Katya Maugeri

Notizie mordi e fuggi, pensieri astratti e spesso privi di pathos, il web a volte rappresenta un contenitore nel quale ritrovare tanta roba e poca sostanza, ma fortunatamente è anche frequentato da chi decide di impegnarsi attivamente in un progetto, divulgando quello che in molti tendono a dimenticare: la memoria di coloro che hanno lottato per un ideale fino a sacrificare la vita stessa. Parliamo di vittime di mafia, e non solo quelle “eccellenti”, ma di quelle persone che hanno creduto fortemente di poter cambiare ed estirpare questo male sociale per garantire un presente e un futuro migliore, lontano dai ricatti, dall’omertà e dalla paura. Nasce così nel 2009 un gruppo sul social più frequentato, Facebook, Una casa della memoria per le vittime della mafia dal quale successivamente è stato creato il blog Vittime di mafia e una attiva e frequentata pagina Casamemoria vittimemafia, l’ideatore del progetto è Aldo Penna che insieme a Rosanna Damiani cura attivamente uno spazio dedicato alla memoria, un luogo dove archiviare le informazioni difficili da reperire, quelle notizie, quei dettagli estrapolati da altri dati – ritenuti più importanti -. Animato dal desiderio di conoscere le storie spesso raccontate a bassa voce, il blog, diventa un prezioso luogo da visitare per rendere vivo il ricordo e dare sostanza alla memoria.

mafia1“Dobbiamo trasformare la memoria in impegno, denuncia, testimonianza, cambiamento”, ama ricordare Don Ciotti. Quanta gente, oggi, continua a denunciare l’omertà? Quanto prevale la parola sul silenzio?

«Il silenzio che per lunghissimi anni ha circondato i fatti di mafia si è spezzato, non solo sul fronte dei collaboratori di giustizia oramai divenuti moltissimi, ma su quello molto più importante del mondo della produzione da sempre sotto il tallone mafioso. Nell’ultimo ventennio del secolo scorso, gli anni dell’apogeo della potenza economica e militare dell’aggregato mafioso parlare di estorsioni o pizzo era un tabù. L’imprenditore subiva senza neanche parlarne in famiglia o confidarlo a un amico. Poi l’azione congiunta della magistratura e delle forze dell’ordine con l’arresto dei grandi capi, della politica con la confisca dei patrimoni e la crescita delle collaborazioni ha iniziato a sgretolare l’aurea di invincibilità della mafia.
Da quando i ragazzi di Addiopizzo hanno affisso sui muri della città il famoso pizzino con la scritta “un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità” c’è stato un fortissimo risveglio delle coscienze e un coraggio finalmente ritrovato. Oggi centinai di imprenditori denunciano l’estorsione, aderiscono alle associazioni antiracket, spingono tanti loro colleghi a farlo. Brancaccio il luogo dove Padre Puglisi sfidò i mafiosi ricordando ai suoi fedeli che non dovevano aver paura è attraversato da cortei antimafia e le scuole sono impegnate in decine di progetti per la legalità. La parola sta prevalendo sul silenzio e il processo è divenuto inarrestabile».

12654427_10208308262205769_3653536823371628098_nSolitamente durante il rituale delle commemorazioni si rischia di ricordare solo le vittime “eccellenti”, trascurando così coloro che da sempre rimangono nell’ombra del ricordo.
Si dovrebbe attuare un metodo educativo al fine di rendere attiva e non selettiva la memoria di ognuno di noi per evitare la classificazioni tra “eroi di serie a” e “eroi di serie B”? 

«Basterebbe far divenire pubblica la memoria dei tanti morti dei decenni scorsi. Uomini e donne comuni, ma anche uomini e donne dello Stato divenuti eroi, spesso loro malgrado. Sono storie di resistenza, coraggio, sfida, un enorme patrimonio civile che conosciuto darebbe coraggio a tanti altri. Il nostro blog è nato proprio per questo. Un sito che ogni giorno ricorda i caduti, la barbarie, la ferocia ma anche l’immenso senso del dovere. Dentro quei ricordi, quasi in filigrana, si può scorrere la storia della mafia e della lotta alla mafia. Questo patrimonio di conoscenze puà essere assimilato alla resistenza al nazifascismo. Una resistenza che dura da oltre un secolo ma che può ascrivere a se stessa un cammino lento ma inesorabile verso la liberazione. Una memoria attiva ricorda tutti anche quando ne celebra solo uno. Una memoria viva aiuta a riconoscere e fermare i segni del male».

La mafia di oggi, è una mafia “moderna”, che ha abbandonato i kalashikov per calarsi perfettamente all’interno del sistema economico e sociale che la circonda. Con quali strumenti bisognerebbe sradicarla?

«La mafia ha abbandonato le armi per opportunità non per convinzione, ed è diventata molto più abile nel trasformare e occultare il denaro. Vi sono province siciliane che hanno depositi bancari di tante volte superiori alla media nazionale o alle aree più ricche del paese, segno senza equivoci di una contaminazione in atto tra l’economia legale e illegale. Scalate finanziarie di importanti società nazionali e internazionali sono state finanziate anche con quei fondi. Oggi la lotta alla mafia deve andare oltre la repressione per passare alla rivoluzione delle coscienze. I bagliori accesi dalla denuncia individuale e collettiva, dal rifiuto di sottostare ai ricatti devono diventare patrimonio diffuso. Se riusciremo a far passare tra i giovani, anche quelli delle famiglie storicamente mafiose, che un’altra vita è possibile, che non bisogna percorrere le orme dei propri genitori, avremo iniziato a prosciugare il terreno di coltura del fenomeno mafioso, un fenomeno per dirla con le parole di Giovanni Falcone che ha avuto un inizio e come le cose umane conoscerà una fine».

Concludiamo con un pensiero di Aldo Penna, affinché possa sollecitare le coscienze di ognuno di noi, “Diamo voce al silenzio. Impediamo l’oblio della dimenticanza”.


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