Quanto accade in queste settimane nell’Università di Catania va compreso come differenza. Una discontinuità tra la precedente amministrazione e l’attuale che non è politica o programmatica o gestionale ma va alle ragioni fondanti di una comunità in generale e di una comunità scientifica come la nostra in particolare. Una riflessione di Teresa Sardella – che insegna Storia del cristianesimo antico nel Dipartimento di Scienze Umanistiche – spiega con efficacia in che cosa tale differenza consista:

«Mi sembra che qualcuno abbia la memoria corta, qualcuno, per disperazione o confusione, chissà, vuole dimenticare e far finta di nulla, qualcuno non sa, così come sotto la precedente amministrazione qualcuno faceva finta di non sapere e non vedere, e qualcuno voltava le spalle (letteralmente) e così non vedeva e non sapeva.
 Qui non si tratta di ridurre il confronto al giudizio negativo o positivo sulla precedente amministrazione. Qui non si tratta di schierarsi tra due sistemi di governo che, per quanto diversi, avrebbero potuto confrontarsi sul piano di una sia pur dura dialettica politica. Qui si tratta di due mondi diversi.
Per chi non ricorda e per chi non sa: la precedente amministrazione, per limitarmi a un solo esempio, vedeva l’allora rettore impegnato direttamente nell’agone politico come presidente regionale di un partito, l’UDC, il che comportava vertici, pubblici e pubblicizzati, con l’allora onorevole Cuffaro e altri esponenti politici. Ciò determinava che, spesso, in quel clima di anomalia istituzionale, in organi che avrebbero dovuto (e devono) essere luoghi di confronto civile, un intervento o un voto non allineati in Consiglio di Facoltà, o una richiesta di voto palese, ‘meritavano’ intimidazioni perpetrate apertamente e senza pudore, con un turpiloquio degno di altri protagonisti in altri contesti sociali. Altre volte venivano avviati procedimenti disciplinari inspiegabili, a dir poco (e qualcuno ne porta memoria personale e lucida). Questa era la nostra ‘normalità’.
Quale differenza con la ‘normalità’ di questa amministrazione! La normalità di oggi è la normalità di un vissuto civile e democratico, di confronti sereni, di fattiva collaborazione. Ed è l’ossigeno di cui tutti avevamo (e abbiamo) bisogno. È una scelta di libertà di pensiero, di civiltà e di dignità professionale e umana».

Anch’io insegno al Disum e confermo la testimonianza della collega. Quei tempi sono passati e non torneranno, non devono tornare. Credo sia questo l’elemento più significativo dei risultati del turno elettorale che l’Ateneo ha vissuto giovedì 11 dicembre. Si è votato per il parziale rinnovo della composizione del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione dell’ERSU. L’esito è stato analizzato dal CUDA (Coordinamento unico di docenti, personale t.a., studenti, strutturati e precari di UNICT per un’università pubblica libera, aperta, democratica) in un documento che si può leggere per intero qui e nel quale si afferma, tra l’altro, che l’esito provvisorio del contenzioso che ha coinvolto la carica di Direttore generale dell’Ateneo aveva «rivitalizzato» alcuni componenti del Consiglio di Amministrazione, dando inizio a

