Salvo Reitano

Grazie alla ricostruzione di Salvo Fagone, appassionato di storia militare e locale, individuato con certezza tra Palagonia e Mineo il luogo dove furono abbattuti due Lockheed  P-38 lightning decollati dalla base americana in Tunisia

PALAGONIA – Era un caldo pomeriggio d’estate, quel 10 luglio del 1943. Il sole, appena un’aureola sopra l’orizzonte, cominciava a dare vita a tutti quei luccichii rossastri di fine giorno che il  Mar Mediterraneo rifletteva come uno specchio. La luce calda penetrava attraverso gli oblò dei 12 aerei da caccia  Lockheed  P-38 lightning, decollati dalla base americana in Tunisia – El Bathan Airfield.
L’obiettivo era quello di facilitare l’avanzata americana in territorio siciliano sferzato dallo scirocco che quel pomeriggio arrostiva uomini e cose.
Nella notte precedente le forze Alleate britanniche, americane e canadesi sbarcavano sulle spiagge della Sicilia, ancora controllata dalle forze dell’AssSchermata 2016-01-10 alle 15.28.23e, nell’ambito della cosiddetta “Operazione Husky“. Nella striscia di terra tra Licata e Siracusa si riversavano 160.000 soldati; 4000 aerei da combattimento e da trasporto fornivano l’appoggio dal cielo mentre il mare era controllato da 285 navi da guerra, due portaerei e 2.775 unità di trasporto. La zona tra Mineo e Palagonia in quei giorni era ben difesa sia dai tedeschi che dai soldati italiani.
Fu proprio passando nel cielo di Palagonia, alle ore 16.30 circa, che due dei dodici P-38 vennero colpiti dalla contraerea tedesca Flak. L’aereo di Allan Knepper, giovane pilota di 27 anni che proveniva dalla cittadina di Spokane nello stato di Washington, al suo quarto volo e quello del tenente Wallance Bland. Come evidenzia la cartina (nella foto) redatta dal capitano Henry H. Trollope, che guidava la missione, la caduta dei due aerei avvenne in due luoghi molto vicini. Pare infatti che a separare i luoghi dello schianto dei due aerei vi fosse solo un fiume locale, il fiume dei Margi di Caltagirone.
A raccontarci questa storia è Salvo Fagone (appassionato di storia militare e locale) che venuto a conoscenza dei fatti comincia da occuparsi del caso.
“Dopo la pubblicazione su un blog di una richiesta di aiuto da parte della famiglia di Allan Knepper – dice – cerco di avere più informazioni sulla vicenda e mi metto in contatto personalmente con Robert Richardson, portavoce della famiglia Knepper, che instancabilmente porta avanti da anni la ricerca del corpo del giovane tenente, e mi fornisce maggiori dettagli”.
“I documenti che attestano gli incidenti e le conseguenti cadute degli aerei militari – prosegue Fagone – vengono definiti MACR (Missing Air Crew Reports); quando un aereo cadeva il comandante della squadra era tenuto a stilare un report con tutti i dati ed i dettagli dell’accaduto, compresa Schermata 2016-01-10 alle 15.34.40una mappa”.
“Dai fascicoli in mio possesso – continua – si evince che Knepper e Bland non ebbero la stessa sorte; l’aereo di Knepper cadde al suolo ed il suo velivolo esplose, Bland invece riuscì a paracadutarsi ma non venne mai ritrovato. Probabilmente fu fatto prigioniero dai tedeschi, come attestano alcuni dossier americani”.
Finita la guerra, circa due anni dopo, il 23 giugno del 1947, una squadra militare americana si recò a Palagonia alla ricerca dei piloti scomparsi. Intervistarono l’allora sacerdote Giacomo Blanciforte, il comandante dei carabinieri, maresciallo Giuseppe Addamo, ed il comandante della polizia municipale Francesco Sessa, ma di aerei americani nessuno sapeva nulla.
Solo una testimonianza riferì della caduta di un aereo tedesco in territorio di Palagonia ma senza pilota a bordo. Anche le indagini svolte in quegli stessi giorni nel cimitero del centro Calatino diedero esito negativo.
“Leggendo tutte le informazioni che mi sono state mandate dagli USA – riprende Fagone – mi  pongo una domanda: come mai nessuno delle autorità aveva informazioni in merito? Analizzo più volte la cartina fatta di pugno dal Capitano che guidava la missione, e qualcosa non tornava. Così decido di passare a setaccio la zona. Forse avevo capito il motivo per cui nessuna autorità era a conoscenza dello schianto avvenuto in territorio palagonese. Il territorio dell’evento infatti, non faceva parte del Comune di Palagonia, bensì di quello di Mineo”.
“Cercando informazioni in zona – prosegue – e concentrandomi soprattutto sulle persone anziane, cominciai ad avere riscontri sui fatti avvenuti quel lontano 10 luglio 1943. Molti parlavano dell’accaduto ma erano troppo piccoli per ricordare il punto esatto dello schianto; altri avevano sentito parlare del fatto dai propri genitori ormai scomparsi. Comunque ero vicino alla soluzione del mistero”.
