Roma, degna capitale: se l’Italia è uno dei Paesi più corrotti al mondo, la capitale ne è una fedele ed emblematica rappresentazione. Amministratori e politici di tutte le parti politiche erano (erano?) al soldo di delinquenti e speculatori.

Giusto attendere il completo sviluppo delle indagini e dell’iter giuridico per definire tutte le responsabilità; ma intanto, anche mettendo da parte la troppo facile indignazione morale, alcune riflessioni possono essere avanzate con sufficiente fondamento. A cominciare dal collegamento con la serie infinita di altri consimili episodi nella cronaca “politica” italiana.

  1. Le recenti contorsioni mentali per interpretare, spesso in maniera del tutto strumentale, l’astensionismo nelle elezioni regionali emiliane e calabresi hanno ricevuto una disarmante risposta. Altro che protesta verso quello o verso quell’altro; è la rottura epocale del patto tacito di scambio su cui si è retta la vita politica italiana sin dal dopoguerra: io ti voto, tu governi e ne approfitti, ti alimenti con le tasse ma mi lasci evaderle e mi lasci in pace. Volgarmente: mangia e fai mangiare. Ma il saccheggio sistematico non lascia scampo, e la crisi economica ha fatto il resto. Il patto non regge più, quindi non ti voto. C’è un patto tra burocrati e politici, gli uni reggono la sporta agli altri, gli altri consentono lauti guadagni agli uni, e i cittadini elettori capiscono di essere soltanto comparse. Tutte le prossime elezioni saranno vinte non da chi raccoglie più consenso, ma da chi organizza più truppe.
  2. La corruzione politico-amministrativa è ormai un fatto strutturale, non casuale né rapsodico, bensì endemico e consustanziale; diverso dalla “normale” appropriazione per interesse privato: già Eva s’era appropriata di una mela che non le apparteneva (e l’abbiamo pagata cara!); già Cicerone aveva in proposito di che dolersi e denunciare; e poi, giù giù fino ad anni recenti, la tentazione ha sempre trovato scarse resistenze nell’animo indulgente verso se stesso di chi gestisce un potere. Adesso si tratta invece di un vero e proprio diritto di bottino, di una condivisa propensione al saccheggio, di un assalto a tutte le diligenze che passano. Nonostante le leggi. Nonostante i controlli e i controllori. E dunque, la si smetta con le periodiche giaculatorie su nuove e più severe leggi, con le autosospensioni da commedia degli equivoci, con i commissariamenti da operetta con annesso valzer delle poltrone. Una sola strada si può percorrere: limitare drasticamente il potere; amministrare i soldi pubblici con assoluta trasparenza di atti e procedure; diminuire la burocrazia e aumentare il controllo pubblico. Tutto il resto … è noia.
  3. Pare, secondo alcune intercettazioni, che l’allegra compagnia dei compari romani ammettesse che “si fanno più soldi con i centri di accoglienza che con il traffico di droga”. Ci volevano le intercettazioni per far capire alle anime belle e alle pie intelligenze che l’immigrazione clandestina non è un faccenda che si può trattare a colpi di buonismo e di “interculturalità”; e che invece si tratta di un affare da milioni gestito in prevalenza da criminali senza scrupoli a danno dei più poveri e dei più deboli di tutti i colori e di tutte le “razze”. Insistere sulla strada insensata della presunta “accoglienza” indiscriminata finisce, nei fatti, nel configurare una sorta di involontario “concorso esterno” con gli sporchi traffici della razza dei farabutti. Con il bel risultato, oltre tutto, di produrre nel tessuto sociale lacerazioni che danno spazio alla manovre politicanti dei veri razzisti; ai quali non serve necessariamente il consenso esplicito: a loro bastano le indifferenze rassegnate, le geremiadi di facciata, le oscillazioni incerte che nascono dall’ostinata negazione del buon senso da parte di chi antepone i fantasmi dell’ideologia alla osservazione realistica. Regalare il buon senso alla destra è sempre stata una delle premesse per l’affermazione dei fascismi.

A proposito dell'autore

Dirigente scolastico

Nato a Catania il 17-8 1948, ha terminato gli studi classici presso il liceo “Cutelli” e umanistici presso la facoltà di filosofia. Docente di Storia e Filosofia nei licei di Paternò, Siracusa, Lentini dal 1974. Nel 1983  promotore e organizzatore, in collaborazione con Comune di Lentini, Società Filosofica Italiana e Università di Catania del Convegno internazionale su “Gorgia e la Sofistica”. Nel 2004 e nel 2005 Coordinatore didattico master di 2° livello università “Kore” di Enna; è stato Supervisore SISSIS a contratto presso università di Catania e assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Lentini. Dal 2009 Dirigente scolastico prima a Cremona e ora Paternò.

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