«un copione già sperimentato: ex rettori, ex direttori, ex giannizzeri dei passati governo e sottogoverno… affaccendati a blandire gli incerti, “esortare” i recalcitranti, minacciare i nemici. Tutto ciò in vista e nella speranza, è ragionevole supporre, di un grande “ribaltone” al vertice dell’ateneo da preparare passo dopo passo. Figuratevi che erano persino riusciti a persuadere una malcapitata deputata di Arcore, della cui conoscenza delle vicende catanesi abbiamo seri motivi di dubitare, a presentare un’interrogazione parlamentare a favore del de-integrato reintegrato. Ad Arcore, lo sappiamo bene, magari non conoscono Catania ma la legalità, caspita!!!!, lo sanno bene loro cos’è e da chi è meglio incarnata.
Poi cos’è successo? L’orologio era caricato, la bomba doveva esplodere, tutto era pronto e apparecchiato, anche lo champagne era in fresco, ma – eccheddiamine! – la stragrande maggioranza degli elettori dell’Ateneo ha rifiutato questo scenario da resa dei conti e ha votato a valanga persone libere, estranee a qualunque circo e circuito di lusinghe. Pensate!!!, persone che vorrebbero adempiere il loro mandato rappresentativo in nome degli interessi generali e non in vista di prebende, privilegi, emolumenti o carriere.
[…]
Contemporaneamente, le elezioni suppletive al Senato Accademico hanno rinforzato nettamente la maggioranza dell’attuale amministrazione, rendendo evanescenti se non chimeriche le aspirazioni future di sfiducie e ribaltoni. Perché è la volontà democratica, anche in piccole ma nevralgiche comunità come quella di un ateneo, a decidere e progettare il futuro, in funzione della crescita e del miglioramento del servizio dell’alta formazione.
E le sentenze – che in tale quadro, francamente, interessano fino a un certo punto – non possono né potranno modificare la fisiologica dinamica della vita di un’istituzione. 
La vita dell’ateneo continua, dunque, in un clima di serenità, di dialogo e di comune impegno, da rafforzare e accelerare, per sostenere sfide gravose e complesse, oltre che per recuperare il tempo perduto. Nel frattempo, il DG farà il suo mestiere come meglio e fin quando potrà. La nostra riconoscenza e attenzione, vogliamo rassicurarlo, non gli verranno mai meno».

Credo che alcune parole di Michel Foucault ben descrivano le difficoltà che l’Università di Catania sta vivendo nella sua volontà di voltare pagina: «Mostrando pubblicamente il potere come abietto, infame, ubuesco o semplicemente ridicolo, non se ne limitano gli effetti. Né viene detronizzato, con un atto magico, colui al quale si dà la corona. Si tratta, al contrario, di manifestare in modo evidente l’insormontabilità e l’inevitabilità del potere, che può per l’appunto funzionare in tutto il suo rigore, e al limite estremo della sua razionalità violenta, anche allorquando è nelle mani di qualcuno veramente squalificato» (Gli anormali. Corso al Collège de France, 1974-1975, Feltrinelli 2004, p. 23).

Io confido che da questa fase tormentata usciremo tutti rafforzati nelle ragioni culturali e relazionali del nostro essere Università. Anche per questo non bisogna dimenticare. Lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri studenti, ai cittadini. E soprattutto non bisogna né rassegnarsi né aver paura. Neppure dei fantasmi, o zombi che dir si voglia.

A proposito dell'autore

Sono professore associato di Filosofia teoretica nel «Dipartimento di Scienze Umanistiche» dell'Università di Catania. In questo Dipartimento insegno Filosofia della mente e Sociologia della cultura. Sono collaboratore, redattore e membro del Comitato scientifico di numerose riviste. Ho pubblicato i volumi: L'antropologia di Nietzsche (Morano, 1995), Contro il Sessantotto (Guida, 1998; Nuova edizione rivista e accresciuta con il titolo Contro il Sessantotto. Saggio di antropologia, Villaggio Maori Edizioni, 2012), Antropologia e Filosofia (Guida, 2000), Cyborgsofia. Introduzione alla filosofia del computer (Il Pozzo di Giacobbe, 2004), Nomadismo e benedizione. Ciò che bisogna sapere prima di leggere Nietzsche (Di Girolamo Editore, 2006), Dispositivi semantici. Introduzione fenomenologica alla filosofia della mente (Villaggio Maori Edizioni, 2008), La mente temporale. Corpo Mondo Artificio (Carocci, 2009), Temporalità e Differenza (Olschki, 2013). Ho pubblicato due raccolte poetiche: Inni alla luce (Petite Plaisance, 2006), Un barlume di fasto (ScritturImmagine, 2013).

Post correlati

Scrivi