TERMINI IMERESE – Organizzato da SiciliAntica si terrà domenica 4 maggio, alle ore 17,30, in via Giacinto Lo Faso a Termini Imerese, la presentazione del libro “La Madonna di Tindari e le vergini nere medievali” di Giuseppe Fazio. Previsti gli interventi di Alfonso Lo Cascio, della Presidenza Regionale SiciliAntica e dello Storico Rosario Termotto. Sarà presente l’autore. L’iniziativa si svolge nell’ambito dell’Infiorata Termitana promossa e organizzata dal comitato di quartiere Madonna delle Grazie e dall’Associazione musicale culturale “Città di Termini Imerese”

Per informazioni: SiciliAntica, Via Ospedale Civico, 32 – Termini Imerese Tel. 091 8112571 – 346 8241076 E-mail:terminiimerese@siciliantica.it.

FOTO LA MADONNA DI TINDARIIl libro “La Madonna di Tindari e le vergini nere medievali” di Giuseppe Fazio, edito per i tipi della prestigiosa Casa Editrice “L’Erma” di Bretchneider, è un saggio di notevole spessore scientifico Il simulacro ligneo venerato nel noto santuario mariano è forse la più antica e pregevole scultura del periodo medievale conservatasi in Sicilia: occultata per secoli dal caratteristico, triangolare manto ricamato e visibile solo nelle parti nude interessate da una scura stesura cromatica, l’opera non era mai stata fatta oggetto di analisi critiche, così che da molti era stata genericamente considerata di età bizantina e di incerta eprovenienza. A seguito dei restauri avvenuti tra il 1995 e il ’96 che hanno riguardato innanzitutto l’asportazione di uno strato di stucco che ne aveva travisato e sostanzialmente semplificato le forme, l’opera si è mostrata nella sua configurazione originale, rivelando particolari e cromie che inducono a una nuova e totale riconsiderazione. Il manufatto, che raffigura la Sedes Sapientiae, una tipologia delle tipiche “Madonne in maestà”, rientra in quel filone di statue prodotte tra il XII e il XIII secolo nell’area continentale compresa tra la Francia centromeridionale e la Catalogna; l’autore ne coglie la sostanziale similitudine con la Madonna di Montserrat e opera un significativo raffronto con analoghe opere prodotte in ambito catalano. Fazio si inoltra nello studio delle Vergini Nere, caratterizzate cioè dal colore degli incarnati che va dall’ambrato al nero, riconducendo tale fenomeno ad una tradizione che trovò al tempo favore presso gli ordini monastici cluniacense e benedettino, e che si può osservare anche in Italia malgrado la dispersione di numerosi esemplari. Attraverso la consultazione di numerosi documenti e testi antichi, in primo luogo di alcuni sermoni come quello di Bernardo di Chiaravalle sul Cantico dei Cantici e dell’abate Filippo di Harveng, si rinviene il probabile fondamento teologico e iconologico di tale diffusione, e cioè nel titolo rivolto a Maria in quel Libro (1,4): Nigra sum sed formosa, filiae Jerusalem, scritta che peraltro accompagna l’immagine della Madonna tindaritana. Chiaramente e convincentemente condotti la lettura del manufatto, l’analisi stilistica e lo studio dei testi, il volume è accompagnato da un ricco corredo di immagini, tra cui risultano assai interessanti quelle sul restauro e quelle – utilissime – che presentano altre statue aventi simile matrice iconografica. In definitiva, questo saggio colma un vuoto di studi sulla scultura lignea siciliana di eprovenienza tà medievale, e restituisce al patrimonio d’arte e cultura un’opera di straordinario interesse.

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