di Agnese Maugeri

Il centro Zo Culture Contemporanee di Catania ha ospitato il secondo appuntamento di Leggo. Presente Indicativo, rassegna organizzata da Radio Lab il cui tema è: La letteratura è donna.

L’autrice, invitata a intervenire e a presentare la sua opera prima, è Luisa Brancaccio e il suo libro si intitola “Stanno tutti bene tranne me” edito da Einaudi (2013).

Il romanzo della Brancaccio è in realtà un insieme di racconti, personaggi e vite diverse che si sfiorano senza mai toccarsi del tutto, sono storie che apparentemente possono sembrare slegate, ma a tenerle unite è il dolore e il lungo percorso che ognuno compie per affrontarlo e superarlo.

L’incontro gestito da Giuseppe Lorenti, è stato strutturato come una lunga chiacchierata fra lui e l’autrice, intervallata, fin da subito, da alcune letture di brani del libro.

Il primo capitolo scelto dalla Brancaccio è proprio l’inizio, l’incipit del suo romanzo, un racconto che vede come protagonisti un fratello e una sorella, il primo con la passione di spiare con il binocolo i vicini di casa, la seconda una teenager annoiata dalla vita, i genitori, si capisce da una telefonata, sono in viaggio; il ragazzo quel giorno compie gli anni e la sorella come regalo gli dona una bustina di eroina da consumare insieme.

Tutto viene descritto senza molti fronzoli, le parole lette dalla scrittrice risuonano taglienti, nette, una descrizione essenziale la sua, non si perde in particolari fisici o psicologici, i suoi personaggi vengono fuori attraverso i loro comportamenti. I due giovani accennano a una tragedia un amico morto suicida ma il discorso rimane sospeso; un primo capitolo che può essere inteso come un racconto a sé ma dove si trovano tutti gli elementi che costellano il romanzo: la morte, il dolore e il nucleo familiare.

foto 4Dal colloquio tra l’autrice e il suo relatore si capisce che la protagonista principale del libro è Margherita, una donna di 40 anni con un marito e tre figli, una famiglia normale dove però la normalità non esiste. Margherita è sopraffatta dal dolore, un tormento il suo che viene concepito solo come noia dal marito medico, il quale tenta di risolvere le sofferenze della moglie intontendola di tranquillanti. La Brancaccio ci svela che non è la tranquillità della vita vuota borghese, a farla stare male, lei è disperata, accade un tragico evento all’interno del suo nucleo familiare e la donna inerme, raccoglie tutto il malessere intorno a se.

Sarà proprio Margherita a dire la frase che dà il titolo al libro “Stanno tutti bene tranne me” ma in effetti nessuno sta bene né lei né gli altri; grazie al suo ruolo nella trama scopriamo nuovi personaggi con storie diverse ma tutti disperati, uno di questi è lo psicologo al quale Margherita si rivolge il Dottor De Seta.

Il secondo brano che Luisa Brancaccio legge al pubblico in sala parla proprio di questo professore, un uomo di ottant’anni, l’unica figura maschile positiva, lui ha una grande forza di spirito ma vede inevitabilmente scorrere il tempo a sua disposizione e, rimane atterrito all’idea della morte.

È la morte, il vero filo rosso del libro, come bisogna elaborare un lutto; l’autrice ci racconta che per lei il decesso è sempre stato qualcosa d’innaturale, il superamento di questo trauma invece è un percorso naturale non bisogna fare nulla, si deve solo andare avanti, sarà poi una pulsione istintiva che ci farà risollevare.

Nelle pagine del libro si incontrano tanti cani e la natura viene particolarmente descritta, perché secondo la Brancaccio essa si contrappone all’innaturalità della morte, e soprattutto porta conforto. Nell’ultimo capitolo ci spiega l’autrice, si affronta il tragico decesso di un bambino, i genitori sconvolti decidono di andare in campagna per trovare un po’ di pace, la madre devastata dal lutto riesce a risanare la sua ferita attraverso la cura dell’orto, sarà quindi proprio la natura a guarirla, a lenire il suo dolore e a resettarlo.

Il romanzo è scandito sotto un tempo incostante, il lettore non si trova difronte a una storia circolare ma asimmetrica; l’autrice durante il colloquio ammette di pretendere molto dai suoi lettori, scrivere un romanzo è un’azione rivoluzionaria perché vuol dire alzare la voce, questo presuppone sempre un tacito accordo tra autore e lettore, in questo libro la Brancaccio cerca una partecipazione totale giocando sul piano emotivo e sull’effetto spiazzante.

Lo stile del racconto ha sempre appassionato l’autrice fin dal suo esordio con una novella “Seratina” scritto a quattro mani con Nicolò Ammaniti e pubblicato nella raccolta “Gioventù Cannibale” (Einaudi 1996).

“Stanno tutti bene tranne me” è un libro che parla e mostra le fragilità dell’animo umano in modo duro, Luisa Brancaccio con la sua scrittura densa traccia i contorni di personaggi vivi, empatici, fortemente veri con i quali e quasi impossibile non immedesimarsi, del resto nessuno è immune al dolore.

 Agnese Maugeri

Scrivi