Apprendo dalla trasmissione culturale Marco Polo (“L’Italia dall’alto”, canale 223, 16 marzo) che Palermo fu chiamata Panoramus (con la “a” dopo la “r”, non è un refuso) dai Romani, ma anche che i Palermitani “odiavano i normanni di Francia che venivano chiamati tartaglioni per la loro incapacità di pronunciare le parole”. Se non lo affermasse un programma così autorevole avrei detto che qualcuno ha fatto una marmellata di Normanni e Angioini, pensate un po’. Apprendo anche che nelle saline di Trapani “le pompe elettriche tolgono l’acqua così rimane il sale” (ci devo provare anch’io, che ci vuole? Levo l’acqua… facilissimo) e che il vulcano dell’isola di Vulcano di tanto in tanto erutta lava anche ai nostri giorni (avrei giurato che quello era  lo Stromboli). Purtroppo non saprò mai invece qual è la fortezza araba “costruita con i tronchi” perché mentre la voce annuncia “questa fortezza araba…” eccetera le immagini mostrano solo una lunga spiaggia, non c’è altro. In compenso però ora so che l’aria della Sicilia è tutta quanta profumata di agrumi per l’intero anno mentre a me sembrava che lo fosse solo in tempo di zagara e in prossimità degli agrumeti. Sensazionale infine, un vero scoop, la notizia che il castello Ursino di Catania, svevo, è del diciassettesimo secolo.

Ma la cosa più importante che ho imparato è che c’è gente pagata per raccontare minkiate.
Marco Polo, quello vero buon’anima, si rivolta nella tomba e minaccia querela.
Carlo Bimgseltarbieri

A proposito dell'autore

Carlo Barbieri è nato nel 1946 a Palermo. Si autodefinisce un chimico arrugginito e un marketer pentito prestato alla letteratura. Nella sua “prima vita” è stato manager in una multinazionale chimica americana ed è visssuto a Palermo, Catania, Teheran, Il Cairo. Adesso scrive racconti e gialli e risiede a Roma; Carlo Barbieri è titolare di rubriche su “Sicilia Journal” e “Malgradotutto”, e collabora con Ultima Voce e Fatti Italiani

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