di Vincenzo Adalberto

L’interpol tedesca avrebbe allertato il Viminale sui rischi corsi dalla Borsellino. Come mai le autorità italiane non ne erano a conoscenza? Intanto l’ex assessore è stata “allontanata” dalla Sicilia, lavorerà a Roma

S’infittisce il mistero sulla scorta a Lucia Borsellino, l’ex assessore regionale alla sanità dimessasi dopo l’arresto di Matteo Tutino, l’ex primario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo e amico di Rosario Crocetta.

Le sue dimissioni erano finite presto nell’oblio se non fosse stato per la presunta intercettazione, resa nota dall’Espresso ma smentita dalle Procure siciliane, in cui Matteo Tutino avrebbe detto a Crocetta che Lucia “va fatta fuori. Come suo padre”, a cui sarebbe seguito un colpevole silenzio del governatore siciliano.

La vicenda ha tenuto banco per tutto il mese di luglio, le polemiche si sono sovrapposte provenienti dall’una e dall’altra parte, mentre il governo Crocetta appeso a un filo sempre più fragile sembrava in attesa di qualcuno che trovasse il coraggio di staccargli la spina (ma si sa i coraggiosi latitano..).

Nonostante l’intercettazione incriminata il cui dubbio della sua esistenza non è stato del tutto eliminato neanche dalla smentita dalla magistratura; giacché se non presente agli atti giudiziari potrebbe essere stata acquisita con metodi non istituzionali, al di là del solco legale.

Nonostante la stessa Borsellino nella sua lettera di dimissioni abbia fatto riferimento, neanche velatamente, alle difficoltà che ha incontrato nel ritrovarsi a lavorare tra le acque limacciose della regione siciliana, asserendo che “prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale” l’hanno costretta a dimettersi.

Nonostante lo stesso Crocetta, sotto attacco mediatico per l’intercettazione fantasma, avesse dichiarato alla stampa “ho protetto la Borsellino da tante cose che non sa neppure la sua famiglia, solo per non darle sofferenza”, senza però esplicitare mai da cosa.

Nonostante Manfredi, il fratello poliziotto di Lucia, avesse lanciato l’allarme sull’incolumità della sorella proprio di fronte al capo dello stato.

Nonostante tutto questo le autorità italiane non avevano preso alcun provvedimento, non ritenendo Lucia Borsellino in pericolo di vita.

E allora perché di repente Lucia è stata messa sotto scorta? È intervenuta nientepopodimeno l’interpol tedesca sulla vicenda, informando il Viminale che la figlia di Paolo Borsellino è a “rischio di ritorsioni, per la sua attività “.

Il paradosso in tutto questo è che, se le cose fossero  andate così, ad avvertire l’Italia dei pericoli corsi da Lucia sia stato l’apparato investigativo di un’altra nazione.

Possibile che gli altri sappiano i fatti di casa nostra meglio di noi? Ciò pone degli inquietanti interrogativi.

La Procura di Palermo, solo dopo aver appreso dell’assegnazione della scorta, ha aperto un’inchiesta, e questo suffraga l’ipotesi che nel nostro paese non si avesse contezza della situazione.

E a poche ore dall’assegnazione della scorta giunge la notizia che l’Agenas (l’agenzia nazionale che ha il compito di valutare le performance delle aziende sanitarie di tutta Italia), ha conferito a Lucia Borsellino un incarico che la terrà a Roma almeno per due anni.

Forse anche questa è una precauzione per tenerla lontana dalla nostra terra in cui correrebbe maggiori rischi? La stessa terra in cui suo padre ha trovato una barbara e ingiusta morte.

Vincenzo Adalberto

 

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