A distanza di un anno dalla morte Sicilia Journal ricorda il mitico Gianni D’Agata.

I saluti erano convenevoli da superare di slancio. Gianni andava subito al sodo, con la generosità e la simpatia, due caratteristiche che lo hanno sempre contraddistinto: “Tu pigghiasti u cafè?”. Non era una domanda retorica, ma qualcosa di affettuosamente perentorio. Inutile tentare di evitare il rito del caffè o, addirittura, tentare di pagare. Impossibile.
Generoso nella vita, innamorato del proprio lavoro come pochi, Gianni D’Agata aveva il cuore a forma di macchina fotografica che, dopo la famiglia, era la sua ragione di vita. Ha raccontato la storia di questa città per oltre cinquanta anni. La storia dei grandi eventi e della quotidianità: dal Papa e dal presidente della Repubblica alla vittima dello scippo. Con il sole e sotto il nubifragio, all’alba e a notte fonda, come si usava lavorare una volta, ai tempi di un giornalismo artigianale, non ipertecnologico, delle foto in bianco e nero e dei valori sinceri, di amicizie nate sul lavoro, ma che continuavano ben oltre.
Con la scomparsa di un fotoreporter e di un uomo come Gianni D’Agata il giornalismo catanese perde un’altra tessera di quel mosaico che racchiude un’epoca irripetibile e sempre più lontana.

 

Daniele Lo Porto

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi