di Katya Maugeri

Il coraggio di spezzare il silenzio di coloro che subiscono, giornalmente, abusi sessuali, violenze psicologiche, adesso è rappresentato da coloro che cercano di dare voce, attraverso testimonianze, ad atroci abusi che segnano, inevitabilmente la vita di tantissime donne e bambini.
Il 30-31 maggio 2014 nel corso della Conferenza sulla violenza di genere che si è svolta a Catania alla Link Campus University, una donna ha condiviso la propria esperienza, la storia di una violenza, cercando di trasmettere la forza necessaria per combattere questa triste realtà. Oggi,  si parla di violenza, di prevenzione,  ma non è stato sempre così.  La violenza era un tabù, subire violenza era considerata una vergogna, qualcosa dalla quale nascondersi,  persino da rimuovere dalla propria mente.

Lo racconta in maniera sublime, Dacia Maraini nel suo bellissimo romanzo “La lunga vita di Marianna  Ucrìa”.
Protagonista del romanzo è la Sicilia del ‘700 con i suoi abusi, privilegi, le sue pubbliche esecuzioni che, per molti, diventano momenti di festa, il raffinato affresco di una Sicilia dominata dal contrasto tra l’ostentazione della nobiltà e la miseria della povera gente accomunate dall’ignoranza.
Ambientato sullo sfondo di una terra orgogliosamente ancorata alla sua inettitudine, profumata di limoni, di pietanze succulente, di estati afose, brevi inverni, di proverbi musiche e tradizioni. f066c1853e2e51b079c374c151bfe9e4
La vicenda si sviluppa negli ambienti di una Palermo ancora piena di contraddizioni, in cui la protagonista, Marianna, non ricorda perché a un certo punto della sua vita le orecchie si sono rifiutate di ascoltare e la bocca di parlare. Marianna non può esprimersi, ma affila i suoi sensi. Odora, sente, cattura i pensieri degli altri, senza sottrarsi al suo destino di povera “femmina”, nata solo per saziare l’appetito sessuale dell’uomo, allevare figli, ubbidire, sottostare e invecchiare. Qual è il segreto che nasconde la famiglia alla piccola Marianna? Lei ricorda di aver parlato, ma il padre negherà dicendo che è sempre stata mutola, fin dalla nascita. Durante la lettura del romanzo, il lettore avrà l’impressione di diventare sordomuto a sua volta e comincerà ad apprezzare il mondo attraverso gli altri sensi. Ciò che Marianna, inconsciamente aveva sempre saputo: di non essere stata sempre mutola e che qualcosa era successo quando aveva sei anni, le viene svelato dal fratello.
Era stato il Signor marito zio – così verrà definito dalla protagonista – a violentarla quando era piccina e da allora lei non aveva più parlato. Poi negli anni, per pietà o per quell’amore che aveva provato per lei quand’era bambina, se l’era sposata. Come ha potuto un padre che conosceva la vicenda, tacere e addirittura dare la figlia in sposa al suo aguzzino? Scelta agghiacciante, oggi, ma in quel periodo, in Sicilia, erano altre le cose che contavano: mettere tutto a tacere e destinare Marianna o al convento oppure al primo buon partito che si presentava.  La Sicilia raccontata in questo libro riesce a soggiogare così profondamente da farti sentire l’odore della menta percependo « una leggera brezza salina che arriva a tratti dal mare».
La storia corre con le vite dei personaggi raccontate dagli occhi di Marianna che fuggirà dalla Sicilia alla ricerca della sua libertà, senza guardarsi indietro, senza troppe aspettative nel futuro. Il romanzo, oltre ad essere un bellissimo ritratto della società settecentesca, dei suoi  costumi, modi di fare, mentalità, parlata dialettale, offre una ricchissima gamma di colori e sapori locali.
Un romanzo dal linguaggio ricco e colorito, impreziosito da frasi in dialetto siculo che conduco il lettore all’interno di una realtà lontana ma veritiera, emerge la mentalità dell’epoca, un contesto sociale visto dagli occhi di una sordomuta capace di percepire i pensieri altrui. Si evince l’esaltazione degli altri sensi, ogni odore, sensazione è descritta con minuziosità a tal punto d rendere partecipe il lettore. La-lunga-vita-di-Marianna-Ucria-di-Dacia-Maraini_h_lista
Marianna, con i suoi problemi fisici, con la sua sottomissione e rassegnazione, è lontana dal modello di donna di oggi e allo stesso tempo è una figura attualissima perché come molte donne, lotta, nonostante gli usi e i costumi, per uscire dall’ignoranza – attraverso la letteratura e la scrittura – e dall’ipocrisia della gente, che soffocano il suo desiderio di amore e di felicità.
Il romanzo si conclude con un barlume di speranza: la voglia di riprendere il cammino sarà più forte, la protagonista lascia una scia da seguire, un messaggio forte, e terribilmente attuale: la volontà e il coraggio di cambiare la propria vita può salvarti da ogni “mutismo” emozionale.

“Il passato era una coda che aveva raggomitolato sotto le gonne e solo a momenti si faceva sentire.
Il futuro era una nebulosa dentro a cui si intravedevano delle luci da giostra.”

Katya Maugeri

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