Fagone si reca così al comune di Mineo per sapere se avessero informazioni in merito o se al cimitero risultassero salme sconosciute o di soldati americani, ma non trova niente. Soltanto un militare tedesco risultava sepolto nel locale camposanto.
Le ricerche e le interviste durano settimane, finché un giorno, finalmente, Fagone si ritrova in un vecchia masseria sulla SS 417. I proprietari riferiscono che il padre anziano, morto qualche anno prima, raccontava loro di un aereo precipitato durante la guerra, in un caldo pomeriggio di luglio, dall’altra parte del fiSchermata 2016-01-10 alle 15.32.05ume che si trova proprio di fronte alla loro terra.
“Non potevo perdere tempo – continua Fagone – e immediatamente mi recai sul posto indicato. Qui trovai un anziano signore palagonese, Giuseppe Gulizia (nella foto con Salvo Fagone), un uomo che ha passato la sua esistenza nella terra coltivata da generazioni e generazioni dalla sua famiglia. Quest’uomo mi disse, senza alcuna
esitazione, che l’aereo, quel 10 luglio 1943, cadde proprio ad un passo dalla masseria dove lui insieme ad i suoi familiari ed al fratello Raimondo, che ha confermato in separata sede gli eventi, videro quell’aereo precipitare”.
“Il racconto del signor Gulizia – riprende Fagone  – era così dettagliato che non ebbi dubbi sulla sua veridicità. Confermò durante quel colloquio tutti i dati da me raccolti fino a quel momento. Si ricordava con precisione anche dell’orario, dato di cui non poteva essere in possesso in altro modo se non ricordandolo. Solo io, infatti, conoscevo i dettagli della vicenda perché mi erano stati forniti dai familiari di Knepper con i dati e i documenti ufficiali del tempo”.
Il signor Giuseppe raccontò a Fagone di quel torrido pomeriggio di un’estate siciliana e di quell’aero che cadde a meno di cento metri dalla loro masseria. Raccontò di quella esplosione, delle fiamme che avvolsero l’aereo, del padre che corse verso di esso, anche se nulla poteva fare per salvare quel giovane pilota che egli intravedeva all’interno del velivolo ormai avvolto dalle fiamme.
Quel che rimase del corpo venne sepolto sul posto. A distanza di tempo, sempre secondo il suo racconto, la carcassa dell’aereo venne smantellata, come era usanza del tempo, per riciclare i pezzi.
Schermata 2016-01-10 alle 15.34.05“Alla fine di questo interessantissimo racconto – dice ancora Fagone –  il signor Gulizia mi portò sul campo in cui riteneva fosse avvenuto l’incidente. Dopo un’attenta ispezione del territorio, da me condotta, affiorarono alcuni pezzi di alluminio avio (nella foto) chiaramente riconducibili all’aereo, insieme ad alcuni pezzi del motore. Tutti gli oggetti da me ritrovati sono stati fotografati, e le loro immagini sono state inviate, tramite il mio contatto in America, Robert Richardson, all’ufficio americano preposto all’analisi di questi tipi di oggetti appartenenti agli aerei scomparsi, le organizzazioni americane Defense POW e MIA Accounting Agency (DPAA), del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti, responsabili della localizzazione di soldati scomparsi in azioni militari del passato. Il DPAA ha trasmesso le fotografie al laboratorio di analisi aerea dell’ US Air Forces nella base Wright- Patterson Air Force. Dopo attenta analisi, è stato confermato da parte di questi organi statunitensi che alcuni di questi componenti appartengono proprio al motore Allison utilizzato sugli aerei Lockheed P-38 Lightning”.
Poiché l’aereo cadde al confine tra la proprietà del sig. Gulizia e quella di altre persone confinanti, i parenti di Knepper, entusiasti dei risultati ottenuti da Fagone, contattarono i fratelli Gulizia  e il proprietario del terreno confinante, ringraziandoli e chiedendo loro il permesso per poter approfondire le ricerche con strumenti specializzati, come metal detectors e georadar. Permesso, purtroppo, negato dal proprietario del terreno confinante che costudisce il segreto di quel caldo pomeriggio di luglio.
La Sicilia venne liberata in soli 39 giorni quando, il 17 agosto, le truppe Alleate entrarono a Messina dopo aver conquistato tutte le altre importanti città (Palermo il 22 luglio, Catania il 5 agosto) e costringendo i tedeschi alla fuga verso la Calabria.
Sessantanove anni dopo, i parenti del tenente scomparso, le sorelle di Allan Knepper e il sig. Robert Richardson, sperano ancora di riuscire a convincere il proprietario a dare loro accesso ai luoghi, garantendogli massima cura e attenzione, nella speranza mai sopita di ritrovare, se non il corpo del fratello scomparso, almeno qualche oggetto personale riconducibile a lui.

S.R.

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