamento di Murgo Royale, tra arte vinicola e arte pittorica, singolare connubio che ci fa apprezzare ancor più l’atmosfera estiva di un bellissimo panorama collinare. Dopo gli artisti Tiziana Candido, Patrizia Vinciguerra, Paolo Nicolosi, Giuseppe Tomasello ed Enzo Tomasello, adesso è toccato a un architetto di origine acese, che vive e lavora a Catania, dove ha frequentato il liceo artistico. Parliamo di Luciano Grasso, che dopo i primi lavori da grafico si sofferma sulle opere suddette composte dal 2009 in poi, tutte improntate alla tecnica dell’ acrilico che ci dà l’impressione di toccarle, facendole quasi sbalzare fuori dal quadro: figure umane dolcemente adagiate sul letto, cappelli di paglia o di stoffa su cassetti semiaperti di comò con il risalto delle venature di legno;Oggetti di viaggi (FILEminimizer)

bambole misteriose impregnate di metafisico, con un tocco alla De Chirico ( Oggetti di viaggi); statuette di Copenaghen in primo piano accanto a silenti colombine su basi fiorate ( Sul comò) ; in prevalenza vedute dall’interno con scorci di verde (Riposo sul davanzale) come dalla sua finestra preferita attraverso la quale un bel sole accarezza il sonno di un gatto disteso sul davanzale. Una dimensione reale, certo, ma di un realismo mai eccessivo che ci immerge talora in una atmosfera senza tempo, con gli oggetti vissuti e familiari, con i quali il pittore ha convissuto da sempre, ma non con l’ attenzione dovuta, e che adesso colloca dove appunto li vediamo, ingigantendone i particolari e valorizzandone gli sfondi geometrici.SUL COMO' (FILEminimizer)

Una visione sui generis e ai confini con la pop art, che si connota sempre di buon gusto, senza mai scadere nel Kitsch di certa arte contemporanea: il tutto studiato nei minimi particolari, su trame variopinte o bandane familiari che fanno da base a tazzine da caffè di altri tempi, ma sempre attraenti, chissà forse immaginando un caffè più buono perché demodè. La fantasia nel quotidiano prosegue con una macchina da cucire, o una coppia di scarponi ben lucidati in due opere diverse, con una luce che vi si riflette a seconda del colore dei tendaggi, su tele di tipo canapone o di cotone. E ancora originalissime tavolette di legno, attinte dal suo cantiere, dove il pittore-architetto ispirato dalle striature del materiale ha dipinto fette di natura dai vivi colori, o visi di gatti attoniti, sornioni o crucciati, che sembrano parlarci. Scorrendo tra un quadro e l’altro, ci spostiamo poi a sorseggiare gli originali cocktails preparati da Vincenzo Cutuli, e nel frattempo approfondiamo il colloquio col pittore.

Riposo sul davanzale (FILEminimizer)
Qual è il suo concetto di creazione del quadro?
“Io ricompongo gli oggetti che amo facendoli uscire dalla loro posizione abituale o scontata in cui li vediamo spesso, e inquadrandoli in primo piano o dall’alto con una luce particolare, che proviene anche dalle tavolette di legno di cui le parlavo, usate come sfondo per creare una serie di profondità.Nell'attesa di un buon caffè (FILEminimizer)
Lei si definisce un pittore realista che ama far rivivere degli oggetti lasciati nella più assoluta indifferenza. Quanto si trasforma questa indifferenza nella sua arte?
“Io mi sento realista, ma preferisco evitare l’etichetta di iperrealista perché oltre un certo limite si rischia la freddezza e l’assenza di emozioni. Invece io mi emoziono man mano perdendomi dentro le cose, col bisogno di approfondirne la conoscenza sempre di più e immortalando l’attimo che mi ispira, col gusto di trovare quel tipo di luce che arricchisce le forme ed esalta i colori .Nel 2009 mi sono svegliato come da un lungo torpore che mi ha fatto capire quanto la frenesia del lavoro ci fa trascurare la realtà che ci circonda, spesso non assaporata o recepita nel migliore dei modi. Mi ha ispirato un quadro di Domenico Gnoli, precursore della pop art e prematuramente scomparso all’età di trentasette anni. Dal suo amore per il particolare ho cominciato a ricercare la bellezza nella quotidianità, entrando nei dettagli e con una dimensione prospettica molto vicina al reale, raffigurando gli oggetti della mia vita e appartenuti al mio passato con una luce nuova”.Giuliana(FILEminimizer)

Dalla sua pittura ,pur così realista anche grazie all’immediatezza dell’acrilico, trapela ogni tanto un alone di antico. Nel suo volgersi al passato c’è un recupero della memoria?
“Sì, la memoria di ciò che mi piace ricollocare in nuovi spazi, anche sotto un profilo architettonico. Ma i ricordi non sono mai in conflitto con la verità di raffigurazione dei miei soggetti. L’artista ha bisogno di fermarsi e di guardare attentamente, aspettando il momento e le condizioni giuste per rappresentare ciò che più lo ispira, come quel fascio di luce sul cestino di vimini attraverso la mia finestra preferita”.LA MIA FINESTRA (FILEminimizer)-1
Quanto la sua professione di architetto ha influito sulle sue scelte?
“Certamente il mio passato di grafico e di esperto in disegni tecnici ha sviluppato una propensione verso le vedute d’interni, che sono quelle che prediligo”.

Quali sono gli aspetti che ritiene di avere valorizzato maggiormente nella sua pittura?
“Sicuramente l’andare a fondo nelle cose, come nella trama dei tessuti che dipingo, cercando di capire sempre di più l’idea originaria del creatore dell’oggetto, oltre alla tecnica di inquadrare con i chiaroscuri, per decidere come distribuire le zone d’ombra e la luce. Continuerò il mio percorso su questa linea di ricerca e di analisi, che mi ha sempre gratificato”.

A.R.F.

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