Anche se continua a negare, il sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe Castiglione, nella vicenda del Cara di Mineo c’è dentro fino al collo. Ferma restando, come abbiamo scritto in altre occasioni, la presunzione di innocenza, l’uomo del ministro dell’Interno Angelino Alfano in Sicilia Orientale, risulta tra i sei indagati per turbativa d’asta. La procura di Catania, come i nostri lettori sanno bene, gli contesta l’appalto per la gestione del Cara di Mineo e, più in generale, la gestione dell’accoglienza delle decine di migliaia di immigratii che invadono le nostre coste.
La notizia, nell’aria ormai da diverse settimane, ha trovato riscontro nel decreto di perquisizione eseguito giovedì dai carabinieri del Ros negli uffici della Provincia regionale di Catania,  del comune di Mineo e negli uffici del Cara, compresa l’acquisizione di tutti gli apparecchi informatici e i supporti digitali. Nelle sette pagine del decreto emesso dal procurServizio Mineo_Cara3atore Giovanni Salvi e dai sostituti Raffaella Agata Vinciguerra e Marco Bisogni, che vale anche come informazione di garanzia, ci sono i nomi dei sei indagati: insieme a Giuseppe Castiglione, deputato nazionale e coordinatore del Ncd in Sicilia, “nella qualità di soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo”, ci sono Giovanni Ferrera  “direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza”, Paolo Ragusa “presidente della Cooperativa Sol.Calatino”, e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra e Luca Odevaine “nella qualità di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni”.Nel decreto, la procura di Catania ipotizza che i sei indagati “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara di  Mineo del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014”. Ora registriamo, come è giusto che sia, il massimo riserbo sull’inchiesta da parte degli inquirenti nonostante il risalto che la notizia ha avuto sui media in questi giorni.
Quello che è accaduto, comunque, era nell’aria e qualcuno aveva visto giusto denunciando con largo anticipo quello che poi sarebbe finito nelle carte dell’inchiesta “Mondo di mezzo”.
Portiamo l’orologio indietro di qualche mese. Il 4 marzo 2015 un gruppo di consiglieri comunali del Calatino, Pietro Catania di Mineo, Lorena Grazia Mileti di Castel di Iudica, Giuseppe  Lanzafame e Fabio Cusumano di Ramacca e  Vito Amore di Vizzini  ebbero un incontro con il Prefetto della Provincia di Catania.
Tra le proposte avanzate in quel cordiale incontro vi erano: il commissariamento del Consorzio Calatino Terra di Accoglienza, la sospensione della gara di appalto presso il Cara di Mineo e l’inopportuno rapporto che intercorreva tra il Presidente del Consorzio “Calatino Terra di Accoglienza”, nonché Sindaco di Mineo Anna Aloisi e Paolo Ragusa Presidente del Consorzio Sol Calatino che eroga una parte dei servizi nel centro CARA di Mineo.Servizio Mineo_Cara 1
“Avevamo previsto tutto ed abbiamo denunciato le nostre perplessità sul mega business del Cara di Mineo e oggi la seconda parte dell’inchiesta “Mondo di mezzo” –  dice Pietro Catania Consigliere comunale di Mineo del Gruppo Consiliare Misto appartenete alla Lista Musumeci – ha dato conferma alla nostra tesi”.
“Ricordo bene l’incontro del 4 marzo con il Prefetto – prosegue Catania –  in quella sede avevamo chiesto di commissariare il consorzio “Calatino Terra di Accoglienza”, il Prefetto ci rispose che non vi erano le condizioni. All’indomani dell’incontro, Il presidente dell’Anac Raffaele Cantone dichiarò che la gara di appalto del 2014 presso il Cara di Mineo era stata valutata e dichiarata illegittima”.
“Il sindaco Aloisi – rincara il consigliere – la smetta di fare la vittima, in due anni di amministrazione tra interrogazioni e punti all’ordine del giorno in consiglio comunale riguardo le ambiguità del centro Cara di Mineo non ci ha  minimamente ascoltato: si dimetta se ha un minimo di dignità e di rispetto verso i nostri concittadini”.
“La politica e le istituzioni – conclude Catania – avevano il dovere di arrivare prima delle indagini della magistratura. Tutti erano a conoscenza sul quanto accadeva al Cara di Mineo, nessuno, da parte del governo nazionale, ha avuto il coraggio di intervenire per evitare quello che è successo con l’inchiesta “Mondo di Mezzo”. “ Ora attendiamo fiduciosi il lavoro dei magistrati sicuri che al più presto faranno chiarezza sulle responsabilità penali dei soggetti sottoposti ad indagine.
Dura anche la posizione di Alba Siciliana. “Mentre la magistratura procede con i suoi tempi e modi – si legge in un comunicato – l’ultima retata con perquisizioni e arresti evidenzia ancora una volta uno stato di cose inaccettabile sul piano politico”.
“In Consiglio comunale l’opposizione, che è maggioranza nei numeri, dia prova di una chiara volontà di pulizia – conclude Alba Siciliana – porti al voto in seduta straordinaria l’immediata uscita del Comune di Mineo dal Consorzio che ha la gestione del Cara. Siamo già in ritardo, visto l’annuncio dei sindaci di San Michele di Ganzaria e di Ramacca e c’è l’aggravante che il sindaco di Mineo è il presidente di tale Consorzio, dal quale è stato tratto agli arresti alcuni mesi fa il consulente Odevaine ben noto alle cronache”.
Resta, invece, senza risposta l’ interrogazione al ministro dell’interno presentata dall’on. Angelo Attaguile il 5 dicembre 2014 dopo la prima tornSchermata 2015-06-06 alle 17.48.46ata di “Mafia capitale” che portò all’arresto di Luca Odevaine, componente della Commissione aggiudicatrice, esperto del settore, nominato dall’allora Presidente della Provincia di Catania ed attuale sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe Castiglione e confermato dal sindaco di Mineo, riferimenti politici in Sicilia dello stesso Ministro Alfano.
Nell’interrogazione, Attaguile “chiede di sapere: quali iniziative il ministro interrogato intenda porre in essere per far luce sulle modalità di gestione del Cara di Mineo  visto il coinvolgimento di Luca Odevaine  nell’inchiesta che ha portato alla luce un intreccio di interessi tra mafie, politica e affari; quali iniziative urgenti il ministro abbia intenzione di porre in essere al fine di verificare la regolarità delle modalità di assegnazione della gara per i servizi al Cara di Mineo; se risulti corrispondente al vero la notizia della realizzazione di un nuovo Cara a Vizzini presso la non bonificata area militare citata; se risulti corrispondente al vero la notizia di corsi di formazione riservati ai migranti ospitati dai Centri di accoglienza del Calatino”.
Il resto è cronaca di questi giorni con il dubbio, che si insinua, del conflitto di interessi del ministro dell’Interno Angelino Alfano al quale toccherà il compito di decidere sul futuro del Cara. Fino a questo momento é rimasto silente, quasi a volere ignorare le “gravi irregolarità” segnalate da Raffaele Cantone sugli appalti che portano dritto a Castiglione.

S.R.

Scrivi