In Cassazione il sostituto procuratore Iacoviello ha chiesto la prescrizione del maxi-processo Eternit e, di conseguenza, l’annullamento della condanna a 18 anni per l’unico imputato, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny. I familiari dei numerosi morti per mesotelioma pleurico, il tumore provocato dalle polveri d’amianto, ci sono rimasti maluccio anche perché, secondo le indagini del procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, i massimi vertici di Eternit sapevano almeno dagli anni ‘70  che l’amianto provocava malattie letali  ma, secondo l’accusa, avrebbero scelto di proseguire comunque le lavorazioni nocive.

Io ero sicuro che il processo sarebbe stato lunghissimo, ero pronto a scommetterci. Lo avevo capito da quando invece di “Processo dei morti per amianto” avevano cominciato a chiamarlo “Processo Eternit”. Dimenticavo: fra tutti quelli capaci di pronunciare il nome del fortunato magnate senza sputacchiare sarà estratta una copia del libro “Farla franca: la legge è uguale per tutti?” di Gherardo Colombo e Franco Marzoli, Ed. Longanesi.

eternitCarlo Barbieri

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